Il piano lacrime e sangue da 10 miliardi di risparmi nel biennio 2024 – 2025 è stato a quanto pare solo l’inizio: Volkswagen, nel pieno di una crisi inedita che lo scorso anno ha portato la Casa automobilistica tedesca a chiudere per la prima volta, in 88 anni di vita, un hub in Germania, mentre all’inizio di quest’anno l’ha spinta a un riassetto dell’organigramma apicale, ora estenderà la medesima esigenza agli altri marchi che fanno parte del Gruppo, stante le difficoltà finanziarie riscontrate nei 12 mesi passati.
I TAGLI FATTI FIN QUI DAL GRUPPO VOLKSWAGEN SONO SOLO L’INIZIO
In altri termini, ora la mannaia si abbatterà pure su Audi (che esattamente un anno fa è stata tra le prime chiamate a dare il proprio contributo alla causa perdendo l’impianto per auto elettriche a Bruxelles) Cupra, Seat e Skoda. Com’è noto fa storia a sé Porsche, che comunque sta vivendo un periodo altrettanto difficile che con ogni probabilità porterà il management al varo di soluzioni emergenziali ugualmente drastiche.
Tornando a Volkswagen, a fine 2025 Wolfsburg aveva comunicato di aver già raccolto oltre 25 mila adesioni ai licenziamenti volontari: entro il 2030 il Gruppo dovrà necessariamente aver tagliato 35mila posti di lavoro, riducendo così gli occupati nei siti tedeschi da 130mila a meno di 100mila unità.
Ma il peggioramento delle condizioni di mercato potrebbe spingere a riattualizzare il piano emergenziale. A rivelare l’estensione dei tagli al resto del management il Ceo Oliver Blume e il Cfo Arno Antlitz secondo quanto riportato dalla rivista Manager Magazin: “Volkswagen – si legge – ha appena trovato miracolosamente 6 miliardi di euro, e ora l’amministratore delegato Oliver Blume e il direttore finanziario Arno Antlitz stanno intensificando i loro sforzi puntando a ridurre i costi del 20% entro la fine del 2028. Potrebbero essere prese in considerazione anche le chiusure di stabilimenti”.
NUOVI STABILIMENTI A RISCHIO CHIUSURA?
Notizie che rischiano di far detonare la precaria “pace di Natale”, come era stata soprannominata dai media tedeschi la tregua sul finire del 2024 tra i sindacati dell’automotive e la dirigenza nell’incontro dicembrino che aveva visto Wolfsburg incassare l’ok dei rappresentanti dei lavoratori alle misure emergenziali per rimettere in sesto i bilanci del Gruppo. La tregua di Natale, infatti, si fondava espressamente sulla promessa che non sarebbero stati chiusi altri impianti. Promessa che pare più traballante che mani a inizio 2026.
Secondo la rivista, Blume e Antlitz avrebbero infatti presentato a metà gennaio un nuovo piano di risparmi durante una riunione a porte chiuse con i massimi livelli aziendali. Al momento non sarebbero stati ancora definiti i settori da tagliare mentre da tempo si fa il nome di tre impianti (Zwickau, Emden e Osnabrück) considerati “papabili” per una possibile chiusura.
LA SFIDA CINESE
Le speranze del Gruppo sono legate all’offensiva “in Cina per la Cina” attraverso la quale il marchio tedesco, tra i primi colossi dell’auto occidentali giunti nel Paese asiatico una quarantina d’anni fa, spera di guadagnare nuovamente terreno. Ma la realtà è che i marchi occidentali non solo sono stati costretti ai margini del mercato cinese da quelli autoctoni, ma si apprestano ora a subire la concorrenza cinese sulle strade del Vecchio continente. Un piano di soli tagli, perciò, potrà anche rendere più sostenibili i bilanci nell’immediato ma rischia di trasformare il principale Gruppo europeo in un soggetto molto più modesto rispetto al passato.






