Mobilità

Ecco verità (e mezze verità) del video di Milena Gabanelli sull’auto elettrica

di

Gabanelli

Che cosa ha detto, in tutto e in parte, la giornalista che tiene ora la rubrica “Dataroom” sul sito del Corriere della Sera a proposito della mobilità elettrica. L’articolo di Giusy Caretto

 

L’industria dell’automobile sta cambiando, la mobilità del futuro sarà certamente più green. Più spine da attaccare, meno pompe di benzina in giro, più elettricità, meno petrolio. Qualche data della rivoluzione appena avviata è stata già fissata: la Norvegia e l’Olanda dovrebbero vietare l’immatricolazione delle auto a benzina e diesel a partire dal 2025, la Germania lo vieterà a partire dal 2030, la Francia e l’Italia a partire dal 2040, anche se il Belpaese non ha un piano certo su come affrontare la questione.

auto elettricaA fare il punto della situazione è anche un video della giornalista Milena Gabanelli pubblicato sul Corriere della Sera per la rubrica Dataroom: le batterie avranno costi sempre più bassi, secondo un’analisi di Bloomberg, e le auto elettriche saranno sempre più vantaggiose da comprare. A dirla tutta, lo sono già oggi: a parte il costo iniziale, un’auto elettrica assicura una percorrenza più lunga a costi minori (elettricità contro benzina) e una manutenzione davvero minima.

E dunque, come afferma Gabanelli nel suo video, meccanici & co. dovranno certamente fare i conti con la nuova mobilità. Sempre nel video si sostiene che con questa realtà dovrà confrontarsi l’industria del petrolio. Vero, in parte.

La diffusione dell’auto elettrica, infatti, non avrà importanti ripercussioni sulla domanda di greggio che, secondo le previsioni dell’International Energy Agency, tenderà ad aumentare nei prossimi anni. Secondo quanto si legge nel recente report “Market Report Series: Oil 2017”, che analizza la domanda dei prossimi cinque anni (2017-2022) per il mercato del petrolio, la richiesta crescerà di 1,2 milioni di barili al giorno. Entrando nel dettaglio, la domanda dei Paesi OECD si ridurrà in media di 0,2 milioni di barili al giorno all’anno – a causa dei miglioramenti degli standard di efficienza e dei cambiamenti demografici – mentre crescerà, quella dei paesi non-OECD, di 1,4 milioni di barili al giorno.

E dunque, se è vero che la diffusione delle auto elettriche e il miglioramento degli standard di efficienza dei veicoli alimentati da combustibili fossili porterà ad un calo significativo dell’uso di petrolio, è anche vero che come effetto tangibile si avrà solo quello di un rallentamento del tasso di crescita della domanda, piuttosto che un cambiamento del modello di domanda. “La domanda crescerà a un tasso più lento rispetto a quello passato, ma aumenterà ancora”, aveva affermato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’IEA.

Anche i numeri attuali dimostrano che il petrolio sarà ancora a lungo una delle fonti determinanti per soddisfare il fabbisogno energetico. L’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie) ha rivisto al rialzo anche le stime sulla crescita della domanda mondiale di petrolio per il 2018. Secondo l’Aie nel 2018 ci sarà un’ulteriore crescita globale della domanda di 1,4 milioni di barili al giorno a un totale di 99,4 milioni di barili.

Non sono le auto a spingere la domanda di petrolio. Sono il trasporto di merci su strada, l’industria aeronautica e l’industria chimica i settori in cui il greggio è difficile da sostituire. I camion, da soli, rappresenterebbero un terzo della crescita della domanda petrolifera da ora al 2040, prevede l’IEA. La domanda più importante di petrolio arriverà dalla Cina.

C’è ancora qualcosa che bisogna specificare. A contribuire ad un costo sempre più basso delle vetture elettriche non sarà solo il crollo dei prezzi delle batterie (che, secondo Bloomberg, sono già scese del 70%), ma anche la concorrenza. Attualmente, nonostante gli impegni presi dai diversi governi, si prospetta un futuro prossimo con molti modelli e pochi acquirenti.

Per comprendere quanto stiamo dicendo, infatti, basta guardare gli annunci che si rincorrono in materia. Volvo abbandonerà il motore a combustione a partire dal 2019; Mercedes, Bmw, Renault e Nissan porteranno su strada nuovi modelli a batteria, più efficienti e con prestazioni che non faranno rimpiangere i vecchi motori. Smart, dal 2020, sarà un marchio full-elettric. General Motors ha annunciato l’intenzione di distribuire 20 modelli entro il 2023 , mentre  Ford, in occasione del Salone dell’auto a Detroit, ha annunciato che investirà 11 miliardi di dollari per l’elettrificazione. Volkswagen sta pianificando la costruzione di nuovi modelli a batteria in Cina. Toyota Motor Corp. qualche settimana fa ha promesso più di 10 modelli elettrici, entro il 2020.

auto elettricaIl video di Gabanelli, poi, riaccende i riflettori su un tema molto importante. Se l’Italia vuole davvero puntare alle immatricolazioni di sole auto elettriche al 2040, deve davvero accelerare. Deve stilare un piano di azione ben preciso che magari preveda degli incentivi (non per forza economici) e un’infrastruttura di ricarica omogenea e diffusa sul territorio, che possa garantire a chi sceglie l’auto con la spina un viaggio anche a lunga distanza senza rimanere a secco.

Come sottolineava già un report della Corte dei Conti pubblicato a dicembre 2016, infatti, il governo ha stanziato importanti cifre per la realizzazione delle colonnine di ricarica, ma di questa è stata spesa solo una cifra irrisoria. Qualche regione ha dei progetti abbozzati, ma nulla (o quasi) fino ad oggi di concreto è stato fatto. La stragrande maggioranza delle colonnine di ricarica è stata installata da aziende private. Non ultimo, ricordiamo il progetto Eva Plus, che prevede l’installazione, in tre anni lungo le tratte extra-urbane, di 200 colonnine di ricarica veloce (180 in Italia e 20 in Austria). Il programma, co-finanziato dalla Commissione Europea, vede la collaborazione di Enel, in qualità di collaboratore, Verbund, Renault, Nissan, Bmw e Volkswagen Group Italia.

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