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Ecco i subbugli Ue anti Usa sui nuovi incentivi per l’auto elettrica approvati dal Senato americano

Fit For 55

Per la Commissione europea il pacchetto da 400 miliardi di dollari che include anche i controversi incentivi per l’auto elettrica viola le regole del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio. Pioggia di critiche pure ‘in casa’ dalle big del comparto

 

Seppur tra non poche difficoltà, il Senato americano ha approvato, grazie al voto decisivo della vicepresidente Kamala Harris, l’Inflation Reduction Act, un corposo pacchetto di aiuti a sostegno dell’economia americana. Tra le pieghe, questo nuovo corpus normativo contiene anche diverse proposte inizialmente previste nel Build Back Better, il maxi piano green voluto e difeso dal presidente Joe Biden che però si è subito arenato nelle aule del Congresso non riuscendo a coagulare attorno a sé la dovuta maggioranza (ai veti dei repubblicani si era aggiunto quello del democratico Joe Manchin).

COS’È L’INFLATION REDUCTION ACT

Il nuovo disegno di legge da 400 miliardi di dollari atteso ora alla Camera – dove i democratici hanno una maggioranza assai maggiore e dunque non si prevedono sorprese circa la rapida approvazione -, interviene in diversi campi, dal clima all’energia e nasce per fare fronte a due temi incombenti: proteggere il consumatore USA dalla crescente inflazione e ridurre la dipendenza dell’industria USA dalla Cina.

Al suo interno la Casa Bianca ha voluto inserire gli incentivi che animavano un altro pacchetto piuttosto corposo, il Build Back Better, piano da 3.500 miliardi (poi ridotto a 2.200, in sede di trattativa) criticato dai repubblicani e pure dal senatore democratico (di area centrista) Joe Manchin che, con la sua opposizione, ha costretto l’intera misura al rientro ai box.

LE CRITICHE MOSSE AL PIANO GREEN DI BIDEN

Manchin infatti, ago della bilancia nella Camera Alta (il suo ok avrebbe permesso ai democratici di arrivare a 50 consensi, gli stessi a disposizione dei repubblicani e allora sarebbe stato risolutivo il voto di Kamala Harris), dopo mesi di corteggiamenti da ambo i lati, lo scorso dicembre aveva infine preso una decisione, schierandosi contro l’ambizioso piano green voluto dall’amministrazione Biden per fare dell’industria automobilistica americana la prima nel campo delle auto EV, anche con sostanziosi incentivi a pioggia per chi avesse acquistato una elettrica.

«Non posso votare per questa legge. Non ci riesco. Ho provato tutto quello che era umanamente possibile, ma non ce la faccio», aveva dichiarato ai media Manchin rompendo gli indugi. Il senatore, rappresentante del West Virginia, stato piuttosto povero la cui economia fino a pochi anni fa si reggeva principalmente sulle miniere di carbone in progressiva dismissione anche per via delle nuove norme sul clima, aveva difeso la propria decisione sostenendo che il Build Back Better avrebbe creato una voragine enorme nei conti pubblici in un periodo economico caratterizzato da troppe incertezze. Per il centrista sarebbe stato meglio destinare quel tesoretto ad altre forme di sostegno al popolo americano.

GLI INCENTIVI ALL’AUTO ELETTRICA SOPRAVVIVONO NEL NUOVO PACCHETTO

Spiaggiato il Build Back Better, diverse misure sono state trasferite nel pacchetto anti-inflazione. L’Inflation Reduction Act, interviene per esempio sul credito d’imposta di 7.500 dollari riservato finora alle industrie fin quando non superano la soglia delle 200 mila elettriche vendute (tale soglia, per esempio, è già stata superata dai principali marchi: Tesla, GM e Toyota) eliminando il vincolo dei volumi già a partire dal gennaio 2023. In compenso, però, aggiunge limiti di natura “protezionistica”: per accedere al beneficio fiscale, difatti, da ora in poi le auto devono essere assemblate in Nord America e i materiali, con particolare riferimento ai “minerali critici” delle batterie, devono avere origine negli Stati Uniti o in un Paese con un accordo di libero scambio con Washington.

Chiaro l’intento di tali nuove limitazioni: agevolare le industrie che producono negli States e che stanno investendo per avviare una filiera di reperimento delle materie prime – in particolare quelle necessarie alle batterie delle auto EV e soprattutto ai microchip – a chilometro zero, che emancipi gli USA dal mercato cinese, in un periodo in cui tra Washington e Pechino i rapporti non sono certo dei migliori e la Casa Bianca si aspetta quindi improvvisi cali nelle forniture che arrivano da Oriente.

Inoltre, per silenziare le critiche che avevano riguardato soprattutto il Build Back Better mosse anche dagli osservatori vicini ai repubblicani, secondo i quali gli incentivi starebbero aiutando soprattutto la fascia economicamente forte della popolazione interessata all’acquisto di auto EV di lusso, ora si prevedono limiti di applicazione anche con riferimento ai prezzi di listino delle elettriche, che non potranno superare i 55 mila dollari per le vetture e gli 80 mila dollari per Suv e pick-up, mentre il reddito annuale degli acquirenti dovrà essere al di sotto dei 150 mila dollari.

A CHI NON PIACCIONO GLI INCENTIVI ALL’AUTO ELETTRICA DEL CONGRESSO

Contro le nuove misure si è scagliata a più riprese Elon Musk di Tesla, che non ha mai risparmiato aspre critiche all’amministrazione Biden. La Casa statunitense, nonostante stia puntando molto sul Texas per la produzione di batterie con materie prime “a km zero”, ha difatti il proprio motore industriale a Shangai. Anche Toyota, che negli States ha uno dei principali mercati di riferimenti, è salita sulle barricate.

Più in generale, ha mugugnato l’intera Alliance for Automotive Innovation secondo cui gli incentivi per l’auto elettrica, così come sono stati ridisegnati al Congresso, escluderanno la maggior parte dei veicoli attualmente prodotti negli USA, mettendo persino “a repentaglio l’obiettivo del 40-50% di vendite con veicoli elettrici entro il 2030”.

LE CRITICHE DELLA UE

E poi c’è l’Unione europea, rimasta (al pari del Canada, che a livello automobilistico ha diverse partnership molto forti con le aziende USA) parecchio indispettita dai limiti di natura protezionistica previsti nel pacchetto dato che dimostrano scarsa solidarietà degli States nei confronti del Vecchio continente, proprio in un momento storico in cui il mondo pare tornare a dividersi in due grossi blocchi contrapposti, Est e Ovest.

Lo ha comunicato, senza troppi giri di parole, la portavoce della Commissione Miriam García Ferrer: «L’Unione Europea  è seriamente preoccupata da questa nuova, potenziale, barriera commerciale transatlantica attualmente in discussione negli Stati Uniti. Pensiamo che la proposta di legge sia discriminatoria verso ai produttori stranieri rispetto a quelli statunitensi». Secondo la Commissione europea, ha aggiunto la portavoce, la legge violerebbe le norme sul commercio del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio. Per questo Bruxelles  «esorta gli Stati Uniti a rimuovere gli elementi discriminatori e a garantire che rispetti le regole del Wto».

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