Mobilità

Tutte le sportellate fra Conte e Autostrade-Atlantia su revoca, decadenza, controlli e indennizzi

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Quali sono le ultime iniziative del governo su Autostrade per l’Italia? Quali sono i veri obiettivi dell’esecutivo che incalza la concessionaria controllata da Atlantia? E quali sono i contrasti fra le parti sui controlli? Ecco fatti, commenti, analisi e indiscrezioni sullo stato dei rapporti fra il governo e la concessionaria autostradale del gruppo Benetton dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova.

CHE COSA DICE IL COMUNICATO DEL GOVERNO

«Il governo – si legge nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi – contesta al concessionario che aveva l’obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’autostrada A10, la grave sciagura che è conseguita al crollo del ponte». Normalmente la contestazione si basa su risultanze di violazioni accertate dal ministero delle Infrastrutture. Stavolta invece si scrive che «il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e che l’onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia».

LA COMMISSIONE DI TONINELLI

Nella procedura, comunque, dovrebbe pesare anche la relazione della commissione di tecnici nominata l’altro ieri dal ministro Danilo Toninelli per svolgere un’inchiesta sull’accaduto. Sempre l’altro ieri il ministero ha comunicato che la commissione ha 30 giorni di tempo. Nel comunicato di Palazzo Chigi di ieri sera è scritto che nel frattempo Aspi (Autostrade per l’Italia) «avrà facoltà di far pervenire le proprie controdeduzioni entro 15 giorni».

CADUCAZIONE, NON REVOCA?

Il comunicato di ieri sera parla di «caducazione della concessione», un’espressione giuridica ritenuta generica. Infatti la convenzione stabilisce che in caso di «grave inadempienza» possa scattare la «decadenza» del concessionario, da dichiarare alla fine della procedura con decreto del ministro delle Infrastrutture di concerto con quello dell’Economia. A Ferragosto si era invece parlato di «revoca», che la convenzione riserva invece ai casi in cui la concessione termina per fatti diversi dal grave inadempimento. (su revoca e decadenza, qui c’è un utile approfondimento dell’esperto di diritto amministrativo Luigi Olivieri).

COME EVITARE GLI INDENNIZZI AD AUTOSTRADE?

“Tutto ciò potrebbe far pensare – scrive oggi Il Sole 24 Ore – che il Governo possa anche imboccare una strada diversa da quella tracciata dalla convenzione, tanto più che essa porterebbe a dover riconoscere la “buonuscita” ad Aspi” che i tecnici stimano in oltre 20 miliardi di euro (qui l’approfondimento di Start Magazine). Un modo per evitare indennizzi e risarcimenti, infatti, potrebbe essere di far dichiarare in giudizio la nullità del contratto (qual è la convenzione) in base all’articolo 1418 del Codice civile, per cui essa non andrebbe più applicata. Ma la strada per evitare un indennizzo ad Autostrade per l’Italia è tortuosa secondo gli esperti.

CHE COSA DICE IL CODICE DELLA STRADA

In ambienti dell’esecutivo si è più ottimisti. C’è chi ha sottolineato un passo del nuovo codice della strada. Eccolo: “I provvedimenti di concessione ed autorizzazione di cui al presente titolo, che sono rinnovabili alla loro scadenza, indicano le condizioni e le prescrizioni di carattere tecnico o amministrativo alle quali esse sono assoggettate, la somma dovuta per l’occupazione o per l’uso concesso, nonché la durata, che non potrà comunque eccedere gli anni ventinove. L’autorità competente può revocarli o modificarli in qualsiasi momento per sopravvenuti motivi di pubblico interesse o di tutela della sicurezza stradale, senza essere tenuta a corrispondere alcun indennizzo”.

LA TESI DEL PROF. ALPA, MAESTRO DEL PREMIER CONTE

A consigliare informalmente il premier c’è uno dei suoi maestri, il giurista Guido Alpa. Il pensiero di Alpa? Eccolo come raccontato da Quotidiano.net: Nel caso in cui il governo procedesse alla revoca della concessione senza essere riuscito a dimostrare eventuali colpe da parte di Autostrade per l’Italia incorrerebbe nel risarcimento previsto dall’articolo 9 bis. Tale articolo prevede, infatti, “un indennizzo/risarcimento a carico del Concedente in ogni caso di recesso, revoca, risoluzione, anche per inadempimento del Concedente, e/o comunque cessazione anticipata del rapporto di Convenzione pur indotto da atti e/o fatti estranei alla volontà del Concedente anche di natura straordinaria e imprevedibile”.

Ma “se c’è la prova della colpa non si deve pagare niente. Anzi la stazione appaltante può chiedere il risarcimento del danno”. E’ questo il parere di Guido Alpa, professore ordinario di diritto civile alla Sapienza di Roma nonché docente del premier Giuseppe Conte, che analizza la questione all’interno di un quadro giuridico più ampio, scrive il giornale che lo ha sentito. Il punto chiave della questione è la prova della colpa della società concessionaria. Senza di quella la revoca della concessione non è pensabile. Ma se si riesce a dimostrare l’inadempimento non esistono penali.

LA DISPOSIZIONE DEL CODICE DEGLI APPALTI

“Analizzando la situazione giuridica in astratto – ha spiegato Alpa a Quotidiano Nazionale– c’è una disposizione del codice degli appalti (l’articolo 176 che recepisce l’articolo 44 della direttiva europea sugli appalti del 2014 n.23) che prevede la risoluzione del contratto di concessione quando c’è o la colpa della stazione appaltante o la colpa del concessionario.

Una volta accertata la colpa, l’articolo 1453 del codice civile stabilisce che in caso di inadempimento del concessionario, il creditore – che in questo caso sarebbe la stazione appaltante – può chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. Un risarcimento che può avvenire anche in forma specifica chiedendo che venga ripristinato il patrimonio che è stato leso con la ricostruzione del ponte a carico di Autostrade”.

Per accertare la colpa ed eventualmente procedere alla revoca della concessione non bisognerà aspettare la sentenza dei magistrati. “I due procedimenti sono autonomi – afferma Alpa –. Può non esserci reato ma esserci inadempimento. Bisogna analizzare come si sono comportati nell’adempimento della concessione. E qui c’è un elemento in più che nessuno ha ancora messo in evidenza ed è il fatto che questo tratto di autostrada non è più fruibile perché è crollato il ponte. Vuol dire che, nel caso fosse accertata la colpa del debitore, a suo carico ci sarebbe anche l’impossibilità di svolgere la prestazione. Ma è ancora tutto da accertare”.

LA RESPONSABILITA’ DELLE VERIFICHE

Ma di chi è la responsabilità delle verifiche sull’infrastruttura autostradale? Su questa domanda è in atto uno scontro fra il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti retto da Danilo Toninelli (M5S) e Autostrade per l’Italia. Quelle “strutturali”, ha messo per iscritto ieri il ministero di Infrastrutture e Trasporti (Mit) confermando le tesi del prof. Ugo Arrigo a Start Magazine, spettano al concessionario. Cioè alla società Autostrade: la controllata del gruppo Benetton, però, assicura in una nota di aver ottemperato a tutti gli oneri previsti da legge e contratto di concessione. e nel frattempo il gruppo Benetton-Atlantia ha ingaggiato uno studio di legali (Gianni, Origoni e Severino) e comunicatori (Barabino e Comin) per fronteggiare il forcing del governo.

CHE COSA FA IL MIT

Alla Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali, istituita nel 2014 al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit). spettano “vigilanza e controllo sui concessionari autostradali, inclusa la vigilanza sull’esecuzione dei lavori di costruzione delle opere date in concessione e il controllo della gestione delle autostrade”.

Un controllo, ha precisato ieri il Mit in una nota, che esclude “qualsiasi verifica strutturale sulle opere in concessione, che è invece compito del concessionario. I controlli del concedente sono prioritariamente rivolti all’ottemperanza degli obblighi convenzionali”. Il ministero cita anche l’art.14 del Codice della strada per sottolineare che è trasferito al concessionario “ogni onere connesso alla verifica dello stato dell’infrastruttura”.

LA VERSIONE DI AUTOSTRADE

Il viadotto, ha spiegato la società del gruppo Atlantia all’indomani del crollo, “era monitorato dalle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Genova con cadenza trimestrale secondo le prescrizioni di legge e con verifiche aggiuntive realizzate mediante apparecchiature altamente specialistiche”. Gli esiti di queste attività di monitoraggio e verifica “sono stati utilizzati come base per la progettazione degli interventi di manutenzione sul viadotto approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti secondo le norme di legge e le previsioni della Convenzione”, secondo la concessionaria capitanata dall’ad, Giovanni Castellucci.

CHE COSA DICE IL CODICE DELLA STRADA

Il Corriere della Sera oggi invita a leggere il Codice della strada. L’articolo 14 dice che la manutenzione della rete spetta al concessionario, cioè la società che gestisce quel tratto della rete. Ma poi aggiunge «salvo che sia diversamente stabilito». Ma cosa vuol dire in questo caso «salvo diversamente stabilito?»

Che bisogna guardare – risponde il Corsera – anche a cosa dice la convenzione firmata nel 2007 da Autostrade per l’Italia e Anas, che nel 2012 ha lasciato il ruolo di controparte, che fino a quel momento ricopriva direttamente, al ministero delle Infrastrutture. La convenzione tra i due enti è prevista per legge e parla anche dei controlli sulla sicurezza della rete autostradale.

LA CONVENZIONE TRA FRA ASPI E ANAS

Cosa prevede su questo punto? Prevede che il Mit “vigila anche sui lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria e sui ripristini». Nel caso in cui lo stesso ministero «constati che i lavori sono eseguiti in difformità da quanto stabilito» comunica alla società concessionaria gli «adempimenti necessari». Inoltre «visita ed assiste ai lavori, può eseguire prove, esperimenti, misurazioni, saggi e quanto altro necessario per accertare il buon andamento dei lavori stessi».

CONCLUSIONE, INDISCREZIONI E SCENARI

Le disquisizioni tecniche si intrecciano con le polemiche politiche. La partita fra governo e Autostrade per l’Italia è appena cominciata. E c’è chi all’interno della maggioranza di governo ritiene che gli intenti bellicosi dell’esecutivo possa celare obiettivi meno ardui rispetto a quelli annunciati purché la società del gruppo Atlantia metta sul piano miliardi per ricostruire il Ponte Morandi, acceleri su manutenzioni e dia corso a nuove opere. Oltre a sorbirsi una robusta sanzione. Si vedrà.

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