Mobilità

Tutte le mosse delle regioni (visto l’immobilismo del governo) sul trasporto pubblico locale

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Le decisioni delle regioni per rimediare agli errori commessi dal governo nel trasporto pubblico locale. L’intervento di Marco Foti

 

“Dad anche oltre il 75% alle superiori? Non si può imporre alle scuole qualcosa che sono i dirigenti di istituto a dover decidere”. È quanto dichiara il presidente dell’Associazione nazionale presidi, che aggiunge: “L’autonomia scolastica è in pieno vigore ed è tutelata dalla Costituzione, e serve a far sì che ogni scuola offra un’offerta formativa calibrata sulle diverse esigenze del territorio. Ad oggi ridurre la frequenza a scuola, che non è luogo di contagio, o comunque lo è meno di altri, è un controsenso”.

Si è distanti a scuola ma vicini, molto vicini, sui bus. Questo il dato di fatto.

Ad esempio, prendiamo il caso di Roma. I mezzi sono affollati, si rilevano assembramenti su bus e metro (ultima foto sulla metro C), i tempi di attesa alle fermate sono lunghi aumentando di conseguenza l’assembramento e l’impossibilità di mantenere il distanziamento fisico. A Roma il trasporto pubblico versa nella stessa situazione critica precedente al lockdown, con la differenza che adesso è in corso una pandemia. Ma non è solo la capitale che versa in queste condizioni.

La regione Toscana, per far fronte alle tante richieste, stanzia 4 milioni di euro per i mezzi privati con l’obiettivo di incrementare l’offerta del trasporto pubblico locale (i cosiddetti servizi di linea) e garantire un limite di capienza nelle vetture al 50%, in contrapposizione a quanto fissato dal governo, che ancora oggi conferma la capacità all’80%.

E sulla stessa lunghezza d’onda è anche la regione Emilia Romagna che, dal 26 ottobre, ha previsto l’aggiunta di 80 nuovi autobus, sui 120 disponibili e reperiti da ditte private. Intervento necessario per potenziare ulteriormente il trasporto pubblico locale e garantire la mobilità in sicurezza di studenti e lavoratori su tutto il territorio regionale. Anche in questo caso l’80% del Mit è abbondantemente superato.

Anche in Lombardia la situazione non è migliore. Il tema dei trasporti pubblici continua a primeggiare, gli assembramenti durante le ore di punta a Milano sono noti a tutti attraverso le notizie sui social e nei TG. Il presidente della Lombardia evidenzia come “da giugno la Regione abbia chiesto al Governo un intervento economico, perché per aggiungere corse servono più risorse, anche in merito alla diluizione dell’inizio dell’orario di lavoro e di studio, senza ricevere risposte”.

In sostanza tutti si aspettavano che fosse pronto e realizzato il “nuovo sistema del Tpl” nei sette mesi trascorsi dal termine del lockdown, invece – come abbiamo abbondantemente segnalato – non si è fatto nulla. Il decreto Rilancio e il decreto Agosto hanno messo a disposizione 900 milioni di euro per le 930 aziende italiane, fondi finalizzati a ristoro delle gravi perdite dovuto alla riduzione significativa degli incassi. E successivamente?

Il punto è un altro. Da sette mesi a questa parte il Mit, e il governo, avrebbero dovuto prendere in mano la situazione, giacché trattasi di una pandemia (quindi di interesse, nel nostro caso, nazionale) attraverso appositi dispositivi finalizzati al raggiungimento di obiettivi prioritari della fase caratterizzante la pandemia: il diritto alla mobilità in condizioni di sicurezza e la conferma della presenza degli alunni nelle scuole di ogni ordine e grado. Ma ciò non è avvenuto a causa dell’inefficienza del sistema dei trasporti pubblici.

Su questo punto mi sono espresso più volte: la gestione delle emergenze comporta una notevole propensione al problem solving. Le fasi di emergenza richiedono, nel caso del sistema dei trasporti pubblici, flessibilità ed innovazione che finora, ad eccezioni di pochi casi, non si è rilevato sul territorio nazionale. Il sistema del trasporto pubblico locale è ancora ancorato su vecchi e superati modelli di gestione e governance. Occorre un forte cambiamento.

L’emergenza Covid può essere l’inizio di un cambiamento che ha visto l’Europa accelerare e lasciare l’Italia al palo.

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