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Trump non farà schiantare Delta, United, American Airlines e non solo

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Delta voli cancellati

Tutti i dettagli sull’intervento voluto da Trump a favore delle compagnie aeree: da Delta a United Airlines, da American Airlines a Southwest Airlines, ma anche per le più piccole come JetBlue, Alaska Air, Allegiant, Frontier, Hawaiian e SkyWest

Il settore aereo non regge più. In Europa praticamente tutte le compagnie aeree hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali e aiuti degli Stati – giudicati però in larga parte insufficienti – e ora anche gli Usa si muovono per salvare le loro compagnie di bandiera.

Lo fanno con un accordo firmato dal Tesoro americano con dieci grandi compagne aeree per ricevere liquidità dal fondo pubblico da 25 miliardi di dollari riservato al salvataggio del settore dall’impatto della pandemia. Da Delta a United Airlines, da American Airlines a Southwest Airlines, sono le principali compagnie del pianeta ad aver chiesto un’ancora di salvezza.

Hanno aderito anche le più piccole come JetBlue, Alaska Air, Allegiant, Frontier, Hawaiian e SkyWest. Altre ancora dovrebbero unirsi al gruppo nei prossimi giorni.

“Siamo lieti che molte delle maggiore compagnie intendono partecipare al Payroll Support Program”, ha affermato il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. “L’intesa aiuta i lavoratori e preserva l’importanza strategica dell’industria aerea consentendo allo stesso tempo un appropriato compenso ai contribuenti”, ha aggiunto Mnuchin.

Gli aiuti consistono in un mix di prestiti e sussidi in parte garantiti da titoli che saranno elargiti in cambio del mantenimento dei livelli occupazionali e salariali dei dipendenti, dopo che i voli sono stati di fatto azzerati. Il vincolo principale è quello di non effettuare tagli dell’occupazione o dei salari fino a settembre.

American Airlines dovrebbe ricevere 5,8 miliardi di dollari di cui 1,7 miliardi come prestito, SouthWest invece 3,2 miliardi e Jet Blue 936 milioni, con 685 milioni in sovvenzioni e 251 milioni in prestiti che saranno utilizzati per coprire il 76% degli stipendi. Non tutto però sarà a fondo perduto.

Il Tesoro, infatti, ha imposto che il 30% dei finanziamenti sia sotto forma di prestiti a tassi agevolati ma da ripagare. Inoltre per una porzione dell’assistenza le aziende devono offrire, quale garanzia, diritti a rilevare azioni a un prezzo prestabilito entro determinate scadenze. Questo spalanca le porte a una partecipazione del governo nel capitale.

Il pacchetto di soccorso per le compagnie aeree fa parte della legge Cares Act approvata dal Congresso e che ha stanziato oltre duemila miliardi in aiuti a piccole e medie aziende, colossi della Corporate America e sussidi a disoccupati e famiglie in risposta dalla paralisi economia e alla grave recessione innescata dal coronavirus.

Di questi fondi, 58 miliardi sono stati destinati all’intero settore aerospace, dall’industria agli aeroporti. “Con questo livello di assistenza, crediamo di avere le risorse finanziarie necessarie per affrontare la crisi e essere nella posizione di servire il pubblico quando sarà pronto a ricominciare a volare”, ha affermato il chief executive di American, Doug Parker, in un messaggio rivolto ai dipendenti.

Il settore è in ginocchio perché i pochi aerei che ancora volano sono pieni al 5%, le società incassano meno in biglietti venduti di quanto spendono per rimborsare i biglietti, i tagli nel numero di decolli sono stimati nel 70% e c’è un crollo del 96% nei passeggeri. Inoltre l’associazione International Air Transportation Agency (Iata) ha stimato che il calo delle entrate sarà quest’anno di 314 miliardi di dollari, pari al 55%, un bilancio costantemente aggiornato al ribasso.

Un segnale grave che ha ripercussioni pure per il comparto aerospaziale italiano è quello lanciato da Boeing che ha registrato la cancellazione dell’ordine di 307 nuovi aeroplani da parte delle compagnie. “Le prospettive del settore diventano ogni giorno più scure – ha dichiarato Alexandre de Juniac, direttore generale e ceo della Iata -. L’entità della crisi rende improbabile una rapida ripresa a forma di V. Realisticamente, si avrà una ripresa a forma di U con i viaggi domestici che recupereranno più velocemente rispetto a quelli internazionali. Potremmo vedere scomparire più della metà dei ricavi da passeggeri”.

“Le compagnie aeree – ha proseguito – potrebbero bruciare 61 miliardi di riserve in contanti nel solo secondo trimestre e questo mette a rischio 25 milioni di posti di lavoro nel settore dell’aviazione. Senza misure di sostegno urgenti, molte compagnie aeree non riusciranno a sopravvivere e a vedere la ripresa economica”. Le stime sempre più pessimistiche riflettono un “significativo peggioramento della crisi”, “forti restrizioni nei voli interni della durata di 3 mesi; alcune restrizioni sui viaggi internazionali che si estendono oltre i 3 mesi iniziali; un forte impatto a livello mondiale, incluse Africa e America Latina (che avevano avuto una piccola presenza della malattia e che nell’analisi di marzo si prevedeva fossero meno colpite)”. L’impatto più forte, inoltre, è atteso nel secondo trimestre.

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