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Tesla di Musk sbanda fra Cina, Sec e pannelli solari?

Musk Iran

La Sec ha avviato un’indagine su Tesla, accusata di aver nascosto a clienti e investitori i rischi sui suoi pannelli solari, considerati infiammabili. Nel frattempo Musk strizza l’occhio alla Cina…

 

Testacoda per Tesla a Wall Street.

Ieri le azioni della casa automobilistica elettrica di Elon Musk hanno ceduto oltre il 6% alla Borsa di New York. Il crollo è arrivato dopo Reuters ha riferito che la Securities and Exchange Commission (Sec) — l’ente federale statunitense che vigila sulla Borsa — ha aperto un’indagine su Tesla per le denunce di un whistleblower sui difetti del pannello solare.

Tuttavia, Tesla ha ripreso velocità dopo la notizia dell’indagine.

E non l’unica sulla società di Musk. Sempre ieri il New York Times ha anche riferito che gli ingegneri di Tesla hanno messo in dubbio la sicurezza del sistema di pilota automatico dell’azienda, già è oggetto di un’indagine da parte della National Highway Traffic Safety Administration.

Come segnala Reuters, le preoccupazioni per gli incendi dei pannelli solari Tesla erano già resi noti in precedenza, ma questo è il primo rapporto di indagine da parte della Sec.

Nel frattempo, sempre ieri il patron di Tesla, Musk, ha si è inserito anche nel momento di tensione tra Stati Uniti e Cina strizzando l’occhio a quest’ultima.

Al Ceo Council Summit organizzato dal Wall Street Journal, Musk ha preso di mira una proposta legislativa firmata dall’amministrazione Biden. Secondo il miliardario fondatore di Tesla il Congresso degli Stati Uniti non dovrebbe approvare il disegno di legge per aumentare i sussidi per i veicoli elettrici (VE).

Allo stesso tempo, ha affermato che la Cina si sta adattando alla sua crescente posizione di potenza mondiale dominante. Secondo il Journal, il numero uno di Tesla, spesso critico nei confronti delle autorità statunitensi, incluso il presidente Biden, è emerso come una cheerleader di alto profilo del Partito comunista cinese.

Tutti i dettagli.

L’INDAGINE DELLA SEC COLPISCE (APPENA) IL TITOLO

La notizia dell’indagine della Sec ha inizialmente fatto scendere le azioni di Tesla fino al 6,4% lunedì a 950,5 dollari. Ovvero il livello più basso in più di due mesi, in calo del 23% rispetto ai massimi (1.229,9 dollari) del 4 novembre. Tuttavia, il titolo della casa automobilistica ha pareggiato il suo calo per chiudere lo 0,6% con un valore di mercato di 1,01 trilioni di dollari.

COSA HA RIVELATO L’EX RESPONSABILE DELLA QUALITÀ DI TESLA

L’indagine arriva dopo che Steven Henkes, un ex responsabile della qualità del campo solare di Tesla, ha presentato una denuncia contro la società di Musk nel 2019.

Henkes è stato licenziato nel 2020 e ha fatto causa a Tesla, sostenendo di essere stato licenziato per rappresaglia per aver sollevato problemi di sicurezza.

I RISCHI DI INCENDIO CONNESSI AI PANNELLI SOLARI

Henkes afferma che Tesla e SolarCity, che Tesla ha acquisito nel 2016, non hanno avvertito clienti e azionisti dei rischi di incendio associati ai connettori elettrici difettosi dei sistemi di pannelli solari. La denuncia sostiene che Tesla ha ingannato i clienti dicendo loro che l’azienda doveva semplicemente eseguire la manutenzione dei sistemi, piuttosto che informarli sui potenziali rischi di incendio.

“I timori sui possibili incendi dei sistemi solari di Tesla non sono una novità assoluta, ma questa è la prima indagine aperta dalla Securities and Exchange Commission” sottolinea il Sole 24 Ore. 

SALISCENDI PER LE AZIONI DI TESLA, PRIMA SU…

Come ricostruisce Bloomberg, il titolo Tesla ha oscillato parecchio negli ultimi mesi.

Le azioni di Tesla sono aumentate del 43% quest’anno, rispetto a un aumento del 22% dell’indice S&P 500. La maggior parte di questi guadagni è arrivata da un’impennata di ottobre, dopo una serie di notizie positive, tra cui ottimi risultati per il terzo trimestre e un grosso ordine dalla società di autonoleggio Hertz Global Holdings Inc.

…POI GIÙ

Tuttavia, lo scarico costante delle azioni da parte dell’ad della società Elon Musk, che ha venduto azioni per un valore di oltre 10 miliardi di dollari, è stato anche un freno al sentimento degli investitori, sottolinea Bloomberg. Dato che Musk ha ancora molta strada da fare prima di vendere il 10% della sua quota, come discusso in un sondaggio su Twitter all’inizio di novembre, le azioni di Tesla potrebbero continuare a essere volatili nelle prossime settimane.

IL COMMENTO DEGLI ANALISTI

“Il business del solare è stato un disastro per la storia di Tesla e Wall Street continua a essere frustrata da questo segmento di attività”, ha affermato l’analista di Wedbush Daniel Ives a Bloomberg.

MUSK STRIZZA L’OCCHIO ALLA CINA

Nel frattempo, il patron di Tesla continua ad attirare attenzione su di sé, stavolta per frapporsi tra Washington e Pechino patteggiando per quest’ultima.

Al Ceo Council Summit organizzato ieri dal Wall Street Journal, Musk ha colto l’occasione per attaccare l’amministrazione Biden e tendere la mano a Pechino.

Elon Musk ha preso di mira una proposta legislativa firmata dall’amministrazione Biden. Per poi affermare che la Cina si sta ancora adattando al suo ruolo emergente come uno dei paesi più potenti del mondo.

“Il capo di Tesla, che è spesso critico nei confronti delle autorità statunitensi, incluso il presidente Biden, è emerso come una cheerleader di alto profilo del Partito comunista cinese. Ha detto che la società ha buoni rapporti con la Cina, sede della più grande fabbrica di veicoli di Tesla per produzione”, ha commentato il Journal.

IL RAPPORTO CON PECHINO

Secondo il New York Times, il governo cinese ha abbracciato Tesla a braccia aperte. Pechino ha offerto alla società di Musk terreni a basso costo, prestiti, benefici fiscali e sussidi, scrive il quotidiano americano. Ha persino permesso a Tesla di gestire il proprio impianto senza un partner locale, il primo per una casa automobilistica straniera in Cina.

L’approccio ha funzionato per entrambe le parti. La fabbrica di Tesla a Shanghai, costruita entro un anno nel 2019, ha superato il suo stabilimento di Fremont, in California, in produzione, ha dichiarato Musk all’assemblea degli azionisti della società a ottobre.

IL TWEET DI LUTTWAK

Infine, c’è chi negli Stati Uniti sostiene che il magnate Musk “andrebbe rimesso in riga”.

Il patron di Tesla è troppo filocinese secondo il politologo americano ed esperto di strategia, Edward Luttwak.

“I magnati arricchiti dalle dispense del governo americano scattano sull’attenti quando il Partito comunista cinese li convoca per sostenere la sua propaganda, ad esempio E Musk, “Eccellente incontro con i leader di alto livello in Cina. Molto premuroso per il futuro a lungo termine”. Tale servilismo richiede una risposta punitiva” ha bollato su Twitter Luttwak.

 

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