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Stellantis, Ford e non solo: tutti gli effetti della carenza di microchip

Mancano i microchip per le auto: ecco come frenano Stellantis, Ford, Mercedes, Volkswagen

 

La mancanza dei semiconduttori frena il mercato dell’auto.

La carenza dei microchip, utilizzati per calibrare l’iniezione di carburante delle auto, far funzionare i sistemi di infotainment o per controllare la velocità, ha provocato un’onda d’urto dalle grandi dimensioni.

Lo stabilimento di Melfi di Fca ha chiuso completamente per 8 giorni, dal 3 al 10 maggio compreso, così come gli stabilimenti di Mercedes-Benz dove si produce la classe C. E l’impatto maggiore potrebbe esserci nel secondo trimestre di quest’anno. Andiamo per gradi.

MENO 1,3 MILIONI DI VEICOLI

Partiamo dai numeri di quest’onda d’urto. Secondo la società di consulenza IHS Markit, la carenza di chip e altri grovigli della catena di approvvigionamento hanno ridotto la produzione di veicoli di 1,3 milioni, nei primi tre mesi dell’anno.

IL MERCATO DELL’AUTO ELETTRICA E LA CARENZA DI SEMICONDUTTORI

La mancanza di microchip, infatti, incide e non poco anche sulla corsa del mercato delle auto elettriche, come denuncia l’associazione di settore Motus-E. Nel mese si aprile il numero di auto elettriche vendute ha toccato quota 11.504 unità, per una quota di mercato del 7,91%. Sono state vendute, in particolare, 4.842 BEV (auto elettriche a batteria) e 6.662 PHEV (ibride plug-in).

I numeri, però, sarebbero stati superiori “se il 37% del bonus speso in aprile fosse stato utilizzato per immatricolazioni e non solo prenotazioni come effettivamente avvenuto. Questo fenomeno mostra probabilmente un problema di offerta e disponibilità di veicoli nei tempi desiderati dai clienti. È infatti noto agli addetti ai lavori che la carenza di semiconduttori sta rallentando vistosamente negli ultimi mesi la produzione che, già contingentata per il graduale adattamento delle linee produttive, sembra approvvigionare quei paesi UE che hanno percentuali di mercato di PEV sul total market più alte dell’Italia”.

GLI EFFETTI SU STELLANTIS

Proprio a causa della mancanza dei piccoli chip, Stellantis ha chiuso le saracinesche dello stabilimento Fca di Melfi, bloccando del tutto la produzione dal 3 maggio al 10 maggio e mettendo in cassa integrazione i 7.200 dipendenti. “Stellantis ha annunciato una nuova chiusura totale di tutto lo stabilimento dal 3 al 10 maggio compreso. Tale ulteriore periodo di sospensione delle attività è legato alle conseguenze di mercato derivate dall’emergenza Covid-19 e dalla mancanza di componenti essenziali alla produzione – semiconduttori”, ha denunciato il segretario regionale della Uilm lucana, Marco Lomio.

Stellantis, scrive il The New York Times, ha anche chiuso delle fabbriche nel Nord America.

LE CONSEGUENZE SUI CONTI

L’effetto si vedrà sui conti. La casa auto nata dalla fusione tra Fca e Psa sostiene di avere una “visibilità limitata sugli effetti della carenza di semiconduttori a livello annuo”, ma che le attese del gruppo sono “di un secondo trimestre 2021 più impattato del primo e con miglioramenti nel secondo semestre”.

ANCHE MERCEDES BENZ FERMA LA PRODUZIONE

Una scelta simile a quella di Stellantis per Melfi è stata prese anche da Mercedes Benz, che sta dirottando l’utilizzo dei chip acquistati sulle vetture di lusso, ma ha fermato la produzione nelle fabbriche che producono berline di Classe C, che vengono messe sul mercato ad un prezzo inferiore.

FORD: IL SITO DI COLONIA E’ MAGGIORMENTE COLPITO

L’onda d’urto colpisce anche l’Ovale Blu. Ford è costretta, a causa della mancanza di semiconduttori, bloccare la produzione del pick-up F-Series negli Stati Uniti e rallentare l’assemblaggio del Transit in Turchia.

A risentire maggiormente della crisi dei microchip, però, è la fabbrica di Colonia, scrive La Stampa, “dove viene prodotta la Fiesta, un modello estremamente popolare, ma sul quale i margini sono più risicati”.

LE CONSEGUENZE IN GENERAL MOTORS

General Motors, per mancanza di chip, ha chiuso lo stabilimento di Kansas City già da febbraio e non lo ha ancora riaperto.

VOLKSWAGEN: IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE?

A risentire della carenza dei semiconduttori è anche il gruppo Volkswagen, che a marzo aveva già annunciato le conseguenze: almeno 100.000 auto in meno prodotte.

Ed il peggio, per il numero uno del marchio, Ralf Brandstätter, non sembra essere passato, con l’“emergenza” che impatterà anche sulla produzione del secondo trimestre.

PISTORIO: UN MERCATO NORMALIZZATO ENTRO IL 2021

Guarda al futuro con più fiducia, invece, Pasquale Pistorio, già capitano d’industria nella sua StMicroeletronics ed ora in pensione, che in una intervista al Corriere della Sera sostiene: “Non servono nuove fabbriche, oltre quelle già in fase di realizzazione. La capacità produttiva sarà sufficiente. Penso che entro l’ultimo trimestre del ’21 il mercato si normalizzerà”.

“Non penso che gli Usa e Intel abbiano perso la leadership”, ha aggiunto Pistorio. “Per consumare meno capitale hanno delegato parte della produzione a monte, le fonderie, e ha investito i soldi risparmiati in R&S e nuovi prodotti. Ma Intel ha già delle fabbriche molto avanzate negli Usa e ha annunciato di voler creare una divisione fonderie con due fabbriche in America e una in Europa, probabilmente in Francia”.

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