Mobilità

Stati generali dell’economia e le vere priorità su mobilità e trasporti

di

mobilità e trasporto Covid

L’intervento di Marco Foti sul piano di rilancio ItaliaVeloce per mobilità e trasporti

Domenica si sono conclusi gli Stati Generali dell’Economia, termine che ricorda un organo collegiale di rappresentanza utilizzato in Francia prima della Rivoluzione costituito dai ceti sociali clero, nobiltà e terzo Stato ed avente come obiettivo quello di limitare il potere monarchico.

Al cittadino italiano, che giustamente si chiede oggi cosa siano gli Stati generali, si potrebbe rispondere definendo gli stessi come una serie di incontri allargati con l’obiettivo di sviluppare un piano di rinascita per l’Italia. Per cui gli stati generali sono la replica del processo di democrazia partecipata invocato dal Movimento al Governo (proposta avanzata anche a Roma Capitale per la modifica dello Statuto per introdurre nuovi strumenti di democrazia diretta: referendum propositivo, abrogativo e consultivo senza quorum, bilancio partecipativo, petizioni popolari elettroniche e consultazioni online).

Allo stato attuale questo percorso richiama il famoso paradigma del principe Tomasi di Lampedusa riportato nell’opera “Il Gattopardo”. Ricordate?

Interviene anche il presidente della Repubblica Mattarella richiamando l’attenzione dell’esecutivo prima del Consiglio Europeo: “C’è la necessità di dare risposte concrete e in tempi rapidi all’impiego dei fondi europei per la ripresa economica dopo l’emergenza sanitaria”.

Riportiamo la discussione sui giusti binari, ovvero in ambiti che più mi aggradano, evitando di dire corbellerie in settori in cui non mi vedono coinvolto direttamente.

Il ministro De Micheli, in un intervista negli ultimi giorni a RaiNews, ha dichiarato che “nel piano #italiaveloce ci sono opere che servono alla vita delle persone, il gap infrastrutturale tra nord e sud ed est e ovest sconfitto e che l’80% degli italiani non deve impiegare più di un’ora di tempo per raggiungere una stazione dell’alta velocità. Dalla carta ai fatti”, conclude il ministro. Ma veniamo proprio a questi.

Il Piano #Italiaveloce è il piano da 200 miliardi per infrastrutture ed opere finalizzato per rilanciare il Paese dopo l’emergenza Covid-19. Il piano prevede investimenti in 15 anni per opere infrastrutturali, opere ferroviarie, con particolare attenzione all’alta velocità e al potenziamento della mobilità urbana su ferro, ma anche opere aeroportuali, marittime e stradali. Da qui le dichiarazioni del ministro per cui “ogni italiano deve vivere a meno di un’ora dall’alta velocità. Non devono più esistere zone periferiche”.
Di questi 200 miliardi, 130 miliardi sono già finanziati mentre la restante parte proverrà dagli stanziamenti sul Recovery fund.

Non è dato sapere, ad esempio, se nell’elenco stilato dal MIT sia compreso il ponte sullo Stretto di Messina, logica continuazione dell’alta velocità che, come dichiarato dal ministro della Cultura e del Turismo Dario Franceschini in un’intervista a Sky TG24 “non si può fermare a Salerno ma deve arrivare in Sicilia, ed è una grande opportunità di crescita di quell’area. Se il treno dell’alta velocità deve arrivare in Sicilia deve attraversare tre chilometri di mare. Per cui l’alta velocità deve arrivare a Reggio Calabria, poi a Catania, a Palermo e Messina e quindi necessita dell’attraversamento dello Stretto”.

A pensar bene il Piano #ItaliaVeloce ricorda tanto il “Piano per il Sud” che prevedeva “Un Sud connesso e inclusivo, infrastrutture e servizi per rompere l’isolamento e tre grandi priorità: ridurre la distanza temporale fra le ripartizioni territoriali del Paese, migliorare la mobilità interna al Mezzogiorno, sostegno alle filiere logistiche territoriali”. Le attese delle regioni del Sud tuttavia, a mio avviso, sono ben diverse dagli obiettivi presentati dal Governo nel “Piano del Sud” e nel “Piano Italia Veloce”.

Il Sud necessita di interventi a breve termine, azioni e misure da implementare nell’immediato attraverso il potenziamento e l’efficientamento dei servizi già presenti. L’Italia meridionale deve essere accessibile, intermodale, veloce, smart e sostenibile.

L’accessibilità deve essere garantita per sviluppare nodi infrastrutturali di cerniera con il territorio e tra le regioni confinanti e di collegamento, oggi totalmente disconnesse tra di loro. Il sistema dei trasporti (automobilistico e ferroviario) deve essere efficace, efficiente e soprattutto rispondente alle esigenze dei residenti verso i poli urbani e metropolitani, le aree montane, i borghi antichi, i nodi socio-sanitari, i servizi pubblici e le iniziative commerciali, gli hub trasportistici quali le stazioni ferroviarie dei capoluoghi e di costa e gli aeroporti. Investire nel Sud significa garantire più servizi a disposizione dei territori. Le proposte presentate durante gli Stati Generali non rispondono a queste emergenze.

L’intermodalità, oggi completamente abbandonata, è la chiave di volta della mobilità. Un progetto di rinascita deve prevedere la valorizzazione di tutte le modalità di trasporto (ferroviario, automobilistico, marittimo) per lo spostamento dei passeggeri e delle merci.

La velocità di un territorio si misura con la disponibilità dei servizi. È fuor di dubbio rafforzare i servizi di TPL, agendo anche mediante limitati interventi infrastrutturali atti alla valorizzazione e velocizzazione delle linee di forza del trasporto pubblico sia in ambito urbano sia in ambito extraurbano. Le città necessitano di questi interventi.

Occorre riprendere i concetti di spostamento dei residenti attraverso la disponibilità di servizi ferroviari metropolitani integrati con il trasporto pubblico automobilistico.

Occorre dare più spinta al settore del TPL, ambito di cui ho già avuto modo disquisire nel blog.

Ma la più grande scommessa è garantire una sistema di mobilità smart e sostenibile. Connettere i territori nei luoghi più disagiati sviluppando infrastrutture “intelligenti” attraverso un alto livello di tecnologia high-tech ed IoT, incentivando l’utilizzo di applicazioni per integrare le diverse forme di trasporto.

Da questi presupposti sul sistema dei trasporti parte il rilancio dell’Italia e del Sud. Il momento è quello giusto. Valorizziamo i suggerimenti del Presidente Mattarella.

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