Per alcuni osservatori non sarebbe del tutto vero che il decreto ministeriale sull’omologazione degli autovelox, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e firmato dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, porrà fine a quella “giungla di autovelox” (per usare le parole del segretario federale leghista nonché vicepremier) con la conseguente disattivazione di numerosi dispositivi a partire dalla mezzanotte tra sabato 11 e domenica 12 luglio. Molti, semmai, verranno salvati proprio dall’intervento ministeriale. Ma andiamo con ordine.
Da una giungla di oltre 10.000 autovelox, spesso nascosti e a ripetizione, a 3.150 apparecchi regolari e conformi. Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale. Dalle parole ai fatti.
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) July 11, 2026
COSA HA STATUITO LA CASSAZIONE
La Corte di Cassazione sulla questione due anni fa è stata chiara: “I procedimenti di approvazione e di omologazione sono distinti per natura e finalità – hanno spiegato i giudici di ultima istanza -, in quanto l’omologazione autorizza la riproduzione in serie di un apparecchio testato in laboratorio, con attribuzione della competenza al Ministero per lo sviluppo economico, mentre l’approvazione consiste in un procedimento di tipo semplificato che non richiede la comparazione del prototipo con caratteristiche ritenute fondamentali o previste da particolari previsioni del regolamento. Le norme contenute nel Codice della Strada, di cui all’art. 45, comma 6, e all’art. 142, comma 6 – avevano aggiunto i giudici – non operano alcuna equiparazione tra approvazione e omologazione ma evidenziano che i mezzi tecnici finalizzati all’accertamento e al rilevamento automatico delle violazioni, devono essere sottoposti alla procedura dell’omologazione, affinché le risultanze possano essere considerate fonti di prova”.
QUELL’ORDINANZA INVIATA AI PREFETTI…
Insomma, per i magistrati di Cassazione omologazione e approvazione sono processi ben distinti e non si poteva più utilizzarli come sinonimi. Un bel problema anche per chi, come Salvini, brandisce da una vita (politica) la battaglia (molto elettorale) sugli autovelox furbetti dal momento che, scrive Il Sole24Ore, “finora in Italia nessun rilevatore di velocità è stato omologato: il ministero delle Infrastrutture ha proceduto solo con approvazioni”. Non sembrano però pensarla allo stesso modo dei giudici i ministeri dell’Interno (retto da Matteo Piantedosi) e delle Infrastrutture (Salvini) che quest’anno hanno inviato ai Prefetti una circolare nella quale si dice che ci sarebbe “piena omogeneità tra le due procedure”.
IL NUOVO DM
E poi c’è “il nuovo Dm – prosegue sempre quotidiano di Confindustria – che disciplina il procedimento amministrativo che consente di arrivare all’omologazione, a più di 33 anni dall’entrata in vigore del Codice, dettando anche i requisiti tecnici che gli apparecchi devono avere. L’articolo 6 del decreto introduce una scorciatoia per quei dispositivi, già in uso e ovviamente privi di omologazione, che hanno alcuni requisiti: quelli che furono fissati dal Dm del 2017. Questi apparecchi si intendono direttamente omologati.”
LA SANATORIA NASCOSTA DEGLI AUTOVELOX: APPROVAZIONE DIVENTA OMOLOGAZIONE
Si legge infatti all’articolo 6 del Decreto ministeriale del dicastero presieduto da Salvini: “I dispositivi o sistemi conformi ai prototipi approvati con i decreti di cui all’allegato B si intendono omologati per tutti i fini di cui al presente decreto. Per quelli non ancora posti in uso le disposizioni relative alla taratura iniziale e alle verifiche di funzionalità in fase iniziale, di cui al Capo 2 dell’allegato A, si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto.” Insomma, almeno quelli approvati dal 2017 sarebbero salvi, omologati ex lege.
Si arriva così alla seconda incongruenza rispetto alle promesse elettorali di Salvini, che dopo la circolare sembra voler contrastare il dettato consolidato della giurisprudenza a suon di norme. Il Sole24Ore non manca di sollevare nuovi dubbi: “Può essere utile ricordare che la giurisprudenza di legittimità, e anche quella di merito, hanno respinto con forza le tesi che puntavano ad una sostanziale sovrapposizione dei procedimenti di approvazione ed omologazione. Tesi che, respinta in giudizio, ora si presenta con una veste regolamentare. È perlomeno dubbio il nostro ordinamento giuridico consenta di equiparare procedimenti amministrativi diversi (approvazione ed omologazione) utilizzando un atto di natura regolamentare. Così è piuttosto difficile non pronosticare ulteriori battaglie legali, con poco prevedibile”.
Ma, soprattutto, viene fatto notare dalla testata economica: “è lecito chiedersi se un decreto ministeriale possa spingersi fino a sancire che sia avvenuto un procedimento che invece non si è mai svolto”. Con la conseguenza che mentre Salvini dà la caccia agli “autovelox fantasma” proprio il suo dicastero ha varato – primo tra tutti in Italia – un atto che riconosce l’esistenza di omologazioni ectoplasmiche. Roba da paragnosta più che da tecnici.




