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Ryanair e Easyjet festeggeranno per il flop di Air Italy. Il commento del prof. Scarpa

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Air Italy

Ecco lo scenario dopo la liquidazione di Air Italy. Il commento di Carlo Scarpa, professore ordinario di Economia Politica presso l’Università di Brescia, tratto da Lavoce.info

Air Italy nasce meno di tre anni fa dalle “ceneri” di Meridiana, bloccata da pesanti difficoltà finanziarie con una perdita di circa 40 milioni nel 2017.

La nuova compagnia ha cominciato a volare a marzo 2018, perdendo denaro sia in quell’anno (oltre 160 milioni – oltre metà del fatturato) sia nel 2019 (si parla di oltre 200 milioni), tanto che ora viene messa in liquidazione. Perde meno di Alitalia, per carità, ma rispetto alla sua dimensione e ambizioni va perfino peggio.

Per tenere in piedi “a mercato” entrambe le compagnie aeree occorrerebbero più passeggeri o prezzi più elevati: chiaramente non si può pensare che un governo riesca a farlo per decreto. A parte la difficoltà ovvia di avere entrambe le cose, c’è il dettaglio che (per fortuna di noi passeggeri) esistono altre compagnie aeree che volano a prezzi inferiori e che addirittura ottengono profitti. Il problema principale di Alitalia e Air Italy è proprio la capacità di queste due compagnie aeree italiane di tenere il mercato con prezzi e costi ragionevoli.

Intendiamoci, si tratta del fallimento di due modelli di business piuttosto diversi, ma che hanno un difetto in comune: l’incapacità di reggere al cambiamento. Alitalia non ha ancora capito di non essere più una compagnia di “bandiera” e ha cercato di replicare il modello anni Settanta in un mercato aperto alla concorrenza.

Anche Air Italy – la ex Meridiana – non ha mai provato a fare la low cost. E puntava invece ad alcune nicchie regionali, che a suo tempo erano sostanzialmente protette dalla concorrenza, mentre oggi vi sono invece esposte in modo forte. Ad esempio, a Cagliari e Alghero volano sia Ryanair sia EasyJet e a Olbia vola EasyJet (e Ryanair sta per farlo). Su tratte brevi, queste low cost sono forse imbattibili.

Queste considerazioni mostrano anche come le preoccupazioni di quelli – che chiedono che si salvi Air Italy per preservare la continuità territoriale del paese e non isolare la Sardegna – non abbiano grande fondamento. A tutelare la Sardegna ci penseranno (in qualche modo) Ryanair e EasyJet. Almeno fin quando per loro sarà conveniente farlo. E come sempre faremo bene ad assicurarci che questo avvenga, in un equilibrio tra tutela dei viaggiatori e ragioni delle imprese – senza pensare di far pendere la bilancia troppo da una parte o dall’altra. Il loro modello di business è sempre stato basato su accordi con gli aeroporti e i territori serviti e il fatto che scompaia un vettore aumenta ovviamente il loro potere contrattuale rispetto alle comunità locali, e forse anche a questo occorrerà fare attenzione.

Poi c’è un fenomeno più ampio del quale tenere conto. Il mercato internazionale del volo è ormai polarizzato tra un numero limitato di operatori tradizionali ben attrezzati sulla lunga percorrenza e le low cost. Dei primi, in Europa sono rimasti (in buona salute) il gruppo British Airways (con Iberia) e Lufthansa, perché lo stesso gruppo Air France-Klm ogni tanto manda segnali di non essere proprio in grande forma finanziaria. Queste compagnie vanno bene per una certa utenza e certe percorrenze. Sul corto raggio, si fatica a capire come si possa competere con le due grandi low cost europee.

Con Air Italy siamo quindi di fronte a una crisi aziendale che ha radici strutturali oltre che nella strategia dell’impresa. E l’esplosione del corona-virus causerà certamente ulteriori ripercussioni negative che solo chi ha le spalle larghe riuscirà a contenere. Difficile pensare a una soluzione stile Alitalia, che comunque non funziona neppure in quel caso. Non solo perché non ci sono quattrini, ma soprattutto perché è inutile provarci.

Resta ovviamente aperto il tema dei dipendenti, che sono 1.450. Parte della soluzione occupazionale sarà data – sempre corona-virus permettendo – dalle compagnie aeree che servono ora le tratte di Air Italy e che la sostituiranno. Non credo ci sarà un assorbimento di tutto il personale, e comunque le condizioni economiche delle low cost sono fatalmente diverse. Sul resto, la risposta è la solita: ammortizzatori sociali nell’immediato, e sviluppo economico nel medio periodo.

(qui la versione integrale)

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