Mobilità

Perché Sea, Adr e non solo piangono per il Pnrr

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Sea, Adr, Aeroporti di Puglia, Abd -Airport, Aeroporto di Genova, Sagat, Geasar, Gesac e non solo hanno criticato in Parlamento tramite Assaeroporti il Pnrr, Tutti i dettagli

 

Il Governo si dimentica degli aeroporti.

Nel Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, non sono previsti investimenti relativi agli aeroporti. L’assenza preoccupa Assaeroporti, l’associazione che riunisce 32 società di gestione aeroportuale, tra cui Sea, Adr, Aeroporti di Puglia,  Abd -Airport, Aeroporto di Genova, Sagat, Geasar, Gesac e Sacbo, che operano nei 42 aeroporti civili italiani. L’associazione, in audizione alla Camera, chiede che i progetti sviluppati in ambito aeroportuale rientrino nel Recovery Fund.

PNRR: MANCANO INVESTIMENTI AEROPORTUALI

Nel Pnrr, denuncia Assaeroporti, si sorvola sugli investimenti aeroportuali. “Non possiamo che ribadire la nostra forte preoccupazione per il mancato inserimento degli investimenti aeroportuali tra gli obiettivi prioritari che il Governo intende perseguire nell’ambito del Programma Next Generation UE. La proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 12 gennaio, infatti, non contempla ancora progetti relativi agli aeroporti”, scrive Assaeroporti nella memoria depositata alla Camera dei Deputati.

“Si tratta di una carenza gravissima, tenuto conto che il sistema aeroportuale, oltre ad essere strategico per la ripresa dell’economia e del turismo e per garantire la connettività di interi territori del nostro Paese, sta registrando una crisi senza precedenti a causa dell’emergenza Covid-19”.

UN CAMBIO DI ROTTA

Stupisce la decisione. Proprio Camera e Senato, infatti, nell’ambito del precedente esame delle Linee Guida del Pnrr, ovvero nelle due risoluzioni approvate ad ottobre 2020, sostenevano l’importanza delle infrastrutture aeroportuali per “un piano di sviluppo della mobilità integrato, sostenibile e interconnesso”.

E per questo gli investimenti aeroportuali dovevano essere “inclusi tra i progetti del Recovery Fund”, ricorda Assaeroporti.

I PROGETTI DA INSERIRE NEL RECOVERY FUND

E c’è da dire che i progetti non mancano. Tra quelli che potrebbero essere inseriti nel Recovery Fund ci sono, tra gli altri, quelli che “tendono alla tutela dell’ambiente, all’efficientamento energetico, alla digitalizzazione, oltre che al miglioramento dell’accessibilità e allo sviluppo dell’intermodalità”.

COSA POTREBBE RIENTRARE NEL PNRR

In particolare nel Recovery potrebbero rientrare, scrive Assaeroporti, “per quanto concerne la Mission Rivoluzione Verde e la Transizione Ecologica, gli interventi di efficientamento energetico (es. sostituzione di involucri, realizzazione sistemi energetici a basso consumo; impianti di cogenerazione o trigenerazione; sostituzione impianti illuminazione con LED; impianti fotovoltaici; nuovi impianti di climatizzazione e ventilazione), la mobilità green (es. sostituzione mezzi operanti nell’area lato volo con veicoli a trazione elettrica e/o ibridi, adeguamento infrastrutture di rete, realizzazione impianti di ricarica), l’adeguamento delle reti idriche (es. accumulo, trattamento e riutilizzo acque piovane; ottimizzazione consumo acqua potabile) o il recupero e riuso dei rifiuti prodotti in aeroporto”.

Potrebbero essere anche finanziati progetti sul fronte del digitale e dell’innovazione, per quanto attiene “la realizzazione di sale di controllo centralizzate (cd. APOC) per la gestione e la pianificazione integrata di risorse e infrastrutture aeroportuali, l’implementazione delle tecnologie, wayfinding, app e sistemi digitali di gestione e monitoraggio flussi passeggeri (airport capacity management) o quelle di riconoscimento biometrico, smart security e soluzioni contactless per l’implementazione del passenger seamless journey e dei controlli connessi all’Entry-Exit System, l’implementazione dell’Airport Collaborative Decision Making (A-CDM), la geolocalizzazione dei mezzi operanti in aeroporto a fini di efficienza operativa e di safety, l’incremento delle misure di cyber security per la gestione di minacce e rischi connessi alla digitalizzazione dei processi operativi e l’efficientamento e ammodernamento tecnologico delle strutture logistiche e operative”.

E poi ci sono anche i progetti che rientrano nella “Mission Infrastrutture per la mobilità” ed in questo caso “si fa riferimento allo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale applicata alle attività di pianificazione e gestione delle aree cargo, alla digitalizzazione del processi logistici tra cui quelli doganali, al miglioramento dell’intermodalità tra i diversi sistemi e le diverse reti di trasporto tra cui gli interventi di ampliamento e sviluppo della viabilità ordinaria e dell’accessibilità su ferro agli scali aeroportuali, all’attuazione di Smart District”.

OCCASIONE PER CONTRASTARE CRISI DA COVID

Nuovi investimenti al settore, che rappresenta il 3,6% del Pil italiano, ed occupa 10.000 lavoratori, potrebbe essere un’occasione per far ridecollare un settore in crisi. Nell’anno 2020, secondo i dati di Assaeroporti, infatti sono stati persi in Italia 140 milioni di passeggeri rispetto al 2019, con una diminuzione del 72,6% del traffico (di cui -61,3% su voli nazionali; -77,5% su voli UE; -81,2% su voli extra-UE).

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