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Dalla Cina agli Usa, tutti i guai dell’app cinese Didi

Didi Sharing Economy

Le azioni della compagnia cinese sono crollate alla Borsa di New York dopo la repressione di Pechino e l’azione legale intentata dagli azionisti statunitensi di Didi

 

Proseguono i guai per l’app cinese di ride sharing Didi.

Le azioni della compagnia cinese sono crollate alla Borsa di New York dopo la repressione di Pechino e gli azionisti statunitensi hanno fanno causa alla società.

Secondo gli investitori Didi avrebbe dovuto divulgare i colloqui in corso con le autorità di regolamentazione cinesi sulla sua conformità alle leggi e ai regolamenti sulla sicurezza informatica.

Didi ha fatto il suo debutto a Wall Street lo scorso 30 giugno nella più grande offerta pubblica iniziale statunitense di una società cinese dal debutto di Alibaba nel 2014, raccogliendo circa 4,4 miliardi di dollari. Il titolo quel giorno è volato fino a +28,6%, per poi chiudere in rialzo di appena l’1%, a 14,14 dollari per azione, a fronte di una capitalizzazione pari a 67,8 miliardi di dollari.

Ma i problemi per la Uber cinese sono arrivati con la decisione delle autorità cinesi nel fine settimana di impedire a nuovi utenti di scaricare l’app, per la preoccupazione per la raccolta di dati personali degli utenti. Nella sessione del 6 luglio scorso, le quotazioni del gruppo sono crollate di ben oltre il 20% bruciando circa 15 miliardi di dollari di valore di mercato.

Ieri, è arrivata la notizia relativa alla decisione del governo di Pechino di rimuovere l’App di Didi dal servizio di messaggistica di Tencent, WeChat, e da Alipay di Ant Group.

Il titolo Didi ha chiuso la sessione di ieri a Wall Street in calo del 4,64% a 11,91 dollari. Ora è in perdita dello 0,42%. Molto male alla borsa di Hong Kong i titoli di Tencent (-3% circa), Alibaba -2,72% e Meituan, che soffre un tonfo di quasi -6%.

LA CAUSA DEGLI AZIONISTI USA CONTRO DIDI

Come riportato da Bloomberg, gli azionisti statunitensi hanno presentato denunce alla corte federale di New York e Los Angeles martedì contro Didi Global Inc. citando il ceo Will Wei Cheng, il presidente Jean Qing Liu e molti altri dirigenti. Secondo gli investitori, la società non ha rivelato i colloqui in corso con le autorità cinesi sulla sua conformità alle leggi e ai regolamenti sulla sicurezza informatica.

Anche i sottoscrittori Goldman, Morgan Stanley e JPMorgan sono stati citati.

FA CROLLARE LE BORSE ASIATICHE

Nel frattempo, le Borse in Asia sono affossate dal timore delle varianti Covid e dal nuovo giro di vite della Cina contro le società dell’hi-tech quotate anche a Wall Street, come Alibaba, e Didi. I titoli sono colpiti dai sell alla borsa di Hong Kong, che soffre un forte ribasso. L’indice Hang Seng di Hong Kong cede il 2,6%, la borsa di Shanghai arretra dello 0,66%, la borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,88%. Sydney +0,20%, Seoul -0,76%.

LA STRETTA DI PECHINO SULLE SOCIETÀ CINESI QUOTATE A WALL STREET

Poco dopo aver lanciato la sua revisione di Didi, il governo cinese ha emesso un ampio avvertimento alle più grandi aziende tecnologiche del paese, promettendo di rafforzare la supervisione sia della sicurezza dei dati che delle quotazioni estere.

Pechino ha deciso quindi di estendere la sua supervisione sulle società cinesi quotate a Wall Street, principalmente società attive nel settore hi-tech. Nella giornata di martedì il Consiglio di stato ha diramato un comunicato affermando che la normativa che regola “il sistema di quotazione all’estero delle imprese domestiche” sarà aggiornata. Ci saranno anche restrizioni sui dati cross-border per motivi di sicurezza.

IL PARERE DEGLI ESPERTI CINESI

Secondo alcuni esperti cinesi, riporta la Cnn, “il presidente cinese Xi Jinping vuole evitare una situazione simile alla battaglia americana con le società Big Tech che ha dato a società come Facebook, Google, Amazon e Apple così tanto potere che forse sono al di là della capacità del governo di regolamentare, nonostante diverse cause antitrust. Xi potrebbe non volere una forza di potere in competizione nel suo paese”.

IL COMMENTO DEGLI ANALISTI

Alcuni analisti hanno affermato al Financial Times che le quotazioni cinesi negli Stati Uniti diventeranno più difficili in futuro, aumentando potenzialmente l’attrattiva di Hong Kong come destinazione per la raccolta fondi.

LA RIMOZIONE DELL’APP DIDI DA WECHAT E ALIPAY

Tornando alla stretta delle autorità cinesi su Didi, ieri Pechino ha annunciato di aver deciso di rimuovere l’app della piattaforma di ride sharing dal servizio di messaggistica di Tencent, WeChat, e da Alipay di Ant Group.

Sia WeChat, che conta più di 1 miliardo di utenti, che Alipay, che ne conta più di 900 milioni, sono note come super App, il che significa che gli utenti possono aprire e utilizzare altre app, come Didi, senza dover chiudere Alipay o WeChat.

DOPO IL DIVIETO DI DOWNLOAD DELLA SCORSA SETTIMANA

Un’altra batosta quindi per la società cinese nel mercato domestico visto che già nel fine settimana la Cina aveva impedito ai nuovi utenti di scaricare l’app di Didi, per la preoccupazione per la raccolta di dati personali degli utenti.

Fondata nel 2012, Didi è particolarmente popolare nelle città cinesi. In media, ogni giorno nel Paese vengono organizzate più di 20 milioni di corse attraverso l’app.

Ma domenica la Cyberspace Administration of China ha impedito infatti il download dell’app Didi Chuxing dopo aver affermato che rappresentava un rischio per la sicurezza informatica per i clienti e che la piattaforma “ha violato gravemente le leggi raccogliendo e utilizzando illegalmente informazioni personali”.

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