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Perché Airbus teme le sanzioni Ue al titanio russo

Airbus

Il produttore di aerei europeo ha messo in guardia l’Occidente dall’imporre restrizioni sul titanio russo, materiale chiave per l’industria aeronautica

 

Airbus sta spingendo l’Occidente a non imporre sanzioni sulle vendite di titanio russe.

Lo riporta il Wall Street Journal.

L’industria aerospaziale ha fatto molto affidamento sul titanio di produzione russa. Il titanio è utilizzato nei motori degli aerei (in percentuali del 14-15%) ed è in gran parte fornito dalla Russia.

Negli ultimi mesi sia Airbus che Boeing avevano dichiarato i tentativi di cercare forniture alternative.

Eppure, sottolinea il Journal, Airbus sta ancora importando ingenti quantità di titanio da uno dei maggiori esportatori del paese. Già lo scorso aprile il produttore di aerei europeo aveva chiesto all’Unione europea di evitare l’imposizione di sanzioni sul metallo. Circa il 65% della fornitura di titanio di Airbus proviene dalla Russia, secondo la società di consulenza AlixPartners.

Finora l’Ue ha evitato di vietare le materie prime russe diverse dall’acciaio e dal carbone e il titanio rimane esente dalle restrizioni al commercio con la Russia.

Tutti i dettagli.

LE RICHIESTE DI AIRBUS

Airbus esorta l’Occidente a non imporre uno stop alle importazioni di titanio dalla Russia.

“Pensiamo che sanzionare il titanio dalla Russia significherebbe sanzionare noi stessi”, ha detto l’amministratore delegato di Airbus Guillaume Faury durante il fine settimana. Le vendite di titanio in Russia sono “una delle poche aree di attività in cui non è nell’interesse di nessuna parte interrompere la situazione attuale”, ha detto ai giornalisti durante un raduno dell’aviazione a Doha, in Qatar.

Il numero uno di Airbus ha anche affermato che sta cercando nuove fonti di titanio negli Stati Uniti e in Asia.

L’IMPORTANZA DEL TITANIO

Negli ultimi anni l’utilizzo di titanio è aumentato con gli ultimi jet leggeri, come il Boeing  787 e l’Airbus A350, raggiungendo in peso il 14-15% di un aereo di linea.

Finora il titanio è stato tenuto fuori dagli elenchi delle sanzioni dell’UE e degli Stati Uniti, ma molti acquirenti hanno ridotto la loro esposizione a fonti russe e hanno trovato fornitori alternativi per una serie di motivi, inclusa la difficoltà di effettuare pagamenti in Russia.

LA DIPENDENZA DAL COLOSSO RUSSO VSMPO-AVISMA DI BOEING E AIRBUS

Per quanto riguarda la produzione di titanio, come riassume Seeking Alpha, la Russia detiene il terzo posto con una quota compresa tra il 13 e il 13,5% circa, seguita da Cina, Giappone e Ucraina con una quota dal 2 al 2,6%.

Il colosso russo Vsmpo-Avisma è infatti il più grande produttore mondiale di titanio.

Airbus ha affermato di fare affidamento sulla Russia per metà del suo fabbisogno di titanio, ricordava di recente Reuters. Il produttore di aerei europeo ha accordi a lungo termine con Vsmpo-Avisma. Da parte sua, Vsmpo-Avisma realizza circa tre quarti delle sue vendite dal settore aerospaziale nonostante gli sforzi per diversificare.

Negli anni anche la rivale di Airbus, Boeing — ricorda sempre Seeking Alpha — ha intensificato i suoi legami con la Russia per la produzione di parti in titanio. Nel 1997, Boeing ha firmato un accordo con Vsmpo-Avisma per fornire titanio a Boeing e sono stati raggiunti diversi accordi negli anni seguenti.

L’ultimo quello siglato al Dubai Airshow dello scorso novembre, quando Boeing ha rinnovato una partnership biennale con Vsmpo-Avisma, accettando di mantenerla come il suo più grande fornitore di titanio. A fine gennaio, il numero di Boeing David Calhoun aveva dichiarato che l’azienda è “protetta per un bel po’, ma non per sempre”.

COSA STA FACENDO BOEING

Prima della guerra in Ucraina, Boeing ha acquistato almeno un terzo del suo titanio dalla Russia, evidenzia il Wall Street Journal.

Tutta all’indomani dell’invasione dell’Ucraina, Boeing ha annunciato che avrebbe interrotto la collaborazione con la Russia sul titanio. L’amministratore delegato David Calhoun ha affermato ad aprile che era “nello spirito di fare la cosa giusta”.

LE CONSEGUENZE PER AIRBUS

Secondo il Journal, Airbus non è l’unica azienda occidentale che continua ad acquistare titanio, ma è tra le più grandi aziende aerospaziali occidentali che lo fanno ancora, dimostrando le sfide nel sostituire rapidamente le catene di approvvigionamento russe. La dipendenza di Airbus dalla Russia la espone al rischio di nuove sanzioni imposte dall’Europa o dagli Stati Uniti o di restrizioni all’esportazione dalla Russia. È inoltre soggetto a rischio reputazionale a causa della crescente pressione pubblica sulle aziende affinché ritirino il sostegno finanziario all’economia russa.

“Parte della sfida per Airbus è la lunga procedura di certificazione per assumere nuovi fornitori e componenti, un processo che può richiedere dai 18 ai 24 mesi”, sostiene al WSJ Pascal Fabre, amministratore delegato di AlixPartners.

“C’è una forte dipendenza da un fornitore specifico”, ha affermato Fabre. “È molto difficile cambiare radicalmente la configurazione.”

COSA FARÀ L’UE

Dunque l’Ue sta valutando se imporre sanzioni sul materiale. Nei commenti di fine aprile, il commissario europeo per il Commercio Valdis Dombrovskis ha affermato che l’Ue doveva cercare nuovi fornitori per le materie prime utilizzate dai produttori aerospaziali, tra cui titanio, palladio e nichel.

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