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Stellantis Mirafiori

Il futuro di Mirafiori secondo Stellantis: sfasciacarrozze

Prende corpo il progetto voluto dalla Regione Piemonte e dalla città di Torino, frutto di un accordo con Stellantis nel 2022 per rilanciare lo stabilimento di Mirafiori alle porte della città sabauda. Fa discutere che le nuove linee non sforneranno auto nuove ma recupereranno materiali da quelle usate

In tempi di carestia, delle auto è meglio non buttare via niente. Anche perché le vetture sono sempre più tecnologiche, veri e propri tesoretti di terre rare e metalli critici che, è noto, l’Europa non produce e deve importare a caro prezzo. Anche per questo è stato inaugurato in pompa magna, alla presenza del presidente John Elkann e dell’amministratore delegato Carlos Tavares, come pure del governatore del Piemonte Alberto Cirio e del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il primo hub di economia circolare di Stellantis. Sorge a Mirafiori, location enfatizzata dalla dirigenza del gruppo franco-statunitense-italiano accusato un po’ a tutti i livelli (dai sindacati al mondo della politica, senza dimenticare il recente avvertimento di Luca Cordero di Montezemolo, secondo cui “Il nostro Paese, di fatto, non dispone più di una realtà industriale automobilistica”) di stare attuando una fuga dall’Italia.

I PIANI DI STELLANTIS PER MIRAFIORI

L’hub, frutto di un investimento da 40 milioni e sorto nel cuore dello storico stabilimento di Torino, ha un’area di 73.000 metri quadrati – 55.000 dei quali recuperati da un impianto parzialmente inutilizzato – dove le auto verranno rigenerate per essere riutilizzate e rivendute sul mercati. Lo scopo è quello di allungare la vita delle vetture usate e dei componenti rimettendoli a nuovo per rivenderli in tutto il mondo con certificazione a prezzi inferiori.

IL FUTURO È NELL’USATO?

Per ora i lavoratori sono 200, ma Stellantis promette che saranno 550 nel 2025.  Del resto nell’economia circolare Stellantis ha deciso di investire parecchio creando una business unit che punta a realizzare oltre 2 miliardi di euro di ricavi entro il 2030.

Il non detto è che, dato che con la mobilità elettrica le auto saranno sempre più care («senza incentivi le auto elettriche sono ancora troppo costose per la classe media, oggi come oggi l’elettificazione non è accessibile», ripete come un mantra Tavares) i più via via si affideranno alle auto ricondizionate.

LE FIAT PRODOTTE IN MAROCCO, A TORINO LE AUTO USATE

Certo, le critiche non sono mancate, a partire da chi fa notare come termini come “hub”, “circular economy”, “auto ricondizionate” siano parole posticce per imbellettare la reale natura del sito: un immenso “sfasciacarrozze” – come ha titolato Italia Oggi – in cui recuperare materiali, salvando il salvabile e destinando le vetture nelle condizioni migliori al mercato dell’usato.

Letta in questi termini il progetto voluto a tutti i costi dalla Regione Piemonte e dalla città di Torino, frutto di un accordo con Stellantis del 2022 per rilanciare lo stabilimento alle porte del capoluogo, non rende giustizia a ciò che è stato sfornato, dal dopoguerra in poi, da quelle linee. Tanto più se si pensa che le Fiat 600e e Topolino oggigiorno vengono prodotte in Polonia e Marocco.

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