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Fisker

L’ultimo incidente di Fisker? La startup dell’auto elettrica richiama 18mila veicoli

Anche se il richiamo non costringerà gli utenti a riportare la propria auto elettrica in officina e potrà essere assolto con un semplice aggiornamento del firmware, questo intoppo rischia di rivelarsi insidioso per Fisker, in difficoltà economiche da tempo

L’ultima battuta d’arresto per Fisker, startup guidata dal ceo e cofondatore Henrik Fisker, noto designer danese autore anche della BMW Z8 e dell’Aston Martin V8 Vantage, rischia di essere la pietra tombale su un’avventura imprenditoriale che per molti sarebbe ormai al capolinea. Da oltre un anno, infatti, il motore elettrico della realtà di Manhattan Beach, California, tossisce sempre più rumorosamente.

STAGIONE DI RICHIAMI

Da Fisker fanno sapere di dover richiamare più di 18.000 auto in Nord America e in Europa a causa di un software difettoso che comporterebbe una non conformità agli standard di sicurezza.

Nel dettaglio, l’azienda di auto elettriche sottolinea il fatto di star “richiamando volontariamente”, senza cioè nessuna imposizione da parte delle autorità preposte, 11.201 Ocean negli Stati Uniti, in Canada e in Europa per risolvere problemi di software che potrebbero far entrare il veicolo in una modalità di protezione dello stato di sicurezza, portando potenzialmente a una perdita di potenza del motore.

NEGLI USA E IN CANADA PROBLEMI SULLE SPIE

Ma i guai non sono finiti, perché a queste se ne aggiungono altre 6.864 unità, sempre di Ocean, sempre negli Stati Uniti, in quanto non soddisfano gli standard federali di sicurezza dei veicoli a motore per gli indicatori e le icone della spia nel display del quadro.

La startup produttrice di auto elettriche, al suo “secondo tempo” dopo l’intervallo dovuto alla cessazione delle attività nel 2013, sta inoltre richiamando 281 veicoli in Canada. La startup prevede di risolvere i problemi attraverso un aggiornamento over-the-air del sistema operativo del veicolo Ocean entro il 30 giugno.

INDAGA LA NHTSA AMERICANA

Mentre Fisker si affretta a sottolineare che i veicoli che hanno già effettuato l’aggiornamento all’ultima versione del software non saranno interessati dall’azione di richiamo, occorre ricordare che il SUV Ocean, ovvero il solo modello attualmente a listino, è pure oggetto di indagine da parte della National Highway Traffic Safety Administration degli Stati Uniti per quattro incidenti legati alla sicurezza.

L’ultima inchiesta, annunciata il mese scorso, sta esaminando i reclami relativi all’attivazione involontaria del sistema di frenata automatica di emergenza. Inoltre, 14 segnalazioni giunte alla National Highway Safety Administration lamentano la mancata apertura della porta del conducente e, con minor frequenza, di quelle degli altri passeggeri. In alcuni casi, è stato denunciato all’ente federale americano per la sicurezza stradale, non avrebbe funzionato neppure il meccanismo d’emergenza che prevede lo sblocco meccanico.

QUANTA STRADA FARA’ ANCORA FISKER?

Soprattutto, ci si interroga da tempo sulla sostenibilità finanziaria di Fisker, da oltre un anno alla ricerca di un compratore o di una cordata di investitori. Lo scorso marzo i dati dell’ultimo trimestre hanno messo nero su bianco una perdita netta di quasi mezzo miliardo di dollari.

Nel frattempo, la Casa americana è stata delistata dalla Borsa di New York (si era quotata nel 2020, quando ancora veniva soprannominata “la Apple delle auto elettriche”) e ha dovuto ammettere “dubbi sostanziali sulla propria capacità di continuare ad operare”.

Per non incorrere nuovamente nella bancarotta, la Casa automobilistica – che come ricordato poc’anzi aveva già dichiarato bancarotta al temine della sua prima vita dal 2007 al 2013 – ha sospeso la produzione del solo mezzo a propria disposizione per sei settimane, e contestualmente ridotto i listini del suo unico modello in gamma, ovvero la Ocean, con tagli fino a 24.000 dollari, avviando una stagione di licenziamenti e chiusure di filiali.

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