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Lo stato di salute delle imprese della componentistica automotive italiana. Report

Filiera Automotive

Dati positivi dalle oltre 2200 realtà del settore, ma il presente è ricco di insidie. Per questo la componentistica automotive chiede al nuovo governo una forte riduzione dei costi dell’energia, progetti di digitalizzazione e innovazione, ma anche incentivi alle immatricolazioni e più infrastrutture per le ricariche di auto elettriche

Quando si parla di automotive vengono in mente i grandi marchi: Alfa Romeo, Fiat, Lancia… quasi nessuno si sofferma sull’importanza del conto terzi, dell’intera filiera che realizza componenti più o meno piccoli, tutti ugualmente importanti, che finiranno poi nelle auto che troviamo al concessionario. Sono 2.202 le imprese che compongono l’universo della componentistica automotive italiana, la maggioranza delle quali, come vedremo, collabora con Stellantis perché fa parte ancora di quella ‘ragnatela’ industriale sorta attorno agli stabilimenti Fiat. L’ultimo report di Anfia, l’associazione che rappresenta la filiera, ci dice qual è la loro condizione di salute.

LA COMPONENTISTICA AUTOMOTIVE ITALIANA IN NUMERI

Nel corso del 2021 le duemiladuecentodue aziende del comparto hanno impiegato oltre 168.000 addetti e generato nello stesso anno un fatturato stimato pari a 54,3 miliardi di euro. Rispetto al 2020, che si era chiuso con un significativo calo del fatturato e una riduzione più modesta in termini occupazionali sull’anno precedente, il 2021 mostra una ripresa, con una variazione del +16,7% del volume d’affari e una sostanziale stabilità del numero di addetti (+0,6%).

componentistica automotive italiana

In totale, l’intera produzione industriale del settore automotive italiano (inclusa la produzione di carrozzerie e componenti) registra una crescita tendenziale del 18,7% nel 2021 rispetto al 2020 (-8,5% rispetto a gennaio-dicembre 2019) e chiude il consuntivo di gennaio-giugno 2022 a -3% su base annua. Per il 2022 si stima che i volumi della produzione italiana possano attestarsi intorno a 730mila unità (-8,2% rispetto al 2021); a livello mondiale si prevede che la produzione di autoveicoli si chiuda a fine 2022 a -2,1% (previsioni Fitch Solutions).

Il Piemonte mantiene il primato nazionale per numero di imprese (il 33,3%), immediatamente seguito da Lombardia (il 27%), Emilia-Romagna (il 10,4%) e Veneto (il 8,8%). In Piemonte il fatturato generato dalla componentistica nel 2021 è stato pari a 17,6 miliardi di euro (il 32,5% del totale nazionale), con oltre 58.600 addetti (il 34,9%). Rispetto all’anno precedente, il fatturato ha dato segni di recupero (+16,8%), mentre gli addetti sono risultati tendenzialmente stabili.

Nel 2021 si è assistito ad una forte ripresa degli scambi internazionali (il 78,3% delle imprese vende i propri prodotti sui mercati esteri. Aumenta anche la percentuale di fatturato derivante dall’export, che nel 2021 si attesta in media al 41,8% mentre era il 37,8% nel 2017), ma le vicende economico-politiche del 2022, come il rincaro dei prezzi delle materie prime, i costi della logistica, il prolungarsi della crisi dei semiconduttori e il conflitto Russia/Ucraina, non fanno ben sperare, scrivono gli analisti. Per Marco Stella, Presidente dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica: “Nel 2022, gli effetti di instabilità legati al conflitto in Ucraina potrebbero portare ad una frenata”.

L’IMMENSO INDOTTO DI STELLANTIS

Nel 2021 il 72,9% delle imprese risulta avere Stellantis nel proprio portafoglio clienti (l’80,6% in Piemonte). In calo, la quota di fatturato generato dalle vendite a Stellantis, pari al 40,7% in Italia (era il 41,7% nel 2020), mentre registra un aumento a livello piemontese (dal 47,4% del 2020 al 49,6%). Vale invece il 59,3% l’incidenza del fatturato proveniente da altri costruttori, soprattutto OEM tedeschi, francesi (escluso Stellantis) e americani.

COSA AGITA LIMPRESE E PIEMONTESI

Di minor rilevanza il rapporto con le case costruttrici asiatiche. Il 66% delle imprese intravede nella costituzione del nuovo colosso industriale un’opportunità (solo il 59% in Piemonte); tra le preoccupazioni, soprattutto in Piemonte, i possibili cambiamenti rispetto al baricentro decisionale e la diminuzione dei volumi della fornitura. Si mantiene alto, per il secondo anno consecutivo, il numero di imprese che ha dichiarato di non saper esprimere un giudizio sull’impatto dell’avvenuta fusione (il 58%), segno tangibile del perdurare dell’incertezza di un’operazione con sinergie in corso di sviluppo.

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

L’accelerazione della domanda e della produzione di veicoli elettrici e ibridi del 2021 e le prospettive positive per una diffusione progressiva dei powertrain elettrificati “obbligano tutti gli attori della filiera a confrontarsi con la transizione in atto”. La percentuale dei fornitori che si definiscono con un buon posizionamento sul comparto dei motori benzina e diesel permane alto (il 73,8% dei rispondenti), come consistente è la quota per le alimentazioni a metano e/o GPL (il 40,1%). Per Marco Stella, numero 1 dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica: “Per traguardare le sfide della transizione energetica, le nostre imprese, da quest’anno, possono contare anche sulle misure del fondo automotive, in particolare gli interventi di politica industriale come i contratti di sviluppo e gli accordi di innovazione, che agevolano i programmi di investimento delle imprese”.

Il posizionamento sui powertrain elettrici ed ibridi è significativo per il 37,6% delle imprese mentre sulle fuel cells ha un posizionamento di rilievo il 20,6% delle rispondenti. Dopo il lieve calo riscontrato nel 2020, torna ad ampliarsi la partecipazione della filiera a progetti di sviluppo di nuovi powertrain: considerando il triennio 2019-2021 aumenta il coinvolgimento sia per il powertrain elettrico (il 29,4%), sia per quello ibrido (30,3%), ma soprattutto incrementa la quota di imprese che ha preso parte a progetti di riduzione delle emissioni su motore a combustione interna, attraverso nuovi materiali e alleggerimento del peso dei veicoli (il 25,2%). A sottolineare il crescente interesse per le fuel cell, arriva al 15,6% la porzione di realtà aziendali che hanno aderito a progetti che sviluppano questa tecnologia.

LE SFIDE CHE ATTENDONO LA COMPONENTISTICA AUTOMOTIVE

“Il 2021 si era chiuso in ripresa, con un fatturato nazionale in crescita del 16,7%, ma oggi per le imprese della filiera automotive si moltiplicano le sfide: alti costi energetici e delle materie prime, crisi internazionale e soprattutto accelerata transizione ecologica, nonostante il posizionamento prevalente rimanga ancora sui motori tradizionali (73,8%) – ha commentato il Presidente della Camera di commercio di Torino, Dario Gallina. – Per questo le nostre imprese cercano soluzioni, vendendo di più all’estero, investendo in innovazioni di prodotto e cercando sul mercato del lavoro nuove competenze, spesso difficili da trovare: cautela e prudenza caratterizzano in ogni caso le prospettive per l’anno in corso”.

GLI INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO

Le imprese che hanno investito nell’anno 2021 in R&S sono il 67%, in progressiva diminuzione nel triennio; il calo ha interessato tutte le categorie di fornitura, a eccezione di alcuni segmenti, quali gli E&D, che tornano ai livelli del 2019. Cala nell’ultimo anno anche la quota di addetti in R&S, benché si rilevi una maggiore proiezione verso l’innovazione di prodotto (il 55% a fronte del 40% dell’anno precedente) e una più forte apertura a forme di collaborazione nelle attività di ricerca, specie con altre imprese. Nell’ultimo triennio, le motivazioni che principalmente hanno ostacolato l’innovazione sono i costi troppo alti (per il 25,3% delle imprese con grado di importanza elevato), l’instabilità della domanda (per il 24%) e la carenza di personale qualificato (per il 22,5%).

Leggi anche: Le auto del futuro saranno alla spina o a idrogeno?

Aumentano le imprese con personale interno laureato, passate dall’84% del 2017 all’88% del 2021, ma questo non ha comportato un incremento della forza lavoro specificatamente impiegata in ricerca e sviluppo. Per i prossimi cinque anni le imprese segnalano un diffuso bisogno di nuove figure professionali, da destinare in particolare ai processi produttivi (il 62% delle aziende), all’automazione e sistemi meccatronici (il 53%), ai prodotti e materiali (il 48%), nonché alla sostenibilità ambientale (il 47%).

LO SCENARIO ITALIANO

La domanda di autoveicoli in Italia nel 2021 a +6,7%, “ma se confrontiamo il dato con il 2019, il calo è pari al 21,8%: 463mila veicoli in meno rispetto ai volumi pre-Covid”, spiegano dall’Anfia. Nei primi mesi del 2022 l’attività economica ha mostrato una “decelerazione diffusa tra i principali paesi. La crisi Russia/Ucraina ha amplificato criticità già esistenti: inflazione, ostacoli al funzionamento delle catene del valore, aumento della volatilità finanziaria, ulteriori rialzi dei 2 prezzi delle materie prime energetiche”. Il Fondo Monetario Internazionale ha così rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil mondiale per il biennio 2022-2023. Nel 2022 la domanda mondiale potrebbe attestarsi attorno agli 80 milioni di autoveicoli (-2,8% sul 2021); in Italia le vendite di autovetture sono previste in calo del 10,3% a 1,3 milioni di unità (previsioni Fitch Solutions).

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