Skip to content

L’India non farà più l’indiana con le auto Ue. Perso il mercato cinese, si apre un subcontinente?

In base all'accordo di libero scambio sottoscritto stamani l'India concederà alle auto provenienti dalla Ue riduzioni tariffarie senza precedenti. Una occasione molto importante per le Case automobilistiche del Vecchio continente i cui bilanci hanno risentito proprio delle difficoltà riscontrate nell'ultimo periodo sulle strade cinesi ma anche soprattutto un messaggio indirizzato al partner europeo per eccellenza, gli Usa: l'Europa, stanca dell'atteggiamento vessatorio di Donald Trump, ora sta iniziando a guardare a Est

Chissà se anche negli affari vale il detto “chiusa una porta, si spalanca un portone”. Questa la speranza di politici e industriali del Vecchio continente che, avendo ormai perso le speranze di essere rilevanti nel mercato automobilistico numero uno al mondo, quello cinese (che i marchi tedeschi in primis hanno contribuito a plasmare con una presenza quarantennale nel Paese asiatico, trasferendo know-how, salvo poi finire scalzati dai marchi autoctoni), confidano che i recenti accordi commerciali stretti sul libero accordo tra Ue e India apra loro la strada a un subcontinente popolato da 1,46 miliardi di persone, potenziali acquirenti dei marchi di casa nostra.

LA STORICA IMPENETRABILITÀ DEL MERCATO INDIANO

Se l’India finora non era stata nel mirino dei produttori automobilistici occidentali lo si deve a un duplice ordine di motivi: anzitutto era molto più appetibile la Cina, che ha conosciuto uno sviluppo economico assai più rapido, con centinaia di migliaia di persone passate nel giro di pochi decenni dalla bici ad acquistare auto di lusso negli autosaloni. In secondo luogo perché il Paese si è sempre scudato dall’estero imponendo i dazi più alti al mondo (almeno fino all’arrivo di Trump), anche al 110 per cento, che rendevano impossibile lo sbarco alle auto occidentali.

Sono anni per esempio che Tesla guarda con interesse a quel mercato, anche perché il governo ha adottato corposi incentivi per la mobilità elettrica che sono invece ormai agli sgoccioli in Cina. E, a differenza della Cina, le praterie da colonizzare sono di fatto vergini per i costruttori esteri, con l’auto elettrica che rappresenta ancora quote minime sulle strade del subcontinente ed è arrivata, con grandi difficoltà, solo negli ultimi mesi al 5 per cento delle nuove immatricolazioni. La percentuale è minima, appunto, ma c’è un dato che non sfugge agli analisti: è la medesima dell’Italia per una popolazione il cui reddito medio è notevolmente inferiore (la State Bank of India comunque prevede che entro il 2030 il reddito annuale pro capite degli indiani salirà a 4.000 dollari).

L’AUTO ELETTRICA COMINCIA A CORRERE IN INDIA

Secondo i dati diffusi dalla Federation of Automobile Dealers Association (FADA) e riportati dal Times of India, tra aprile e settembre 2025 sono state immatricolate 91.726 auto elettriche nel mercato indiano, contro le 44.172 dello stesso periodo del 2024. I numeri in sé sono ancora molto deboli ma se si allarga lo zoom di vede come soli sei mesi, l’India abbia già raggiunto l’86% delle vendite totali registrate nell’intero anno fiscale precedente, quando le vetture alla spina avevano rappresentato appena il 2,6% del mercato.

Mercato interamente monopolizzato dai marchi autoctoni: Tata, storico colosso dell’automotive locale, ha venduto 25.000 auto elettriche nel secondo trimestre 2025 e i suoi modelli alla spina attualmente rappresentano il 17% delle vendite totali della Casa mentre la joint venture indo-cinese JSW MG Motor nata nel 2023 tra il conglomerato indiano JSW Group e SAIC Motor ha invece piazzato oltre 50.000 esemplari in 12 mesi della sua MG Windsor.

LE INSISTENZE DI TESLA

Non è dunque un caso che Elon Musk, patron dell’auto elettrica per antonomasia e il Primo ministro indiano Narendra Modi si siano incontrati davvero spesso negli ultimi anni, con Tesla che ogni volta faceva pressioni affinché l’India abbassasse le proprie barriere doganali. Nel marzo del 2024, per esempio l’India ha adottato un nuovo piano di stimolo alla mobilità elettrica che abbassa i dazi dal 100 per cento al 15 per cento su alcune tipologie di vetture a patto però che l’azienda produttrice investa almeno 500 milioni di dollari nel Paese e vi apra uno stabilimento.

ORA SI MUOVE PURE L’EUROPA

Adesso l’India interessa anche all’Europa, tagliata fuori come si diceva dal presidio del mercato cinese e schiaffeggiata a più riprese da Donald Trump. In base all’accordo di libero scambio sottoscritto stamani l’India concederà alla Ue riduzioni tariffarie al momento mai applicate a nessun altro partner commerciale, con i dazi sulle auto destinati a scendere dal 110% a un minimo del 10%, mentre saranno completamente aboliti per i ricambi auto dopo cinque-dieci anni.

Una occasione molto importante per le Case automobilistiche del Vecchio continente i cui bilanci hanno risentito proprio delle difficoltà riscontrate nell’ultimo periodo sulle strade cinesi (si vedano i bilanci di Audi e Porsche, per esempio) ma anche soprattutto un messaggio indirizzato al partner europeo per eccellenza, gli Usa: l’Europa, stanca delle angherie dell’attuale inquilino della Casa Bianca, ora sta iniziando a guardare a Est.

 

Torna su