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Le cineserie europee salvano la Cupra di Seat dai dazi

L'Ue revoca i dazi del 30,7% che gravavano sul prezzo di listino della Seat Cupra, marchio spagnolo ma di proprietà del gruppo tedesco Vw. In cambio l'azienda ha dovuto accettare di soddisfare determinate condizioni. Si tratta della prima deroga ad hoc a un'auto elettrica made in China

Non c’è solo Donald Trump a usare i dazi come arma di ricatto. Lo dimostrano i mercanteggiamenti della Commissione Europea che, dopo aver introdotto nell’autunno del 2024 alti balzelli sulle auto elettriche made in China (variano da un minimo del 7,8% per le Tesla prodotte a Shanghai al 35,3% imposto sulle vetture del gruppo Saic) ora sta aprendo a deroghe, a patto però di ricevere in cambio qualcosa. Sbarra della dogana alzata, perciò, alla Seat Cupra Tavascan del Gruppo Volkswagen. A patto però che il costruttore rispetti alcune condizioni concordate tra l’esecutivo comunitario e l’azienda tedesca che ha nel portafogli il marchio spagnolo.

COSì SEAT CUPRA EVITA I DAZI UE

La notizia è di per sé importante perché è la prima auto elettrica realizzata in Cina a ottenere una simile esenzione dai dazi. Da parte sua il produttore si è impegnato a soddisfare determinati requisiti, tra cui una quantità massima di modelli predeterminata, un prezzo minimo all’importazione (calcolato, come riportato dalla Ue, “utilizzando i dati relativi al costo di produzione di un veicolo elettrico a batteria comparabile fabbricato dal gruppo Volkswagen nell’Unione, più un margine di profitto ragionevole”), l’uso esclusivo di un unico importatore (sarà Seat), la presentazione di relazioni dettagliate sulle vendite, l’accettazione di ispezioni da parte della Ue, l’impegno a produrre documentazione dettagliata sulla tracciabilità delle auto elettriche e a investire nella produzione di auto elettriche nell’ambito del Vecchio continente.

DA DOVE ARRIVA LA SEAT CUPRA

Dettagli su quote e prezzi non sono noti e non sono stati pubblicati neanche nella Gazzeta Ufficiale dei 27: le parti hanno concordato di mantenere confidenziali i termini dell’accordo, segno che la Ue confida di siglarne altri, mantenendo il massimo riserbo sulle singole trattative.

Tira un sospiro di sollievo il Gruppo tedesco, dal momento che i dazi al 30,7 per cento (frutto dello scaglione al 20,7% imposto in seguito all’indagine anti-dumping del 2024 sommato al 10% valido per tutti) rendevano la sua auto elettrica prodotta in Cina dalla joint venture Volkswagen (Anhui) Automotive Co una operazione di gran lunga meno vantaggiosa rispetto a come era stata disegnata da Wolfsburg.

Ma soprattutto incassa il risultato Bruxelles che coi dazi è riuscita ad accelerare la costruzione di diversi impianti nel Vecchio continente da parte di alcuni dei più grandi costruttori cinesi.

L’IMPATTO DEI DAZI PER LE CASE AUTOMOBILISTICHE EUROPEE

I dazi europei sui veicoli elettrici cinesi rispondevano alla necessità di proteggere le case automobilistiche del Vecchio continente dalla concorrenza estera. Tuttavia, queste tariffe – come ha spiegato Bloomberg – hanno finito per ostacolare i piani delle società europee che assemblano i loro modelli in Cina, dove i costi di manifattura sono più bassi, per poi esportarli in Europa.

Come ricostruito dall’agenzia, le barriere commerciali europee “hanno intaccato i profitti di produttori”. Soprattutto tedeschi che con la Cina hanno rapporti solidi ormai quarantennali. Tra questi, per esempio, anche Bmw, che produce la iX3 elettrica in Cina. Poi c’è la svedese Volvo Car, di proprietà però della cinese Geely, la cui EX30 era soggetta ai dazi prima che la produzione fosse trasferita a Gand, in Belgio, proprio per evitarli. Oneri una tantum che sono finiti per gravare sui bilanci delle Case europee in un periodo già estremamente difficile.

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