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La buona stella di Polestar s’è offuscata?

Il calo nelle vendite trimestrali è solo una delle brutte notizie che ha colpito Polestar nell'ultimissimo periodo. Il vero problema infatti per il marchio svedese lautamente finanziato dalla cinese Geely è rappresentato dalla decisione del Dipartimento del Commercio Usa di negargli il mercato americano che non vuole auto smart made in China. Tutto questo mentre la controllante Volvo (di proprietà del medesimo gruppo asiatico) ha invece ottenuto uno speciale lasciapassare

Non è un periodo positivo (ammesso ne abbia mai vissuti davvero nella sua breve e travagliata esistenza) per la svedese Polestar, scuderia di auto elettriche di Volvo, costretta a fare i conti con un calo del 4% nei volumi di vendita trimestrali: 17.296 vetture rispetto ai 18.026 veicoli Ev venduti nello stesso periodo dell’anno scorso.

GLI USA TOLGONO ENERGIA ALLE AUTO ELETTRICHE POLESTAR

Ma le vere difficoltà per il produttore di vetture alla spina di fascia premium arrivano dagli Usa, dove il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha negato alla scuderia nordeuropea l’autorizzazione ai sensi della Connected Vehicles Rule per non meglio specificati motivi di sicurezza nazionale (che paiono più connessi alla necessità di proteggere i marchi automobilistici autoctoni, limitando la circolazione di auto dotate di tecnologie per veicoli connessi legate alla Cina).

Perché Polestar sarà pure nel portafogli della svedese Volvo, ma Volvo a sua volta ricade dal 2010 e per oltre l’80 per cento tra le proprietà del gruppo cinese Zhejiang Geely Holding, meglio noto come Geely. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno considerato che quell’autorizzazione Polestar la sentiva già apposta in bell’evidenza sul parabrezza, dal momento che la sua controllante Volvo un mese prima aveva ricevuto dalla medesima autorità l’autorizzazione alla vendita.

VOLVO Sì, POLESTAR NO

Una deroga ad hoc che riguarda però solo la holding ma non la controllata e un problema non di poco conto per un brand che guardava soprattutto all’Occidente e che continua a essere ancorato eccessivamente alla vecchia Europa, da cui proviene ben l’80 per cento del fatturato dei primi sei mesi 2026.

SFUMA LA PRODUZIONE NELLA CAROLINA DEL SUD

Peraltro proprio per ingraziarsi le autorità statunitensi dallo scorso mese di marzo Polestar aveva iniziato a produrre uno dei suoi modelli, la Polestar 3, proprio negli Stati Uniti, a Charleston, nello Stato della Carolina del Sud dove Volvo produce già la EX90 e, entro il 2030, dovrebbe avviare anche la produzione della XC60 e di un nuovo modello ibrido. Il polo produttivo è frutto di un investimento di circa 1,3 miliardi di dollari e vanta una capacità annua di 150.000 veicoli.

“Gli Stati Uniti rappresentano un mercato cruciale per Volvo Cars, sia per sostenere le nostre ambizioni di crescita, sia come polo produttivo strategico per soddisfare la domanda regionale e quella legata alle esportazioni”, era stato dichiarato contestualmente all’annuncio di produrre pure la Polestar 3 negli Stati Uniti d’America mentre ora, ricevuto il benservito dal governo americano, il marchio ha dichiarato che continuerà a vendere le scorte esistenti, proseguendo parallelamente con quella delle auto usate e, almeno nel primo periodo, continuando a mantenere attiva la rete di assistenza.

I DAZI HANNO TAGLIATO LE GOMME AL MARCHIO

I dazi voluti da Donald Trump avevano già sferzato il giovane e cagionevole marchio lautamente finanziato da Geely spingendolo a rinnovare i modelli esistenti piuttosto che lanciarne di completamente nuovi. A febbraio, l’azienda aveva annunciato infatti nuove edizioni della Polestar 2 e Polestar 4, previste per il prossimo anno. Almeno questo problema, però, è adesso nello specchietto retrovisore, ma davanti al parabrezza se ne staglia uno di dimensioni ben maggiori.

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