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Italvolt, a che punto è la gigafactory di Scaramagno?

Italvolt Gigafactory

Tutte le ultime novità sulla gigafactory di Itavolt che nascerà a Scarmagno

 

Della più grande gigafactory d’Europa, da localizzare proprio in Italia, uno degli stati del Vecchio continente che finora ha detto meno in tema di rinnovo dell’automotive in vista della rivoluzione elettrica (nel frattempo è stata confermata la conversione di Termoli, che oggi produce motori endotermici, per opera di Stellantis, Mercedes e TotalEnergies, cui dovrebbero aggiungersi l’ex Whirlpool di FIB a Teverola, in provincia di Caserta, che dovrebbe produrre 7,5-8 GWh di batterie agli ioni di litio e quella di Gavassa, in Emilia Romagna, di Silk Faw, su cui aleggiano però parecchi dubbi), si parla ormai da oltre 1 anno. Eravamo infatti agli albori del 2021 quando in quel di Scaramagno, alle porte di Ivrea, iniziò a riecheggiare un nome sconosciuto: Italvolt. È la realtà che da più di 12 mesi dice e ripete di essere pronta a investire 4 miliardi di euro nell’area dell’ex Olivetti.

CHE COS’È ITALVOLT

“La Italvolt sono io”, ha detto a Quattroruote Lars Calstrom, imprenditore svedese dietro Britishvolt, di cui, fin dal nome, Italvolt dovrebbe rappresentare la gemella dislocata ne Bel Paese. “Sono al momento l’unico socio e finanziatore, ho reinvestito lì parte del ricavato della vendita della mia quota nella Britishvolt: per ora circa cinque milioni di euro. Sto cercando di raccoglierne altri 35 per formare il capitale iniziale, grazie a una serie di investitori la cui partecipazione non posso ancora ufficializzare. Alcuni sono italiani, e molto noti. Comunque, a quel punto creeremo una piattaforma per ampliarne il numero”.

PERCHE’ ITALVOLT HA SCELTO SCARAMAGNO?

“Non è un caso che la Gigafactory Italvolt sia ubicata a Scarmagno, in Piemonte”, spiegano dal Gruppo, dando le cose già per fatte (in realtà, come vedremo, la situazione è un po’ più complessa). “Nel paese dove Alessandro Volta inventò la batteria nel lontano 1800, abbiamo scelto un sito precedentemente utilizzato da Olivetti per la fabbricazione di prodotti di alta tecnologia”. Questa la spiegazione romantica, segue quella pragmatica: “È un’area con un ricco patrimonio industriale, soprattutto come polo dell’industria automobilistica europea, e offre una vasta forza lavoro qualificata. È anche un crocevia strategico dei corridoi pan-europei da est a ovest e da nord a sud.” Di fatto, Italvolt ha in mano un’opzione di acquisto dell’area dell’Ex Olivetti.

LA GIGAFACTORY DI IVREA IN NUMERI

Là Italvolt intende realizzare, per il 2024, un’impianto disegnato da Pininfarina dall’estensione di 300.000 metri quadri, che nei progetti darà lavoro a circa 3.000 persone e raggiungerà a regime una capacità produttiva fino a 45 GWh all’anno, diventando così una delle più grandi fabbriche del suo genere al mondo. “Grazie all’utilizzo di materie prime sostenibili, energia rinnovabile e sistemi di riciclo innovativi – si legge nei materiali distribuiti alla stampa -, Italvolt ridurrà al minimo le emissioni di CO2. Il centro di 20.000 metri quadri dedicato alle attività di ricerca e sviluppo, in collaborazione con partner accademici e industriali di alto profilo, creerà competenze ineguagliabili in materia di innovazione tecnologica, trasferimento di conoscenze e formazione del personale. Inoltre, alcune aree del sito saranno aperte alla comunità, con spazi pubblici, parchi, strutture per l’infanzia e altro ancora”.

A CHE PUNTO È LA GIGAFACTORY?

Sfumato il sogno di acquistare Saab, la Casa automobilistica conterranea che, nonostante reclamizzasse i suoi prodotti paragonandoli a dei jet, ha chiuso i battenti dei propri hangar da quel dì, ora Calstrom punta tutto su Italvolt. Ma in realtà, come si anticipava, il progetto è ancora in divenire e tutt’altro che definitivo. Qualche passo in avanti è stato fatto proprio negli ultimi giorni,  con la sottoscrizione con Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino e i Comuni di Scarmagno, Romano Canavese e Ivrea del protocollo di intesa per il “coordinamento delle azioni e delle procedure” da seguire per una “più efficiente azione amministrativa unitaria” relativa alla realizzazione della Gigafactory.

LA ROAD MAP PER APRIRE ENTRO IL 2024

Adesso occorrerà vedere se la PA italiana, che certo non brilla per speditezza, starà nei tempi. Il protocollo prevede l’istituzione di un Tavolo Tecnico di coordinamento che sarà presieduto da un delegato della Regione che dovrà coordinare e supportare i vari uffici istituzionali coinvolti per lo svolgimento delle procedure ambientali, urbanistiche ed edilizie. Gli enti si sono impegnati a completare il procedimento nel giro di sette mesi dalla presentazione dell’istanza. Italvolt, dal cant suo, conta di depositare il progetto definitivo entro giugno così da ottenere i permessi per avviare la costruzione nei primi mesi del 2023 e avviare la produzione di batterie a ioni di litio nella seconda metà del 2024. Le auto EV sanno essere molto veloci, è vero, ma questa sarà senz’altro una corsa contro il tempo.

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