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Italia e Francia criticano le cineserie della Germania con Cosco nel porto di Amburgo

Cosco Porto Amburgo

Chi gongola e chi no (dentro e fuori la Germania) per l’acquisto da parte dei cinesi di Cosco di una quota di uno dei quattro terminal del porto di Amburgo. L’articolo di Marco Orioles

 

La decisione del cancelliere tedesco Olaf Scholz di approvare l’acquisto da parte dei cinesi di Cosco di una quota di uno dei quattro terminal del porto di Amburgo ha fatto inalberare non solo metà del suo governo, ma anche i principali alleati europei, mentre a Pechino si gongola.

Le polemiche in Germania

A poco è servito l’escamotage dell’ultimo minuto di Scholz di abbassare dal 35 al 24,9% la quota di controllo cinese del terminal. Liberaldemocratici e verdi, che erano già sul piede di guerra, non hanno digerito la mossa unilaterale del cancelliere.

Durissima, infatti, la nota redatta dal ministero degli Esteri e sottoscritta dal ministro per l’Economia e da altri quattro ministri liberaldemocratici nella quale si esprime tutto il proprio disappunto.

Nella nota, di cui Reuters è venuta a conoscenza attraverso due fonti di governo, si legge che l’investimento di Cosco “espande sproporzionatamente l’influenza strategica della Cina sull’infrastruttura dei trasporti tedesca ed europea così come la dipendenza tedesca dalla Cina”.

Nella nota dei ministri torna in primo piano una questione, quella della dipendenza economica tedesca dalla Cina, che era stata evocata pochi giorni prima dal Presidente Frank-Walter Steinmeier mentre si trovava in visita a Kiev.

“Dobbiamo imparare delle lezioni”, è stato l’ammonimento di Steinmeier riportato da Euronews, “e imparare la lezione significa che dobbiamo ridurre le dipendenze unilaterali dovunque possibile, e questo si applica alla Cina in particolare”.

L’irritazione di Macron

“Abbiamo fatto errori strategici nel passato con la vendita di infrastrutture alla Cina” è quanto Macron avrebbe sussurrato all’orecchio di Scholz venerdì scorso a Bruxelles.

Sono queste parole inascoltate del Presidente francese che spiegano probabilmente la gelida accoglienza riservata da Macron a Scholz al Palazzo dell’Eliseo pochi giorni dopo.

Come scrive il Wall Street Journal, il disaccordo tra i due leader è profondo e riguarda tra gli altri temi il no tedesco a un tetto del gas come leva europea contro il caro energia e la decisione di Berlino di procedere a un massiccio riarmo rivolgendosi all’industria della difesa Usa anziché, come avrebbe preferito Macron, ad attori europei.

L’affare del porto di Amburgo non fa dunque che aggiungersi a una lunga lista di rimostranze francesi per le mosse dell’alleato.

L’ira di Adolfo Urso

A scagliarsi in Italia contro l’accordo tra Cosco e il porto di Amburgo è stato il neoministro delle Imprese e del Made in Italy (ex Mise) Adolfo Urso, già noto per le sue posizioni da falco su dossier come quello di Huawei e sul ricorso al golden power come scudo contro investimenti predatori.

“Noi non ci metteremo mai nelle mani dei cinesi” ha tuonato Urso parlando con un giornalista a un convegno a Roma. “Se altri intendono muoversi”, ha aggiunto il ministro, “dalla dipendenza energetica e perciò dal potere russo alla dipendenza tecnologica e in una certa misura commerciale dalla Cina, noi non li seguiremo”.

Era stato proprio Urso, all’inizio di questa settimana, a lasciare intendere che il nuovo governo guidato da Giorgia Meloni non avrà esitazioni a ricorrere al golden power se saranno in gioco asset strategici del Paese, delineando così una continuità con l’approccio tenuto dal precedente inquilino di Palazzo Chigi, Mario Draghi.

La soddisfazione della Cina

Dall’altra parte del globo non si nasconde la soddisfazione per un accordo destinato ad aumentare sensibilmente il traffico commerciale tra Cina ed Europa.

Conscio delle polemiche sorte in Europa, il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, ha esortato “le parti in causa a guardare razionalmente alla cooperazione pragmatica tra Cina e Germania” e a smetterla di fare proclami ideologici.

Ci ha pensato poi come sempre il Global Times, edizione in lingua inglese del Quotidiano del popolo, a illustrare meglio il punto di vista della Cina.

“L’accordo tra il gigante cinese dello shipping Cosco e il porto di Amburgo per una quota di investimento in un terminal non crea dipendenza unilaterale come hanno detto certi politici tedeschi ma inietta stabilità nelle importanti relazioni sino-tedesche”.

Il quotidiano dà poi la parola a un presunto esperto, il direttore del Centro di studi tedeschi dell’Università di Tongji, Zheng Chunrong, il quale afferma che “quando in futuro il porto trarrà concreti benefici dalla cooperazione con Cosco, i fatti parleranno da soli e quelli che sono stati contrari vedranno l’errore nella loro logica”.

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