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Ip, tutte le incredibili capriole elettriche per i fondi del Pnrr

Ip

Che cosa cela l’accordo fra Atlante e Ip sulle ricariche per le auto elettriche, che cosa teme l’associazione Motus-E e che cosa si diceva ai piani alti di Ip sulla mobilità elettrica.

 

Si può essere critici con l’elettrico e puntare sulla mobilità elettrica? E ci si può dare un tono da turbo liberisti mentre si aspira ad attingere ai fondi del Pnrr?

Sono alcune delle domande che si stanno ponendo in queste ore alcuni addetti ai lavori nel settore energetico dopo aver letto ieri un comunicato stampa del gruppo Ip.

Atlante, società del gruppo Nhoa (già Engie Epe) dedicata all’infrastruttura di ricarica rapida e ultra-rapida per veicoli elettrici, e Ip, gruppo privato attivo nella distribuzione dei carburanti e nei servizi alla mobilità con 4.600 stazioni di servizio in Italia, lavoreranno insieme per agevolare la diffusione della mobilità elettrica, si legge nella nota per la stampa.

L’accordo è stato firmato ieri da Alberto Chiarini, Amministratore Delegato di Ip e Stefano Terranova, amministratore delegato di Atlante, presso il quartier generale di Ip a Roma, alla presenza di Ugo Brachetti Peretti, presidente di Ip, e Carlalberto Guglielminotti, ceo del gruppo Nhoa.

Le due società evocano i fondi pubblici del Pnrr nell’ambito dell’annuncio di ieri: “L’accordo arriva in un momento importante per l’infrastrutturazione elettrica del Paese: è infatti in corso in queste settimane la consultazione pubblica da parte del Ministero per la Transizione Ecologica sulla misura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) volta a incentivare la realizzazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici sui distributori”, è scritto nel comunicato. E pensare che ai piani alti del gruppo Ip a proposito anche dei fondi del Pnrr si parlava fino a pochi giorni fa si stimmatizzava la “corsa dietro a tesoretti veri o presunti di soldi altrui che ciascuno vuole per fare i fatti propri”.

Sulla consultazione ministeriale evocata da Atlante e Ip, ha espresso critiche e interrogativi Motus-E, l’associazione che rappresenta gli stakeholder della mobilità elettrica: “Le risorse finanziarie disponibili per queste misure sono pari a 741,3 Milioni di euro e sono destinate a sostenere fino al 40% dei costi di realizzazione delle stazioni”, ha ricordato l’associazione.

“Si tratta di cifre importanti, che richiedono una particolare attenzione nell’assegnazione – continua Naso – Segnaliamo, però, che, nell’attuale enunciazione della consultazione del Ministero della Transizione Ecologica, le offerte degli operatori di ricarica non valgono se l’infrastruttura non ricade all’interno delle stazioni di carburante tradizionale”, ha commentato Francesco Naso, segretario generale di Motus-E.

La collaborazione fra Ip e Atlante prevede in effetti l’installazione di 34 punti di ricarica fast e ultra-fast in 5 distributori del Nord e del Centro Italia sui principali corridoi stradali ad alta densità di traffico, con l’obiettivo di offrire ai viaggiatori italiani un’esperienza di ricarica elettrica sempre più rapida e in grado di consentire anche gli spostamenti extraurbani.

“I primi 26 punti di ricarica on-the-go elettrificati verranno resi operativi entro dicembre 2022 e saranno dotati di pensiline con pannelli fotovoltaici, così da permettere l’utilizzo in microrete di energia rinnovabile, rendendo più agevole il passaggio a una mobilità elettrica davvero sostenibile”, si legge nella nota per la stampa.

È inoltre prevista, entro marzo 2023, l’aggiunta in una delle stazioni di servizio di ulteriori 8 punti di ricarica rapida e l’integrazione di un sistema di accumulo di energia, che permetterà di ottimizzare il consumo energetico e contribuirà all’efficienza del sistema elettrico, in assetto microrete, ovvero attraverso lo scambio di energia tra il veicolo, il dispositivo di ricarica, i pannelli solari e il sistema di accumulo.

“I 34 punti di ricarica totali saranno aperti 24/7 a tutti i veicoli elettrici e saranno compatibili con tutti gli standard di ricarica e i provider di servizi per la mobilità elettrica”, concludono Atlante e Ip.

E pensare che in casa di Ip fino a poco tempo fa le auto elettriche erano giudicate capricci da ricchi.

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