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Fondi Pnrr per le colonnine di ricarica, che cosa va (e cosa non va)

Colonnine Di Ricarica

L’assegnazione delle risorse del Pnrr per le colonnine di ricarica elettriche è limitata ai distributori di carburante tradizionale. Perché? La consultazione del ministero e le critiche di Motus-E

 

Con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) il governo intende implementare l’infrastruttura esistente per le auto elettriche installando nuove colonnine. Un’operazione finanziata con 741,3 milioni di euro, che prevede “7.500 stazioni di ricarica super-veloci per veicoli elettrici su strade extraurbane (autostrade escluse) e almeno 13.755 stazioni di ricarica veloci nei centri urbani”, per un totale quindi di almeno 21.255 punti di ricarica.

IL PRIMO PASSO PER L’INSTALLAZIONE DELLE COLONNINE DI RICARICA

Pochi giorni fa il ministero della Transizione ecologica (Mite) ha annunciato l’avvio di una consultazione pubblica per la finalizzazione del decreto attuativo (qui il Modulo di adesione consultazione; qui invece il Documento di consultazione pubblica sulla misura M2C2 Investimento 4.3 Infrastrutture di ricarica) che sarà chiusa il sei giugno prossimo.

TRE BANDI, IL PRIMO A DICEMBRE

L’operazione, ricorda il dicastero, è incentivata “con contributi a fondo perduto fino al 40%”, destinati anche a ristrutturare “la rete di distribuzione dei carburanti”, e i finanziamenti verranno assegnati attraverso tre bandi: uno all’anno dal 2022 al 2024.

Il primo partirà entro il prossimo dicembre e resterà aperto per 90 giorni. La graduatoria di ogni bando sarà redatta sul ribasso offerto sulla percentuale massima di contributo in conto capitale (40%), corretto da specifici fattori premiali. In attesa dei risultati della consultazione appena avviata dal dicastero guidato da Roberto Cingolani, ecco come sono stati strutturati e i limiti che presentano.

I CRITERI PER PARTECIPARE ALLE GARE

I soggetti che presentano istanza di contributo “devono dimostrare di avere in gestione almeno 50 stazioni di ricarica operative da più di 12 mesi”. Per quanto riguarda le strade extraurbane, le colonnine di ricarica potranno sorgere anche “entro una distanza di 500 m da tali strade”, ma “comunque al di fuori di centri abitati”.

Il Mite destina in merito circa 360 milioni di euro. Le colonnine di ricarica dovranno avere minimo 175 kW di potenza ed “essere modulari, in modo da risultare espandibili fino ad erogare potenze di almeno 350 kW per punto di ricarica”.

LE CONDIZIONI

Per accedere agli inventivi dei contributi a fondo perduto fino al 40% per la realizzazione di infrastrutture di ricarica è previsto un costo di investimento massimo di 81.000 euro per stazione, “a cui si aggiungono i costi di connessione alla rete elettrica ed i costi di progettazione, quantificati pari rispettivamente ad un massimo del 40% e del 10% del costo massimo di fornitura e messa in opera”. Tra le altre condizioni, è richiesto che l’opera sia completata entro 12 mesi dall’ammissione all’incentivo.

Infine, capitolo dedicato alla posa e realizzazione delle colonnine di ricarica nei centri urbani. In merito, il Governo stanzia 353 milioni di euro dei benefici a fondo perduto previsti dalla Missione 2, Componente 2, Investimento 4.3 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Le colonnine di ricarica cittadine dovranno avere una potenza oltre i 100 kW e un costo di investimento massimo ammissibile di 50.000 €, “a cui si aggiungono i costi di connessione alla rete elettrica ed i costi di progettazione, quantificati pari rispettivamente ad un massimo del 20% e del 10% del costo massimo di fornitura e messa in opera”. Anche in questo caso, fine dei lavori entro 12 mesi.

L’IMBUTO DELLE STAZIONI DI SERVIZIO

Come si è visto, la concessione dei benefici a fondo perduto previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza al fine di incentivare con contributi a fondo perduto fino al 40% la realizzazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici veloci e ultra-veloci ha al centro la ristrutturazione della rete di distribuzione dei carburanti. Il Mite da parte sua motiva così l’intenzione di massimizzare il ricorso a stazioni di rifornimento di carburanti tradizionali: servirebbe per “evitare ulteriore sottrazione di suolo e ottimizzare l’utilizzo delle connessioni alla rete elettrica già presenti”.

Limite, questo, criticato da Motus-E, associazione che rappresenta gli stakeholder della mobilità elettrica. “Si tratta di cifre importanti, che richiedono una particolare attenzione nell’assegnazione – ha spiegato Francesco Naso, segretario generale di Motus-E – Segnaliamo, però, che, nell’attuale enunciazione della consultazione del Ministero della Transizione Ecologica, le offerte degli operatori di ricarica non valgono se l’infrastruttura non ricade all’interno delle stazioni di carburante tradizionale”.

“Ricordiamo – ha aggiunto – che la ricarica dei veicoli elettrici rappresenta un nuovo paradigma che poco si sposa con gli spazi delle stazioni di rifornimento, specie in ambito urbano. È giusto incentivare l’utilizzo di spazi e connessioni alla rete elettrica esistenti: tuttavia limitare la premialità ai soli distributori di carburante, escludendo supermercati, stazioni o altri nodi già operativi, non rappresenta affatto un vantaggio né per gli utenti e né per il sistema elettrico”.

“Confidiamo – ha concluso il segretario generale di Motus-E – che il Governo corregga il tiro e non obblighi gli attori di settore, che stanno investendo centinaia di milioni di euro anche sulla leva delle risorse messe a disposizione dal PNRR, ad installare le colonnine esclusivamente nei vecchi distributori: si rischia di non raggiungere gli obiettivi sul numero di infrastrutture da installare, di non spendere tutte le risorse stanziate e, soprattutto, di dare vita ad un servizio poco efficiente per gli utenti finali.”

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