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Cosa emerge dall’indagine Istat sulla mobilità

Indagine

Smart working e Dad provocano un calo degli spostamenti sistematici nelle nostre città. L’intervento di Marco Foti

 

Dal 28 giugno al 20 luglio 2021, nell’ambito del questionario mensile utilizzato per l’indagine sulla fiducia, ISTAT e Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS), hanno realizzato un’indagine “ad hoc” riguardante le abitudini di spostamento degli italiani prima della pandemia e le loro previsioni nel periodo settembre-ottobre 2021.

Il campione teorico utilizzato per l’indagine CATI ha una numerosità di circa 2.000 unità, stratificato per zone geografiche e ampiezza dei comuni di residenza

I risultati non sono affatto positivi, anzi tutt’altro. La pandemia dovuta al Coronavirus ha prodotto importanti modifiche nelle abitudini sulla mobilità.

Se prima della pandemia studenti ed occupati per oltre l’80% dei casi si spostavano almeno 5 volte a settimana, nel prossimo autunno meno del 70% prevedono di farlo con la stessa frequenza di 5 volte per week. Smart working e nuove soluzioni di studio (DAD) provocano di conseguenza un calo degli spostamenti sistematici nelle nostre città.

Ma non è soltanto questa la brutta notizia in quanto aumenta il ricorso al mezzo privato (automobile) per gli spostamenti di studio o lavoro. Nonostante i tanti investimenti non decolla la mobilità cosiddetta dolce e, notizia pessima, si riduce significativamente la quota di utilizzo del trasporto pubblico per gli spostamenti sistematici, con una diminuzione dello shift modale del mezzo pubblico al 22,6% dei casi contro la percentuale per gli stessi intervistati prima della pandemia pari al 27,3%.

Le motivazioni? La pandemia dovuta al Covid. Infatti tra occupati e studenti ben uno su quattro prevede di cambiare la propria frequenza di spostamento rispetto a prima della pandemia. Per quasi la metà di essi il Covid rappresenta la causa esclusiva di questo mutamento mentre per un rimanente 17% è una concausa che si accompagna ad altre ragioni.

E l’allarme maggiore proviene tra coloro che non sono occupati o studenti in quanto hanno dichiarato che (per loro) diminuirà il ricorso al trasporto pubblico; nei tre quarti dei casi il Covid è alla base di questa scelta.

Per cui, come abbondantemente previsto e segnalato in precedenti articoli, oggi la mobilità dovrà essere pianificata in modo diverso rispetto al recente passato. Non ci sono altre alternative: ICT, big data, IoT a supporto della pianificazione dinamica di tutti i servizi di mobilità sostenibile, sharing e trasporto pubblico locale.

È doveroso.

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