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Come sarà il trasporto pubblico locale alla riapertura delle scuole?

Tpl

Sia in ambito urbano sia in ambito extraurbano il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile non ascolta gli appelli delle Regioni che si ritrovano a gestire (pochi) servizi con (scarsa) capacità di carico. L’intervento di Marco Foti


In ambito locale, da più parti, viene lanciato un grido di allarme evidenziando la necessità dell’aumento dei servizi (numero delle corse) e della capacità del carico dei mezzi di trasporto, evitando in questo modo le situazioni che si verificano oggi, con affollamenti oltremodo superiori alle più normali condizioni di sicurezza (del viaggio e sanitarie).

La ripresa della scuola, in completa presenza, necessita di interventi prioritari, a partire, come suggerito dall’associazione dei dirigenti scolastici, dalla definizione di un piano degli orari che permetta lo spostamento degli studenti in completa sicurezza. E su questo punto, oggi più di prima, lo strumento della pianificazione, a parità di risorse economiche, organizzative e strumentali, è l’arma vincente per soddisfare le enorme richieste ed esigenze degli studenti per spostarsi con i mezzi di trasporto pubblico. È questa la leva su cui agire, ci sono gli strumenti per agevolare la pianificazione, sono disponibili big data (Floating Car Data, dati telefonici, conteggi passeggeri) e modelli di simulazione che permettono la programmazione dinamica dei servizi.

Ritengo che si debba avere coraggio, coraggio da parte di un Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile che deve prendere in mano la situazione e dettare le regole del gioco.

Nonostante lo stesso Ministero, per potenziare il trasporto pubblico, abbia messo a disposizione degli enti locali 200 milioni per i servizi aggiuntivi e 168 milioni a titolo di anticipazione per attivare le convenzioni con i privati, ASSTRA, l’associazione nazionale delle aziende di Trasporto Pubblico Locale, ha dichiarato nei giorni scorsi che “i servizi aggiuntivi possono essere attivati dove ci siano le condizioni tecniche. Per esempio, non è pensabile che autobus di linea possono sostituire una metropolitana nel centro delle nostre città”.

Ovvero, mia riflessione, non basta immettere denaro nel “sistema” senza una strategia nazionale condivisa perché bus, tram e metro nelle città possono e devono viaggiare in completa sicurezza evitando di trasformarsi in carri bestiame.

Sul trasporto ferroviario il tema è molto diverso. Intercity e Frecce viaggiano mezzi vuoti sottraendo la possibilità a circa 500 persone per singolo treno di poter viaggiare con i servizi nazionali. Ciò comporta il trasbordo dell’utenza sui treni regionali, dove permane il limite (teorico) dell’80% di capienza, e dove purtroppo molto spesso si creano grandi assembramenti a discapito di sicurezza e qualità dei servizi. A questo si aggiunga la grande criticità della prenotazione sui treni a lunga percorrenza, il cui sistema assolutamente inefficace sta mandando in tilt il sistema, con intercity e frecce semi-vuoti a causa delle prenotazioni di massa da parte degli utenti ed i passeggeri che si trovano costretti ad optare per la scelta dei treni regionali. Contribuendo ancora di più al caos del sistema trasporti.

Sia in ambito urbano sia in ambito extraurbano il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile non ascolta gli appelli delle Regioni che si ritrovano a gestire (pochi) servizi con (scarsa) capacità di carico. Adottare questi suggerimenti è possibile, lavorare d’unisono con Regioni, Enti locali ed aziende di trasporto, anche.

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