Mobilità

Fca-Psa, ecco come e dove saranno prodotte le auto del futuro

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Fca

Fca e Psa si fondono: progetti, previsioni e indiscrezioni su condivisione piattaforme e motori. Scenari e rischi per gli stabilimenti italiani. E il commento di Ugo Bertone

Fca e Psa hanno siglato il combination agreement vincolante, segnando l’avvio di un percorso che porterà in circa 12-15 mesi alla fusione paritetica (50/50) dei rispettivi gruppi. Percorso che non sarà facile: a Fca e Psa, infatti, spetterà il compito di integrare in un unico gruppo di lavoro gli stabilimenti della casa italo-americana, innovativi ed organizzati, con le avanzate piattaforme modulari e multienergetiche di Psa.

Ci sono rischi per gli stabilimenti della casa italo-americana? Andiamo per gradi.

FUSIONE ALL’INSEGNA DELLA TECNOLOGIA

L’eredità che porta Psa nel nuovo gruppo auto, che avrà sede in Olanda e sarà quotato su Euronext (Parigi), Borsa Italiana (Milano) e al New York Stock Exchange, sono le piattaforme innovative per la realizzazione dei motori auto. Fca – secondo gli osservatori del settore – non dispone di piattaforme moderne e flessibili come quelle del socio francese, ma fa la sua parte con la Small Wide, la piattaforma economica con cui vengono costruite: Jeep Renegade e Compass, 500X e Fiat Tipo.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“Psa, al pari di altri gruppi come Toyota, ha seguito l’esempio di Volkswagen, e si avvale di due piattaforme che saranno protagoniste del nuovo gruppo: si chiamano Cmp ed Emp2 e rappresentano ad oggi l’ossatura di Psa e in futuro molto probabilmente di Fca. Su queste piattaforme nasceranno nuovi modelli dei marchi del gruppo in particolare Jeep e Alfa Romeo, ma anche Fiat (magari la centoventi) ma ci vorranno anni”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore.

LA PIATTAFORMA CMP DI PSA

La piattaforma, la più piccola, CMP è stata immessa sul mercato dall’azienda francese durante lo scorso anno, assieme al debutto della DS3 Crossback, cui fa da base. La piattaforma viene utilizzata anche per la realizzazione della Peugeot 208 e 2008 e delle nuove Opel e Vauxhall Corsa.

Si tratta di una piattaforma globale studiata dal gruppo Psa e dal suo partner cinese storico Dongfeng Motors per le auto compatte e le city car.

LA PIATTAFORMA EMP DI PSA

EMP2, acronimo per Efficient Modular Platform 2, è stata lanciata nel 2013, “combina le migliori innovazioni tecnologiche del Groupe PSA per proporre auto più leggere, più sicure e più pulite, migliorando al contempo la competitività del processo industriale e rendendo le auto ampiamente accessibili”, spiega l’azienda, aggiungendo che la piattaforma aiuta a ridurre di 70 kg il peso del veicolo e le emissione del 22%.

La piattaforma è stata pensata per essere versatile e facilmente adattabile a diversi tipi di vetture: può essere utilizzata per dare vita a station wagon, SUV, sedan, hatchback, monovolume e anche a veicoli commerciali leggeri. Attualmente la piattaforma lavora sui modelli di medie dimensioni di tutto il gruppo, dalla Peugeot 508 alla Opel Grandland X, quindi segmento C, D e Suv.

LE PIATTAFORME DI FCA

Anche Fca ha le sue piattaforme, meno innovative, forse, ma ci sono: la Small Wide è la base per la realizzazione di Fiat 500 e Jeep Renegade, tra le altre. Ha debuttato nel 2005 con il modello Fiat Grande Punto (progetto 199) e al suo finanziamento ha contribuito il gruppo statunitense General Motors. È stata aggiornata nel 2012, ma è meno performante di quelle francesi.

Per lo sviluppo delle vetture medie, tipo Jeep Cherokee e Alfa Romeo Giulietta, lFca utilizza la piattaforma Compact Wide.

Automotive News sostiene che la maggior parte dei modelli Fca migrerà alle ultime architetture CMP ed EMP2 di PSA, entrambe compatibili con benzina, diesel e trasmissioni elettrificate.

LA NUOVA STRUTTURA

La fusione tra le due case automobilistiche porterà alla nascita di una nuova struttura che unirà il settore del Product Development di Fca e Psa, come scrive Ansa, sotto la guida di Harald Wester, Chief Technical Officer di Fca e ‘padre’ delle Alfa Romeo e delle Maserati di ultima generazione.

Fca, sempre in funzione della fusione, potrebbe spostare su Modena e il modernissimo Innovation Lab anche i futuri progetti ‘alto di gamma’ di Psa.

SUV AL CENTRO

Nella strategia italo-francese avrà un ruolo di primo piano il settore suv. I modelli delle due case, come riporta Ansa secondo quanto riferito dagli analisti, piazzano il gruppo che sta per nascere al terzo posto nel mondo, ma. “La sinergia nel campo dei crossover, dei suv e dei fuoristrada (sfruttando soprattutto i know how e le capacità produttive di Jeep) potrà essere molto fruttuosa, sia con meccaniche tradizionali sia con modelli elettrificati”, spiega l’Ansa.

PIATTAFORME: BASE PER CRESCITA NEL SEGMENTO B

L’unione delle forze (e delle piattaforme) potrebbe portare Fca-Psa a crescere anche nel segmento delle B, dove ora si piazzano in quarta posizione, grazie a Citroen C3, Peugeot 208 e Opel Corsa, Panda e 500.

FCA COME OPEL?

“Quello che dobbiamo aspettarci, con questa fusione, potrebbe essere una replica di quanto già avvenuto con la fusione tra Peugeot ed Opel. La grande svolta per Opel è stata la politica attuata da Tavares, che ha messo da parte le piattaforme della casa auto tedesca e le ha sostituite con quelle francesi. Questo dovremo aspettarci anche con Fca”, dice a Start Ugo Bertone, giornalista, editorialista ed esperto del settore.

“Solo così sarà possibile abbattere i costi e far fronte ad una vera e propria organizzazione. Starà al mercato italiano recepire l’aumento della produzione con l’introduzione delle nuove piattaforme”.

RISCHI LICENZIAMENTI?

“La riorganizzazione di Opel ha portato al licenziamento di 6.000 persone, anche per Fca bisognerà pensare che ci sarà una rimodulazione del personale, ma in futuro. Tavares sa benissimo che non conviene partire con gli ammortizzatori sociali”, ha aggiunto Bertone.

STABILIMENTI ITALIANI A RISCHIO?

Qualche rischio, sul fronte dei motori, però, lo intravede anche Diodato Pirone, autore a quattro mani, con il segretario generale Fim-Cisl,  Marco Bentivogli, di “Fabbrica Futuro”, libro su presente e futuro degli stabilimenti italiani di Fca.

“Sul piano dei rischi il comparto che corre i pericoli maggiori è quello dei motori. Fca e Peugeot producono molti propulsori simili, specialmente quelli per le vetture di piccola dimensione come le Panda e la 208”, ha scritto Pirone sul Messaggero. “Fiat in Europa ha quattro stabilimenti di motori, uno in Polonia a Bielsko Biala che è considerato efficientissimo avendo conquistato il livello oro nella classifica del World Class Manufacturing, il sistema produttivo che misura la qualità (a partire dall’assenza di infortuni) di tutti gli oltre 100 stabilimenti mondiali del Lingotto. In Italia si fabbricano motori a benzina nella grande fabbrica molisana di Termoli, e diesel a Pratola Serra, in Campania, e a Cento in Emilia”.

CI VORRANNO ANNI PRIMA DI UNA VERA FUSIONE?

Per valutare rischi e previsioni, c’è comunque tempo. La condivisione delle piattaforme e dei motori dovrebbe avvenire non prima div24-36 mesi. E così, la Jeep baby Renegade il cui stato di sviluppo è già avanzato non si baserà su piattaforme francesi, ma probabilmente sulla small che dà vita a Panda, 500 e Ypsilon (auto del segmento A, a rischio perché l’elettrificazione rischia di mettertele fuori mercato). E sarà prodotta a Melfi, come da programma.

La futura Fiat Punto, invece, nascerà quasi sicuramente sulla piattaforma francese Cmp. E sempre grazie alla piattaforma straniera dovrebbe vedere la luce anche il lancio di un nuovo crossover Alfa Romeo, atteso per il 2022.

FCA, RIORGANIZZAZIONE GIÀ AVVIATA

In attesa che tutto si compia, comunque, Fca ha già avviato una sorta di riorganizzazione interna: “Fca ha già abbassato il pianale della Tipo così da avere elementi in comune con la 500 e quindi ridurre i costi. La strada per Fca è lunga ed obbligata, perché deve rimettersi al passo, soprattutto sull’elettrico, anche se portiamo in dotazione impianti italiani migliori”, dice Bertone.

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