Mobilità

Fca-Psa, ecco verità e bugie su cosa succederà con la fusione

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Le versione ufficiali di Fca e Psa sulla fusione. La guida ai francesi. La maxi cedola per Exor. E i rischi per gli stabilimenti italiani. Fatti e numeri commentati da report di analisti, dallo storico ed economista Giuseppe Berta e dall’ex top manager Fiat, Riccardo Ruggeri

“Fca-Psa, matrimonio alla pari, non chiudono fabbriche”. Così titolano ancora oggi alcune agenzie di stampa e scrivono molti quotidiani approfondendo il progetto di fusione tra Psa e Fca.

E’ davvero così? E’ davvero un matrimonio alla pari? E davvero non chiuderanno fabbriche in Italia? C’è chi non è così sicuro (pur essendo consapevoli che questo esito è forse il miglior esito per le due società, secondo l’editorialista Stefano Cingolani a Start)

Se è un matrimonio alla pari perché la maggioranza del consiglio di amministrazione del gruppo post fusione sarà appannaggio di Psa e il capo azienda sarà il numero uno di Psa, Carlos Tavares?

PSA HA COMPRATO FCA ED EXOR INCASSA UN CEDOLONE

“Psa sta sostanzialmente comprando Fca”, si legge in un report di Equita Sim, pagando un “buon premio” (di circa 5,5 miliardi per gli azionisti di Fca, in primis dunque Exor) e assicurandosi la “maggioranza” del board della società post-fusione.

I NUMERI E I REPORT

Alla chiusura di martedì Fca valeva circa 18,5 miliardi di euro mentre Peugeot circa 22,6 miliardi. Sottraendo dal gruppo italo-americano i 5,5 miliardi del dividendo straordinario e il valore della quota di Comau, stimata da Kepler in 250 milioni di euro, e da quello francese il valore della quota in Faurecia, pari a circa 2,7 miliardi, si arriva a una “capitalizzazione di mercato teorica” di “20 miliardi” per Peugeot e di “13,25 miliardi” per Fca.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI DI EQUITA

Sulla base di questi valori e “senza un premio”, agli azionisti di Peugeot sarebbe spettato il 60,15% del nuovo gruppo e a quelli di Fca il 39,85%, anziché il 50% a testa negoziato. Per gli analisti di Equita si tratta di un “deal positivo” che migliora “il profilo di rischio”, “permette di beneficiare” di “rilevanti sinergie industriali” e “ottenere un premio nella valutazione”.

IL CONTROLLO FRANCESE DEL BOARD

“Fondamentalmente – è scritto nel report – Psa sta comprando Fca (controllando il board) pagando un buon premio (superiore al 30%)”, premio che “il mercato sta già parzialmente scontando”. Il fatto che, nonostante la distanza tra i valori iniziali dei due gruppi, si arrivi “a un azionariato 50/50 suggerisce che Psa sta pagando un premio del 32% per assumere il controllo di Fca”, rileva anche l’analista di Jefferies, Philippe Houchois, citato da Bloomberg.

L’ANALISI DEL PROF. BERTA

Dagli analisti passiamo a uno storico noto per i suoi studi sul gruppo Fiat e non solo. Dal matrimonio con Fca “i francesi portano a casa una rilevante presenza in Nord America, con il marchio Jeep che sta andando bene. Fca porta a casa il motore elettrico, ma soprattutto la guida di un grande manager come Carlos Tavares. Il matrimonio è quasi alla pari, ma la leadership esecutiva è nelle mani dei francesi”, ha detto all’Adnkronos Giuseppe Berta, professore di Storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano, storico dell’industria ed esperto del gruppo italo-americano: “Fca non poteva più stare da sola, perché caratterizzata da una disfunzionalità profonda: ha un versante americano che va bene, con marchi che vendono, e un versante europeo che va male, con i marchi italiani che soffrono, soprattutto Alfa Romeo, protagonista di una drammatica caduta”.

RISCHIO TAGLI IN ITALIA

Non ci saranno tagli alla produzione in Italia? Berta non è così sicuro, anzi: dopo la fusione fra Fca e Psa “in Europa ci saranno sovracapacità e sovrapposizioni di marchi e attività. E’ inevitabile che ci saranno tagli agli impianti e all’occupazione nel medio e nel lungo termine”. “Nell’azionariato di Psa – ha ricordato Berta – c’è lo Stato francese e Opel è un pezzo del sistema industriale tedesco. E’ un pensiero fin troppo positivo quello secondo cui in Italia non succederà niente”.

IL FUTURO DELLA COMPONENTISTICA

La componentistica italiana “che ha già forti legami con l’industria automobilistica francese e tedesca dovrà lavorare per rafforzare ulteriormente questi legami. I sistemi locali di produzione si dovranno dare una bella mossa per intensificare i legami con i produttori finali fuori dall’Italia”, ha aggiunto Berta.

I PUNTUTI TWEET DI RUGGERI

Ancor più netto di Berta e degli analisti di sim e banche d’affari è Riccardo Ruggeri, già top manager di Fiat, ora esperto del settore, imprenditore, saggista, editorialista e fondatore di Zafferano News. Ecco alcuni suoi puntuti tweet:

 

 

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