Mobilità

Fca, che cosa si dice su Nuova Punto in Polonia e piattaforme Psa

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Nuova Fiat Punto

Tutte le ultime novità (comprese le polemiche) sulla Nuova Punto di Fca

 

Fca ha iniziato la sua migrazione, in vista della fusione con Psa e della futura nascita di Stellantis, che sarà il quarto gruppo al mondo di auto. La casa italo-americana costruirà la nuova Fiat Punto in Polonia, su piattaforme Psa.

I sindacati elogiano la tecnologia, ma restano preoccupati per il futuro degli stabilimenti italiani. Andiamo per gradi.

TECNOLOGIA AVANZATA

Partiamo dalla tecnologia. La piattaforma su cui dovrà essere realizzata l’erede elettrica della vecchia Fiat Punto è targata Psa (casa auto con cui Fca finalizzerà la fusione entro il primo semestre 2021) e sarà nuova di zecca,

Secondo quanto affermato da Carlos Tavares, capo di Psa, l’azienda è a lavoro per lo sviluppo di due nuove piattaforme destinate alla realizzazione di modelli elettrici: “Stiamo portando a termine la nostra strategia legata alle architetture, a quelle attuali, polivalenti, ne affiancheremo due dedicate solo a vetture a zero emissioni, costituiranno la nostra forza per il domani”, ha detto Tavares, riporta oggi il Sole 24 Ore.

FIAT PUNTO SARA’ COSTRUITA IN POLONIA

La piattaforma di Psa, però, verrà installata in Polonia, dove vengono già assemblate la Peugeot 208 e la Opel Corsa. E questo significa che la produzione della nuova Punto elettrica (segmento B) dovrà migrare all’estero, come già annunciato su queste pagine nei giorni scorsi.

LE PREOCCUPAZIONI DEI SINDACATI

Se la tecnologia fa gioire i sindacati, a preoccupare è la dislocazione della produzione: “Fca fa bene a spostarsi sulle linee di assemblaggio Psa, più moderne ed efficienti. Il problema è un altro: cosa sta portando all’Italia questa fusione? Per ora nulla”, ha commentato quanto deciso da Fca Giorgio Airaudo, della segreteria Fiom Piemonte.

FCA DEVE ASSICURARE FUTURO A DIPENDENTI ITALIANI

“La piattaforma francese – ha aggiunto il sindacalista – avrebbe potuto essere installata anche in stabilimenti come Mirafiori o Pomigliano, assicurando un futuro agli addetti di questi due siti produttivi. Invece un’altra produzione viene portata fuori dall’Italia”.

LO SBAGLIO DEL GOVERNO

A pensare al futuro dei lavoratori italiani, secondo Airaudo, sarebbe dovuto essere il governo, che “ha perso un’occasione quando ha deciso di dare via libera al prestito da 6,3 miliardi erogato a Fca da Intesa Sanpaolo ma garantito dallo stato attraverso Sace. Avrebbe potuto essere l’occasione per chiedere in cambio un modello in più da produrre nel nostro Paese”, conclude Airaudo.

INDOTTO A RISCHIO

La produzione in Polonia, c’è da dire, mette a rischio non solo il futuro degli stabilimenti di Fca in Italia, ma anche un indotto importante. Una rete, ha scritto nei giorni scorsi Start Magazine, fatta da “un’intricata ragnatela di fornitori e sub fornitori estesa a 58.000 operai che lavorano in circa 1.000 imprese differenti e con un volume d’affari pari, più o meno, a 18 miliardi di euro”.

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