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F-35 e portaerei, ecco i veri nodi da sciogliere

Portaerei

F-35, le portaerei e le vere questioni irrisolte. L’analisi di Francis Walsingham

 

Nel miglior mondo possibile sarebbe bello avere due portaerei, ma fra auspici e realtà c’è qualche differenza.

“Perché un Paese come l’Italia dovrebbe aver bisogno di 2 portaerei? Semplice: perché ciò significherebbe averne sempre una disponibile e farsi trovare in ogni momento pronti per una crisi, in uno scenario sempre più incerto, complesso e pericoloso”, rimarcava la scorsa settimana Pietro Batacchi, direttore di Rid, Rivista Italiana Difesa.

Come spiega Batacchi “ad oggi l’Italia ha una portaerei… e mezzo. Al Cavour, infatti, bisogna aggiungere la LHD Trieste, unità d’assalto anfibio dotata dello skijump per operare con gli F-35B. Il ponte del Trieste è già stato “trattato” per operare con il velivolo, ma all’unità manca ancora tutta la parte software e logistica – il sistema Alis/Odin ed il sistema Jpals – che consente l’integrazione con l’F-35B”.

L’F-35B è la “variante a decollo corto e atterraggio verticale” dell’F-35, il velivolo da combattimento di quinta generazione del programma Joint Strike Fighter di prossima dotazione alla Marina Militare nella variante Stovl in sostituzione degli AV8B-plus.

La Marina Militare italiana ha acquistato 15 F-35B. Anche l’Aeronautica militare ha ordinato lo stesso quantitativo del modello B, oltre a 60 F-35A Ctol (a decollo convenzionale).

La qualifica per gli F-35B permetterà a Nave Cavour di partecipare a operazioni congiunte tra la Mm italiane e il Corpo dei Marines degli Stati Uniti (Usmc).

Il vero problema rimane il collo di bottiglia del numero di piloti, tecnici e velivoli che la Marina Militare italiana può sostenere dal punto di vista finanziario.

I “ritardi” sul Trieste sono legati anche al numero estremamente basso di F-35B fin qui consegnati; il terzo velivolo alla Marina è arrivato da poco tempo ed è finito parcheggiato sul ponte del Cavour perché a Grottaglie, la Stazione Aerea della Marina che dovrebbe accogliere il Grupaer montato sui Lightning II i lavori sono piuttosto in ritardo, forse solo accennati.

Sul Cavour è installato l’ALIS, il sistema che consente il sostegno logistico; altrimenti ci sarebbero stati problemi seri con gli Stati Uniti per la gestione tecnica di questo velivolo (gli altri due sono rimasti negli Stati Uniti per le conversioni operative di piloti e tecnici e lì sono manutenuti).

Prima di parlare di una, una e mezza o due portaerei si vorrebbe vedere gli aerei, i piloti e tecnici addestrati, gli armamenti resi disponibili per questi velivoli (altro punto abbastanza oscuro della vicenda sia per l’Aeronautica sia per la Marina).

Sul fatto che ci voglia una massa critica non ci piove; molti analisti del settore sostengono da anni che sia necessario costituire una Lightning Joint Force italiana con i due gruppi di F-35B che rimangono nella sfera di competenza delle rispettive Forze Armate ma con addestramento, supporto tecnico e logistico e operativo (parzialmente in comune), con i piloti dell’Aeronautica che conseguano l’abilitazione ad operare dai ponti di volo della Marina.

Ma la situazione attuale è grigia: la Marina ha 3 F-35B e l’Aeronautica uno solo. Peraltro, grazie al maggior numero di F-35A disponibili, l’Aeronautica riesce ad ottenere la Capacità Operativa Iniziale con l’unico B a disposizione perché si è concentrata esclusivamente sulle procedure di atterraggio verticale e decollo corto, sfruttando tutto il lavoro già compiuto dalla versione A per il resto del inviluppo e delle prove con gli armamenti oggi a disposizione.

La Marina paradossalmente dovrà attendere ancora diverso tempo perché deve praticamente partire da zero: l’abilitazione del Cavour è stato ottenuto solo grazie all’Usmc molto più avanti nei numeri, nella gestione e nell’operatività del F-35B.

Conclusione: prima di ipotizzare voli pindarici ed operazioni da portaerei ce ne vorrà di tempo; siamo solo all’inizio e non si vedono spinte tese ad accelerare.

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