Mobilità

Ecco perché la fusione Fca-Renault è stata rottamata. Lo zampino di Macron e i dubbi di Nissan

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Che cosa è successo tra Fca, Renault e Nissan. Il ruolo del governo francese. Le decisioni dei cda. Tutti i dettagli

Fiat Chrysler ha ritirato la proposta di fusione con Renault dopo che il partner del costruttore automobilistico francese, Nissan, ha rifiutato di appoggiare l’accordo, secondo quanto riporta il Wall Street Journal citando fonti a conoscenza della questione.

I due rappresentanti di Nissan nel consiglio di amministrazione della Renault hanno ritirato il loro appoggio nella serata di mercoledì 5, quando gli altri membri del consiglio erano pronti a votare a favore della fusione da 40 miliardi di dollari. Queste astensioni hanno sollevato dubbi circa l’impegno di Nissan a preservare l’alleanza se la fusione dovesse procedere, secondo le fonti del WSJ.

LA NOTA DI FCA

Saltano dunque le nozze tra Fiat Chrysler e gruppo Renault. Il marchio presieduto da John Elkann ha deciso “di ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault”. La decisione è stata presa dopo il nuovo rinvio chiesto dal board della casa francese dopo il pressing del governo di Parigi.

I RIFLESSI IN BORSA

Immediato il contraccolpo a Wall Street dove il titolo Fca ha perso il 3,71% nelle contrattazioni after hours. A questo inatteso finale si è arrivati dopo una giornata lunghissima.

Il consiglio di amministrazione di Renault, convocato per il secondo giorno consecutivo a Bologne-Billancourt, alle porte di Parigi, dopo sei ore di discussione, ha fatto sapere di non essere in grado di prendere una decisione a causa dell’auspicio espresso dai rappresentanti dello Stato francese di rinviare il voto a un consiglio ulteriore”.

L’ATTEGGIAMENTO DI NISSAN

A spingere verso questa decisione, secondo alcune indiscrezioni riportate dalla stampa, ha contribuito anche l’atteggiamento di Nissan ostile all’operazione, che avrebbe messo a rischio l’alleanza con il gruppo francese.

CHE COSA DICE FCA

“Fca – spiega in una nota – continua a essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti. E’ tuttavia divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo.

CHE COSA AVEVA DETTO IL GOVERNO DI PARIGI

Il governo francese ha dichiarato mercoledì che non avrebbe approvato la proposta di fusione di Fiat Chrysler senza che Nissan garantisse il proseguimento dell’alleanza di lunga data di Renault con la casa automobilistica giapponese. Il governo ha quindi chiesto di ritardare il voto sulla fusione, spingendo Fiat Chrysler a ritirare la sua proposta di fusione.

LA NOTA DI RENAULT

Il consiglio di amministrazione di Renault conferma di aver rinviato la sua decisione sulla proposta di nozze con Fiat Chrysler su richiesta dello Stato francese: è quanto annuncia questa notte il costruttore francese, dopo oltre sei ore di Cda a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi. “Il Cda non è stato in grado di prendere una decisione a causa dell’auspicio espresso dai rappresentanti dello Stato francese di rinviare il voto ad un consiglio ulteriore”, si legge nella nota.

LE MIRE DELLA FUSIONE

La proposta di fusione di Fiat Chrysler mirava a costruire economie di scala per far fronte al rallentamento delle vendite e all’aumento dei costi di sviluppo di veicoli elettrici e auto a guida autonoma. La fusione avrebbe prodotto quasi 9 milioni di autovetture e veicoli leggeri all’anno, collocandola appena dietro Volkswagen AG e Toyota Motor Co.

LE COMPLICANZE FRA NISSAN E RENAULT

A complicare la conclusione dell’accordo, dunque, è stata la partnership ventennale tra Renault e Nissan, in cui si condividono tecnologia e parti di veicoli. Renault possiede il 43,4% di Nissan, mentre Nissan possiede il 15% di Renault. L’azienda giapponese non era stata coinvolta nei colloqui, hanno detto persone che hanno familiarità con le discussioni.

D’altronde lo storico della Fiat ed esperto di gruppi auto come Giuseppe Berta, docente alla Bocconi ed editorialista, a Start Magazine aveva descritto tutte le problematicità di una fusione a tre in questa intervista.

I VERI NODI FRANCESI

Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, aveva sottolineato che “ci sono delle condizioni, e queste condizioni sono state fissate sin dall’inizio”, ricordando la necessità della presenza di una sede operativa in Francia, della rappresentanza dello Stato francese nel consiglio di amministrazione della futura entità e delle garanzie per i siti industriali e l’occupazione. Un’altra richiesta di rinvio era arrivata dal presidente della regione francese Hauts-de France, Xavier Bertrand, che aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, chiedendo di rimandare la decisione di Renault sulla proposta di fusione avanzata da Fca. “Io sono in una regione che in cui ci sono due stabilimenti Renault molto importanti e ho chiesto questo pomeriggio al presidente della Repubblica che non sia presa alcuna decisione in fretta riguardo il progetto di fusione tra Renault e Fca”, aveva poi spiegato il politico francese ai microfoni di ‘Public Senat’, uscendo da una audizione in Senato sulla siderurgia.

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