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Ecco l’accordo per Wartsila, il ruolo di Fincantieri

Wartsila Fincantieri

Raggiunta al Mimit una prima intesa tra Wartsila, Regione Friuli Venezia Giulia e sindacati. Le attività nello stabilimento di Bagnoli proseguiranno fino al 30 settembre 2023, senza procedure di licenziamento. Sbloccati i motori commissionati da Fincantieri

Accordo raggiunto con Wartsila che a Trieste si occupa di produzione di motori per la cantieristica navale, per proseguire l’attività fino a settembre 2023 e reindustrializzare.

“È stato firmato nella notte l’accordo Wartsila per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e per monitorare il processo di salvataggio e di rilancio. Questa è la mission del ministero delle Imprese”. Lo ha scritto su Twitter il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

L’accordo giunge dopo mesi di mobilitazione a seguito dell’annuncio della multinazionale finlandese della dismissione di parte delle attività in Italia e la chiusura del sito di Bagnoli della Rosandra. Inoltre, l’intesa tra Wartsila e sindacati che mette fine al blocco delle consegne dei motori realizzati dal sito di Bagnoli della Rosandra a Trieste. Già in queste ore i primi cargo (il primo è il “Deo Volente” partito nei giorni scorsi da Spalato) fanno capolino in rada presso il Porto di Trieste per la ripartenza delle attività di consegna, riporta Radiocor.

Fincantieri attendeva infatti lo sblocco dei motori commissionati allo stabilimento di Bagnoli della Rosandra. Il colosso navale con sede a Trieste si avvale dei motori Wärtsilä.  Tuttavia, nei giorni scorsi l’ad del gruppo navalmeccanico Folgiero aveva precisato che Fincantieri era pronto a tutto ma “come partner commerciale, come grande cliente, come compagno di viaggio nella ricerca e sviluppo. Tutto tranne “la produzione di motori” perché non abbiamo le licenze di produzione ha replicato Folgiero, a chi gli chiedeva, a margine di una cerimonia a Trieste, se Fincantieri fosse interlocutore per rilevare lo stabilimento Wartsila.

Giovedì 1 dicembre i lavoratori si riuniranno in assemblea per analizzare l’accordo.

Scongiurata quindi — a tempo determinato — una crisi aziendale che coinvolge 950 addetti diretti e almeno il doppio nell’indotto e negli appalti.

Tutti i dettagli.

COSA PREVEDE L’ACCORDO CON WARTSILA RAGGIUNTO AL MIMIT

Le attività produttive nello stabilimento Wartsila di Bagnoli della Rosandra, a Trieste, proseguiranno per 10 mesi, fino al 30 settembre 2023. Entro la stessa data l’azienda finlandese si impegna a non riattivare alcuna procedura di licenziamento collettivo e a presentare entro fine gennaio un piano industriale triennale dettagliato, avviando un percorso di reindustrializzazione del sito per tutelare i posti di lavori dei dipendenti e dell’indotto.

È quanto prevede l’accordo raggiunto a tarda notte al tavolo convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy tra Wartsila Italia, sindacati, Confindustria Alto Adriatico e regione Friuli Venezia Giulia.

L’IMPEGNO DELLA MULTINAZIONALE FINLANDESE

E se i sindacati hanno garantito di riportare il sito produttivo alla normalità, l’azienda, che nel suo report trimestrale di settembre aveva annunciato costi aggiuntivi per 75 milioni di euro nell’arco dei primi 9 mesi dell’anno per via della vertenza in corso, si è impegnata al mantenimento degli attuali livelli occupazionali del sito produttivo fino al 30 settembre 2023 anche con l’utilizzo ammortizzatori sociali funzionali ad accompagnare il subentro di un nuovo soggetto nella rosa di soluzioni che il ministero e l’advisor della società hanno presentato in sede di trattativa, aggiunge Radiocor.

Da marzo tuttavia è già previsto l’utilizzo di contratti di solidarietà per gestire il calo delle commesse legato all’abbandono del sito produttivo da parte di Wartsila. L’azienda si è impegnata nel contempo ad investire 5 milioni di euro di fondi propri nello sviluppo dell’area R&D e Service che rimarrebbe, nei piani di Wartsila, a Trieste anche in seguito all’abbandono delle attività di produzione.

Nel frattempo da Wartsila filtra la soddisfazione di avere chiuso un accordo importante grazie alla collaborazione tra tutte le parti coinvolte, aggiunge Radiocor.

LE RICHIESTE DEI SINDACATI

“Con la sigla di questo accordo si va verso una forma di ripresa della normalità. Seppure a tempo determinato. Ora è necessario più che mai che il Governo eserciti il proprio ruolo per fare in modo che le possibilità di reindustrializzazione diventino certezze. Chiediamo un piano industriale credibile che sia un elemento di garanzia per l’occupazione e la tenuta industriale del territorio” spiega il segretario della Uilm di Trieste e Gorizia Antonio Rodà.

ATTESO IL PIANO INDUSTRIALE

L’accordo “ripristina temporaneamente le attività produttive dello stabilimento, vincolando Wartsila a non attivare alcuna procedura sui licenziamenti almeno fino al 30 settembre 2023”, sostiene in una nota Luca Trevisan, segretario nazionale Fiom-Cgil. “Allo stesso tempo la multinazionale finlandese è vincolata alla presentazione, entro il 31 gennaio 2023, di un piano industriale comprensivo degli investimenti per le attività non coinvolte dal processo di reindustrializzazione con l’obiettivo di garantire i posti di lavori nei siti di Trieste, Napoli e Genova”, aggiunge. “L’intesa raggiunta questa notte in sede governativa impegna il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ad attivarsi per la presentazione di progetti industriali tesi a garantire il futuro dello stabilimento, dei livelli occupazionali e delle ricadute per il territorio triestino”, conclude Trevisan.

GIUNTE CINQUE MANIFESTAZIONI DI INTERESSE PER L’ACQUISTO DEL SITO DI BAGNOLI

Come puntualizza il segretario nazionale Fim Cisl Massimiliano Nobis “L’intesa impegna il governo a sostenere percorsi di reindustrializzazione per il sito di Bagnoli, che possono arrivare da interlocuzioni, con potenziali operatori interessati alla fabbrica, intraprese sia dall’azienda che dallo stesso governo da presentare a Fim, Fiom, Uilm entro il 31 marzo 2022”.

“Al tavolo ministeriale l’azienda ha comunicato che ha raccolto cinque manifestazioni d’interesse per l’acquisto del sito di Bagnoli e tutte prevedono un’attività industriale metalmeccanica e almeno due, l’assorbimento del 100 per cento degli attuali 337 esuberi previsti da Wartsila. La sottosegretaria Bergamotto ha confermato le tre manifestazioni d’interesse al vaglio del ministero annunciate nell’incontro dello scorso 17 novembre dal Capo di Gabinetto Eichberg” ha aggiunto il sindacalista.

“Nei giorni scorsi erano circolate varie ipotesi, seppur a livello di indiscrezioni: dal coinvolgimento del colosso tedesco dell’industria pesante Rheinmetall (attivo nel settore militare) al gruppo giapponese dell’automotive (e non solo) Mitsubishi; fino ad arrivare – sempre a livello di rumors – a gruppi come Hyundai-Daewoo, Fincantieri e Leonardo” riportava ieri Radiocor.

LA POSIZIONE DI FINCANTIERI

Tra queste manifestazioni non figura di certo Fincantieri.

“Noi siamo pronti ad aiutare in tutti i modi: siccome siamo un pezzo di questo ecosistema, se si crea una realtà italiana vicina alla Fincantieri, noi siamo pronti a qualunque cosa per farla funzionare”, ma “come partner commerciale, come grande cliente, come compagno di viaggio nella ricerca e sviluppo. Tutto tranne” la produzione di motori “perché non abbiamo le licenze di produzione. È un problema merceologico”. Così ha risposto l’ad di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, a chi gli chiedeva, a margine di una cerimonia a Trieste, se Fincantieri fosse interlocutore per rilevare lo stabilimento Wartsila.

“Per fare un motore – ha ribadito – serve una licenza, quindi non è che se io mi compro uno stabilimento poi posso fare un motore. È come uno che percorre l’autostrada e si compra l’autostrada perché la usa. Quindi noi possiamo essere partner coraggioso, visionario di chiunque fabbrica i motori con le licenze”. Tornando al paragone, ha osservato, “quello che posso fare io é percorrere di più l’autostrada, mi posso impegnare a comprare tantissimi motori per aiutare lo stabilimento, ma non posso essere lo stabilimento, perché non ho le licenze produttive. Posso aiutare la ripartenza di questo polo in 1000 modi tranne che diventare io uno con le licenze di produzione perché le licenze di produzione le hanno Wartsila, Man, Caterpillar”.

LO SBLOCCO DEI MOTORI

Allo stesso tempo Fincantieri attendeva fortemente i motori commissionati a Wartsila, il cui blocco ha penalizzato il gruppo navale negli adempimenti con i propri clienti (tanto che la società ha minacciato le vie legali).

Come riportava Shippingitaly, “nell’intero 2019 Wärtsilä ha ricevuto complessivamente da Fincantieri ordini per venti motori a doppia alimentazione di tipo 46DF; per altri venti di tipo 46F; per otto sistemi di stoccaggio, alimentazione e controllo del carburante LNGPac, per due sistemi di scrubber; nonché per sistemi per la riduzione catalitica selettiva (SCR) delle varie navi in costruzione”.

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