Nell’ultimo periodo non sono state certo poche le notizie che Stellantis ha comunicato circa suoi investimenti esteri che finiscono per stridere, se non cozzare, rispetto alla realtà dei fatti vissuta negli stabilimenti italiani. L’ultima solo poche ore fa: 41 milioni di dollari per la realizzazione di un nuovo centro distribuzione Mopar che verrà costruito a Forsyth, nello stato americano della Georgia.
Tutto questo mentre rimbalzavano con sempre maggiore insistenza indiscrezioni sul fatto che Termoli, ancora orfano di novità con riferimento alla promessa gigafactory per la mobilità elettrica, non sarà il solo impianto ad abbracciare un lungo periodo di nuovi ammortizzatori sociali: in scia infatti anche Mirafiori e Pomigliano.
Intanto dalla Uilm si sottolinea che dalla nascita di Stellantis (ovvero dalla fusione tra Fca e Psa) a oggi il numero di addetti diretti in Italia sia costantemente calato arrivando ormai a quota 37mila dai 52mila di quattro anni fa. Un minimo ritenuto “storico” che pone nuovi dubbi sul fatto che il nostro Paese sia realmente centrale nei piani industriali del Gruppo come pure continua a ripetere John Elkann.
NON C’È SOLO TERMOLI CON LE GOMME A TERRA, CHE SUCCEDE A MIRAFIORI
Nel primo semestre 2025 a Mirafiori sono state prodotte 15.315 unità con un ulteriore calo del 21,5% rispetto alle 19.510 del 2024, annus horribilis della produzione automobilistica italiana del Gruppo.
TRIDENTI SPUNTATI E 500 BEN POCO ELETTRIZZANTI
Ormai ridotta al lumicino la produzione delle Maserati: da gennaio a giugno ne sono state sfornate appena 140 unità. Nello stabilimento simbolo della Fiat i piani alti di Stellantis hanno deciso di produrre la 500 elettrica che è riuscita a piazzare poco più di 1000 unità (1039) in sei mesi. Nello stesso periodo del 2024 erano 400 in più.
MIRAFIORI SI AFFIDA ALLA FIAT 500 IBRIDA
A ottobre Stellantis trasferirà la produzione di GranTurismo e GranCabrio a Modena e a Mirafiori resteranno solo lastratura e verniciatura. Se il primo semestre è stato difficilissimo, il rientro dalle ferie estivo si apre sotto i peggiori auspici: contratto di solidarietà (ovvero l’intervento della cassa integrazione con copertura parziale dello stipendio per le ore non lavorate) dal lunedì prossimo, 1 settembre 2025, fino al 31 gennaio 2026, nella speranza che l’avvio della produzione della Fiat 500 ibrida e le sue vendite permettano via via di aumentare i turni. La speranza è sfornarne 130mila annue. Il provvedimento riguarda i lavoratori delle Carrozzerie, delle Presse, della Costruzione Stampi e dell’ex Pcma.
MAXI CONTRATTO DI SOLIDARIETÀ PURE A POMIGLIANO
L’impianto napoletano continua a rappresentare il 64% della produzione nazionale di auto ma più che per meriti propri per via, spiegano da Fim-Cisl nel loro report semestrale, del calo generalizzato negli altri siti. Pomigliano ha chiuso il primo semestre 2025 con 78.975 vetture prodotte, in calo del 24% rispetto allo stesso periodo del 2024.
IL MOTORE DELL’ALFA ROMEO TONALE SINGHIOZZA
Tiene la Fiat Panda, con 67.500 unità, coprendo da sola il 54% della produzione auto in Italia, ma non sfugge che pure questo modello accusi una flessione del 15% rispetto al primo semestre 2024. Inchioda l’Alfa Romeo Tonale a 10.115 unità (-20%) mentre va verso la dismissione per via dei dazi di Donald Trump (secondo una indiscrezione di MilanoFinanza) la Dodge Hornet, comunque ferma a 1.360 unità (-90%).
Nel primo semestre la linea Panda ha continuato a lavorare su due turni, mentre quella di Tonale/Hornet è su un solo turno. Le giornate di cassa integrazione sono state 49 sulla linea Tonale/Hornet e 23 sulla Panda, coinvolgendo tra i 3.000 e i 3.900 lavoratori.
LA “CONCORRENZA SERBA”
Per quanto riguarda le novità della ripresa post estiva, il pre-accordo fra azienda e sindacati va nella direzione di una ulteriore proroga monstre del contratto di solidarietà dall’8 settembre 2025 al 7 settembre 2026 che coinvolgerà 2.813 lavoratori su 3.750 (il 75%).
Lo strumento scelto è flessibile, per adattarsi alle esigenze di mercato, ma i sindacati lamentano l’assenza di prospettive future. Denunciano infatti i rappresentanti dei lavoratori: “la riduzione dei volumi, in particolare su Tonale e Hornet, è motivo di forte preoccupazione. È necessario continuare a monitorare con attenzione l’andamento produttivo anche della Panda, considerando la concorrenza diretta della nuova Panda elettrica che sarà prodotta nello stabilimento di Kragujevac, in Serbia”.
TERMOLI ASPETTA (E SPERA) LA GIGAFACTORY
Infine c’è Termoli, rimasta a digiuno della famosa – a tratti famigerata – gigafactory che avrebbe dovuto realizzare Automotive Cells Company, la jv che il Gruppo italofrancese ha costituito assieme al gruppo automobilistico tedesco Mercedes-Benz e alla compagnia energetica francese TotalEnergies, con un contributo del governo (che aveva pronti i fondi, grazie al Pnrr, ma lo scorso anno ha deciso di dirottarli altrove, stufo di aspettare) per preparare il Gruppo alle sfide della mobilità elettrica.
Nel Molisano il contratto di solidarietà durerà dal prossimo primo settembre al 31 agosto 2026. Quest’ultimo intervento è straordinario solo nel nome: infatti segue analoghi provvedimenti semestrali prorogati per più volte (ma che avevano riguardato la metà del personale) che di fatto hanno consegnato la fabbrica a un lungo letargo.
Come a Mirafiori e a Pomigliano, dunque, pure a Termoli dopo l’estate e la fine del periodo delle ferie si procederà con ogni probabilità a orario ridotto, anche tagliando fino all’80% il monte ore complessivo del periodo, spiegano i sindacati, col personale sospeso a rotazione e chiamato a seconda delle commesse che dovessero arrivare.
COSA SI PRODUCE OGGI A TERMOLI
Nello stabilimento in provincia di Campobasso restano oggi solo le linee dei motori a benzina Gse in versione 1.0 e 1.5, il Gme e il V6. Un timido segnale positivo è stata a inizio 2025 l’assegnazione a Termoli del nuovo cambio Edct previsto per l’inizio 2026, ma dovrebbe impiegare solo tra 250 e i 300 lavoratori. Per questo i sindacati lo considerano uno ‘sforzo insufficiente’ in ottica di un serio rilancio dell’impianto soprattutto ora che non produce più lo storico propulsore Fire che ha alimentato per 35 anni le principali vetture del Gruppo.