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Waymo Cruise

Con Cruise in panne, i robotaxi di Waymo tentano il sorpasso?

La competizione tra robotaxi si fa serrata a San Francisco: con Cruise fuori dai giochi, la principale rivale, Waymo, ne approfitta per espandere ulteriormente il servizio. Le autorizzazioni dell'autorità cittadina però fanno discutere, visti i sinistri degli ultimi mesi dei veicoli senza conducente

Era chiaro che l’incidente che lo scorso anno ha coinvolto Cruise – l’ormai ex enfant prodige in cui Microsoft, Honda ma soprattutto General Motors hanno riversato miliardi – costringendola ad accostare al bordo della carreggiata in attesa di tempi migliori sarebbe stata sfruttata dalle rivali, in primis Waymo di Alphabet (la holding di Google), per tentare il sorpasso nel delicato comparto delle vetture a guida autonoma.

Anche Waymo ultimamente ha avuto qualche grana con i suoi sofisticati software che permettono ai suoi robotaxi di circolare in strada e prendere a bordo clienti senza bisogno di autisti, tuttavia è in ascesa e, ora che non c’è più la rivale Cruise, intende occuparne gli spazi vitali.

LE CITTA’ DELLA GUIDA AUTONOMA

Il sorpasso sta avvenendo soprattutto a San Francisco, tra le poche città statunitensi ad aver concesso le proprie strade ai test che coinvolgono anche i civili grazie alle licenze per taxi completamente autonomi.

Le altre città in cui si portano avanti sperimentazioni analoghe sono principalmente Austin, Los Angeles e Phoenix e benché queste ultime sia molto popolose, offrendo condizioni di traffico impegnative, è senza dubbio San Francisco (assieme a Los Angeles) quella su cui tutte le software house coinvolte puntano, anche perché è la più turistica e offre perciò le principali opportunità di raccolta dei dati.

UNA STRADA IRTA DI OSTACOLI

Google studia la guida autonoma dal 2009 e sebbene tutte le Case che hanno compiuto test in tale ambito avessero promesso che sarebbe diventata non solo realtà ma anche la norma entro gli anni Venti del terzo millennio, la situazione si è rivelata più complessa del previsto, col 2023 che ha rappresentato un vero e proprio annus horribilis per Cruise e per l’intero comparto.

WAYMO SOPRASSA CRUISE?

La società fondata da Sebastian Thrun e guidata da Dmitri Dolgov e Tekedra Mawakana, conta una flotta di circa 700 auto a guida autonoma, distribuite tra Phoenix, San Francisco, Los Angeles e Austin. L’ex startup aveva reso noto a inizio anno di voler sottoporre le proprie vetture a un richiamo per migliorarne le capacità a seguito di alcune collisioni.

Sinistri che comunque non avevano avuto un impatto negativo sulla valutazione della Commissione per i servizi pubblici della California (CPUC) che a fine inverno ha approvato i piani di espansione di Waymo permettendo alla realtà hi-tech di utilizzare i suoi robotaxi sulle autostrade  di Los Angeles e della Bay Area.

POLEMICHE A SAN FRANCISCO

Una decisione che ha suscitato diverse polemiche data l’eco avuta da alcuni recenti sinistri con protagoniste le auto che si guidano da sole. Alcuni avevano proprio coinvolto i veicoli della flotta di Google: un robotaxi di Waymo nei mesi scorsi ha investito un ciclista.

Ma l’opinione pubblica statunitense sembra essere rimasta particolarmente colpita soprattutto un altro incidente – sebbene riguardi un veicolo della rivale Cruise, la cui operatività è ormai ridotta al lumicino – che ha visto un mezzo senza pilota prima colpire, quindi trascinare e stazionare su un pedone.

LA COMPETIZIONE CON LA CINA C’ENTRA QUALCOSA?

L’incidente è costato a Cruise la licenza nella città di San Francisco per via del fatto che la realtà avrebbe omesso particolari relativi al sinistro, fornendo solo registrazioni parziali alle autorità. Della situazione sta appunto approfittando il principale rivale rimasto in strada nella città del Nord della California.

Come si legge su The Verge non c’è più alcuna lista d’attesa per poter salire a bordo dei veicoli Waymo. Basta scaricare l’app sullo smartphone e prenotare una corsa. L’amministrazione cittadina rinnova insomma la fiducia in chi sviluppa le nuove tecnologie. Anche perché, al di là dell’oceano, in Cina, analoghi studi sulle auto a guida autonoma non hanno mai smesso di correre.

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