Mobilità

Chi rischia di restare indietro sulla mobilità elettrica

di

mobilità elettrica

L’articolo di Nunzio Ingiusto

 

Se non è “electric divide” poco ci manca. I comuni che non si mettono d’accordo sulle nuove forme di mobilità elettrica rischiano di andare ognuno per proprio conto, con tanti saluti a piani cittadini, intercomunali, regionali e via di seguito. Un rischio molto forte in Lombardia, regione tutt’ora osservata speciale per gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla diffusione del coronavirus e sulla circolazione.

La partita energetica ed ambientale ormai preoccupa gli amministratori italiani quasi quanto una recrudescenza del Covid-19. È un peccato se qualche amministratore locale (di qualsiasi colore politico) trascuri proprio in Lombardia gli studi recenti dell’Arpa regionale sulla gravità del fenomeno. È bene attrezzarsi, allora, dice il presidente di Anci Lombardia, a cominciare proprio dalla mobilità. Non sottovalutiamo più nulla.

“Mentre stiamo ancora parlando di digital divide, dobbiamo lavorare perché al gap digitale che divide il nostro Paese non si aggiunga un electric divide”, ha detto Mauro Guerra nell’incontro sul tema di AnciComunicare. È evidente, ha spiegato, che mentre nelle città più grandi come nella Città Metropolitana di Milano con più investimenti ci si sta attrezzando all’utilizzo di una mobilità elettrica, al contrario ci sono realtà più piccole dove ancora il sistema non decolla. Bisogna individuare obiettivi specifici e fare rete sul territorio.

Lo studio di Arpa Lombardia ha mostrato il calo di emissioni da concentrazioni di PM10 e PM2.5 durante il lockdown. In altre Regioni è accaduto lo stesso. Sicché è necessario aprire subito un confronto serrato e rapido per avere nelle grandi e nelle piccole realtà un piano univoco sostenuto dal governo. Una visione di insieme collegata a tutte le forme di trasporto pubblico e privato. I Sindaci per la loro quotidianità sono pragmatici ma cauti, tant’è che hanno chiesto una “seria riflessione anche sull’adeguatezza della nostra rete elettrica” per affrontare quel cambiamento che il governo declama in ogni sede.

Sarebbe un guaio se prima della ripresa autunnale l’“electric divide” dovesse riscontrarsi anche nei Palazzi romani.

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