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Chi e come fa sbandare Ford

Ford

Ford, impegnata in una profonda ristrutturazione aziendale al fine di competere con Tesla, taglia 3.000 posti di lavoro a livello globale. Cosa succede al colosso automobilistico Usa?

Mentre gli appassionati della Casa statunitense trattengono il fiato nell’attesa di vedere l’ultimo modello della Mustang, la “pony car” nata nel 1964 con l’intento di essere un’auto da GT a basso costo, per tutti o quasi, capace negli anni di polverizzare ogni record di vendite soprattutto negli Stati Uniti dove è divenuta un’icona presente perfino in tantissime pellicole, Ford deve fare i conti con forti tagli al personale che, nell’aria da mesi, alla fine sono stati ufficializzati (o quasi) soltanto nelle ultime ore, mandando subito il titolo a picco alla Borsa di New York.

COSA HA DETTO L’AD DI FORD

Secondo quanto riportato da Automotive News, l’amministratore delegato Jim Farley si sarebbe rivolto ai dipendenti che hanno ricevuto la lettera di licenziamento con queste parole: «Costruire il futuro richiede cambiamenti. Richiede attenzione, chiarezza e velocità. E, come abbiamo discusso nei mesi scorsi, vuol dire riorganizzare le risorse e la struttura dei costi, che non è competitiva rispetto ai competitor tradizionali e nuovi».

I licenziamenti, non inferiori alle 3mila unità, interesseranno le tute blu in India, in Canada e perfino negli Stati Uniti proprio a pochi mesi dal tavolo col sindacato United Auto Workers, in vista della rinegoziazione del contratto per le attività svolte negli States. Ford, dopo aver smentito a più riprese la voce di corridoio sullo scorporo in due unità distinte, Ford Model e Ford Blue, è attualmente alle prese con una importante ristrutturazione aziendale che porterà la storica Casa fondata da Henry Ford ad avere una divisione only EV mentre Ford Blue proseguirà con le attività tradizionali.

Del resto, l’Ad non ha mai nascosto di voler intaccare la quota di mercato detenuta da Tesla e, secondo parecchi analisti, sarebbe proprio la corsa all’elettrico voluta da Farley ad aver messo in crisi i conti (nei piani della compagnia americana, entro il 2026 dovranno essere prodotte più di 2 milioni di auto elettriche), dato che il contesto a livello macroeconomico non premia certo il coraggio di chi fa grossi investimenti per variare di colpo business model, incorporando attività inedite quali lo sviluppo del software di bordo e di servizi connessi oltre che di una piattaforma globale per la vendita online dei modelli venturi così da bypassare i rivenditori fisici.

«Nulla di tutto questo cambia il fatto che è un momento difficile», ha dovuto ammettere il Ceo parlando ai dipendenti. «Coloro che lasciano la società sono amici e colleghi e vogliamo ringraziarli per il contributo. Abbiamo l’obbligo di occuparci e sostenere» chi è colpito dalla scure del licenziamento «fornendo loro non solo benefit ma anche un aiuto significativo a trovare nuove opportunità di lavoro», avrebbe detto Farley ai suoi.

SEMICONDUTTORI, INFLAZIONE E TROPPI RICHIAMI

A pesare sui conti dello storico marchio automobilistico statunitense l’assenza di semiconduttori, che ha costretto Ford, come tanti altri competitor, a mancare numerose consegne e l’impennata dell’inflazione. Nel primo trimestre di quest’anno, i ricavi di Ford sono stati inferiori di circa il 15% rispetto ai livelli del 2019. Una situazione non floridissima che difatti ha spinto il marchio a disimpegnarsi velocemente di una parte delle sue azioni nella startup di furgoncini elettrici Rivian, ritenendolo evidentemente un investimento poco produttivo.

Ma ad aver pesato sui conti anche i numerosi richiami degli ultimi mesi. Non ultimo il ritiro dalla strada di oltre 100.000 Suv e camion negli Stati Uniti a causa, secondo quanto riferito da Abc News, a un problema al motore. Secondo quanto precisato dalla National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), i veicoli in questione sono Ford Escapes 2020-2022, Lincoln Corsairs 2021-2022 e Mavericks 2022 equipaggiati con motori ibridi o ibridi plug-in da 2,5 litri.

Già a maggio, Ford aveva richiamato più di 39.000 Ford Expedition e Lincoln Navigator perché rischiavano di prendere fuoco nel vano motore anche quando parcheggiati o spenti. La casa automobilistica, riferisce Ap, ha poi esteso il richiamo ad altri 66.000 veicoli dopo aver ricevuto le segnalazioni di altri cinque incendi. E anche a giugno, l’azienda ha ritirato da Stati Uniti e Canada 2,9 milioni di veicoli con problemi di trasmissione che aumentavano il rischio di movimento anche quando erano parcheggiati.

MUSTANG VII E I PIANI DI BIDEN RASSERENERANNO FORD?

Un aiuto ai conti di Ford potrebbe arrivare dall’Inflation Reduction Act, un corposo pacchetto a sostegno dell’economia americana che prevede, per accedere al beneficio fiscale federale previsto per l’acquisto delle auto EV, che da ora in poi le auto siano assemblate in Nord America e i materiali, con particolare riferimento ai “minerali critici” delle batterie, abbiano origine negli Stati Uniti o in un Paese con un accordo di libero scambio con Washington.

Chiaro l’intento di tali nuove limitazioni, che hanno già fatto mugugnare i principali partner commerciali in campo automobilistico degli Stati Uniti, dall’Ue al Giappone passando per la Corea del Sud: agevolare le industrie che producono negli States e che stanno investendo per avviare una filiera di reperimento delle materie prime – in particolare quelle necessarie alle batterie delle auto EV e soprattutto ai microchip – a chilometro zero, che emancipi gli USA dal mercato cinese, in un periodo in cui tra Washington e Pechino i rapporti non sono certo dei migliori e la Casa Bianca si aspetta quindi improvvisi cali nelle forniture che arrivano da Oriente.

E poi, appunto, il prossimo 14 settembre la Ford mostrerà per la prima volta al grande pubblico la settima generazione del suo modello sportivo, anche se si tratterà solo di un evento a uso e consumo dei fan e della stampa dato che, per vedere la Mustang VII nei concessionari, occorrerà attendere non meno di altri 12 mesi, dato che la commercializzazione è prevista per la fine dell’estate del prossimo anno. E siccome parlare di Mustang elettrificata continua a essere un colpo al cuore per gli appassionati (le vendite comunque dicono il contrario: le consegne del Mach-E sono aumentate del 74,1% rispetto a luglio a un totale di 4.970, contro le 3.367 unità della classica versione ICE), la Casa americana ha deciso di debuttare con i soli modelli tradizionali. La prima a essere presentata dovrebbe infatti essere un quattro cilindri turbo EcoBoost di 2,3 litri il cui prezzo di listino si aggirerà, pare, sui 30mila dollari (30mila euro), in attesa del piatto forte: quella col V8 di 6,8 litri prodotto in Canada.

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