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Chi c’è e che farà Upcell Alliance, la rete europea dei costruttori di batterie

Batterie Allo Stato Solido

Trentasei realtà industriali e accademiche europee, con il supporto di governi, organizzazioni pubbliche e associazioni di rappresentanza, sigleranno un patto per promuovere la filiera europea delle batterie: la Upcell Alliance

A livello informale, Upcell Alliance è nata a Parigi il 6 ottobre scorso. A livello ufficiale emetterà i primi vagiti solo dopo tredici giorni. Nel mentre il gruppo di rappresentanti del mondo industriale e accademico che la anima metterà a punto gli ultimi dettagli. L’obiettivo, del resto, è di quelli grossi: far vedere che anche l’Europa, dove più di 25 aziende di produzione di batterie stanno progettando la realizzazione di oltre 100 gigafactory da qui al 2030, può essere competitiva in un settore che sembra essere dominato dalla Cina.

QUALCHE NUMERO PER CAPIRE CHI DETIENE IL MERCATO

Il colosso invincibile nel settore è l’azienda cinese Contemporary Amperex Technology Co. Limited (meglio nota come CATL) che detiene una quota di mercato del 34,8 per cento. Fino a poco tempo fa al secondo posto della classifica c’era, fissa, la sudcoreana LG Energy Solution, con una quota di mercato che non era nemmeno la metà di quella di CATL, per chiudere con BYD. Fino poco tempo fa, appunto. In agosto, secondo un rapporto di SNE Research, società di ricerca con sede a Seoul, BYD ha operato uno storico sorpasso sulla sudcoreana e adesso i primi due gradini del podio sono occupati da cinesi.

I tre marchi asiatici non hanno rivali, detenendo oltre il 60% del mercato. C’è solo la giapponese Panasonic – al quarto posto, con il 9,6 per cento – a infastidirli e il suo successo è legato all’affermazione di Tesla, dato che è il fornitore privilegiato della casa texana. In più, Panasonic sta investendo per ridurre le dimensioni delle batterie, nel tentativo di scalare la classifica, dato che le Case automobilistiche sono in cerca di soluzioni più innovative, che impattino sempre meno su dimensioni e peso delle vetture. Seguono poi la sudcoreana SK On, col 6,5 per cento e, sempre dalla Corea del sud, Samsung SDI con il 4,9 per cento. Le cinesi CALB, Gotion High-Tech, Sunwoda e SVOLT hanno market share rispettivamente del 4,1, del 2,9, dell’1,5 e dell’1,3 per cento.

I RITARDI EUROPEI (E I PICCOLI PASSI AVANTI ITALIANI)

La fretta con cui l’Ue sta abbracciando la transizione verso l’elettrico sta sollevando più di un dubbio, dal momento che l’industria automobilistica europea è forte quando si parla di costruire motori endotermici, non batterie. “Grazie alla forza del mercato interno, al progresso tecnologico e al persistente sostegno governativo, le Case e le startup cinesi sono in una posizione privilegiata per accelerare i loro piani di espansione globale”, si legge in recente report sulla mobilità elettrica vergato dalla società di ricerche londinese Jato Dynamics che, senza troppi giri di parole, pone in evidenza il rischio che la “Cina possa acquisire un cruciale porzione di mercato che è stata finora dominata dai più affermati costruttori tradizionali del settore”.

Da noi è stato il numero 1 del MiSE, l’uscente Giancarlo Giorgetti, a ribadire ancora negli ultimi giorni la questione: “è necessario fare un ragionamento che vada oltre l’ambizione di fare una transizione green verso un mondo più sostenibile, ma che tenga anche conto di missioni strategiche, ad esempio da dove arrivano le componenti che vengono usate nell’automotive elettrica, per non ritrovarci domani esattamente nella stessa situazione con la Cina, come ci troviamo oggi con la Russia”. E questo “anche tenendo conto la realtà della nostra manifattura, del nostro sistema economico e dei tanti lavoratori impiegati in questo settore”.

Nelle ultime ore sono stati pubblicati i decreti che attivano gli sportelli finanziati con 750 milioni di euro, di cui 525 milioni per i Contratti di sviluppo e 225 milioni per gli Accordi per l’Innovazione, parte delle risorse del “Fondo automotive” (8,7 miliardi di euro stanziati fino al 2030) destinati al sostegno e alla promozione della transizione verde, della ricerca e degli investimenti nel settore attraverso l’insediamento di filiere innovative e sostenibili sul territorio nazionale, ma l’impressione è che l’Italia si sia mossa con scarsa ambizione e grande ritardo.

Insomma, difficile riuscire a competere con la Cina. È ancora possibile però evitare la sudditanza europea per evitare che si ripetano le situazioni viste con Taiwan e i semiconduttori. Ma per farlo serve un piano comune tra i 27 Paesi membri e, soprattutto, mettere sul piatto tantissimi soldi. E qui entra in gioco l’Upcell Alliance…

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA E LA NECESSITÀ DI FARE LOBBY

Per questo potrà essere utile per l’Italia avere voce in capitolo almeno nella Upcell Alliance, che supporterà gli attori europei nello sviluppo delle loro attività e nella capacità di produzione di batterie. Di fatto, Upcell Alliance mira ad assicurare al continente autonoma industriale e riaffermare la sovranità economica in Europa. L’obiettivo è di far crescere su larga scala entro il 2030 l’ecosistema europeo per la produzione di batterie.

Attualmente, l’associazione riunisce 36 realtà industriali e accademiche ed è supportata dal governo della Catalogna, dal governo francese e da organizzazioni pubbliche europee e francesi quali Nouveaux Systèmes Energétiques (NSE), French automotive industry association (PFA), Cluster Auvergne Rhônes-Alpes (CARA), EIT InnoEnergy ed EVOLIS, che rappresenta i fornitori di beni strumentali e macchine per la produzione industriale.

I MEMBRI DELLA UPCELL ALLIANCE

Fornitore di materiali specializzati: Arkema
Fornitore di componenti elettrici e soluzioni di automazione: Schneider Electric
Aziende e fornitori di apparecchiature del riciclo: MTB Recycling and Rousselet Robatel
Costruttori di machine e apparecchiature: Alfi Technologies, Bühler, Caire Automation, Cleia, Comexi, Comau, Groupe Huguet, Eltronic, Fives Group, IN-CORE Systèmes, Ingecal, Jorgensen Engineering, Lazpiur, NPB Automation, Ose Group, Rousselet Robatel, Technax
Produttori di batterie elettriche: ACC, Verkor, BasqueVolt, Blue Solutions, Freyr, Sunlight Group, InoBat
Università e corpi accademici: HESAM University, le cnam, ENSAM, CESI, Universität Oldenburg, Grenoble INP institut d’ingénierie et de management, Université Grenoble Alpes (Grenoble INP – UGA), Politecnico di Milano, Battech-IREC-Eurecat, and CIC energiGUNE

Come si vede dall’elenco, all’alleanza hanno aderito anche realtà italiane, come Comau, azienda torinese di robotica e automazione industriale del gruppo Stellantis, e il Politecnico di Milano. Le aziende che fanno parte dell’alleanza si occupano dei tre stadi principali del processo di produzione delle batterie: la produzione degli elettrodi, l’assemblaggio delle celle batteria, l’assemblaggio di modulo e pacco batteria.

EPPUR SI MUOVE…

Il prossimo importante evento per Upcell Alliance sarà appunto il congresso Batteries Events a Lione, il 19 ottobre prossimo, in cui Claude Laperiere, Presidente di Upcell Alliance, parlerà di obiettivi e ambizioni dell’associazione che nel prossimo futuro intende “rafforzare la capacità di innovazione in Europa identificando call per progetti di ricerca R&D&I, creando gruppi di lavoro, seguendo l’esempio delle call per i progetti HORIZON-CL5-2022-D2-01-04 su cui vari membri di Upcell Alliance si sono già posizionati” come pure “promuovere un’economia europea della produzione di batterie elettriche attraverso la partecipazione nei progetti di innovazione di settore della Comunità Europea, dei governi europei e delle regioni dei paesi europei e organizzare eventi pubblici, azioni di promozione e conferenze”.

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