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Bielorussia, tutte le questioni aperte per il trasporto aereo

Bielorussia

Il dirottamento da parte della Bielorussia nei confronti di un volo Ryanair solleva problemi di carattere politico, giuridico ed economico. L’analisi di Alfredo Roma, ex presidente dell’Ente Nazionale Aviazione Civile (Enac), su Affari Internazionali

Il dirottamento di Stato operato dalla Bielorussia nei confronti di un volo internazionale di linea operato da Ryanair è un fatto gravissimo che solleva problemi di carattere politico, giuridico ed economico, che interessano innanzitutto l’Unione europea perché è stato colpito un vettore comunitario, ma anche tutta l’aviazione civile mondiale per i potenziali pericoli alla sicurezza del volo

Il volo Ryanair FR 4978 parte nella tarda mattinata del 23 maggio da Atene diretto verso l’aeroporto di Vilnius. Un volo low-cost con una rotta sud-nord che non ha avuto alcun tipo di complicazione fino all’avvicinamento dell’aereo alla frontiera tra Bielorussia e Lituania. A quel punto, dalle autorità di volo bielorusse arriva una comunicazione d’emergenza: a bordo, secondo Minsk, c’è una bomba. Il pilota, non convinto della minaccia, chiede alle autorità bielorusse di farlo atterrare comunque nella capitale lituana, visto che è ormai più vicina rispetto a Minsk. Ma da Minsk il segnale è chiaro: invertire la rotta e dirigersi verso l’aeroporto della capitale. Poco dopo, un Mig-29 bielorusso si affianca al Boeing Ryanair e lo accompagna fino all’aeroporto di Minsk.

Le conversazioni di bordo/terra confermano una concitata trattativa tra il comandante dell’aereo e il controllo aereo bielorusso. Una volta a terra le autorità bielorusse sono entrate nell’aereo e hanno arrestato il dissidente Roman Protasevich e la sua compagna.

In base all’Annesso 2 dell’Icao (International Civil Aviation Organisation), “per i voli che si svolgono al di fuori dello spazio aereo nazionale, quindi ivi comprese le acque territoriali, l’autorità competente è quella dello Stato di immatricolazione”. Questa è la norma riportata anche dal nostro codice della navigazione. Tuttavia si ritiene che questo valga quando l’aereo è in volo, mentre quando è a terra con gli sportelloni aperti è soggetto alla legge dello Stato in cui si trova. Per questo gli agenti bielorussi sono potuti entrare nell’aereo fermo nell’aeroporto di Minsk e arrestare Protasevich.

La difesa delle autorità bielorusse è apparsa ridicola. Hanno sostenuto che il pericolo di una bomba a bordo era stata segnalata da Hamas in una mail che è poi risultata essere stata spedita venti minuti dopo il dirottamento.

PIRATERIA AEREA

Questo fatto può certamente essere definito come atto di pirateria aerea. Nella terminologia diplomatica una pirateria aerea è un fatto criminoso che consiste nel violento impossessamento di un aeromobile e nell’imposizione con minaccia armata di deviarne la rotta, per scopo contrari al suo ordinamento giuridico.

Così intesa, la pirateria aerea costituisce un fatto criminoso che presenta alcune caratteristiche di natura a un tempo giuridica ed extra giuridica. Esso riveste, innanzi tutto, una plurima rilevanza internazionale, avuto riguardo all’ordinamento giuridico dello Stato d’immatricolazione dell’aeromobile rispetto all’ordinamento dello Stato sul cui territorio, o nel cui spazio aereo, il fatto è stato compiuto. La Convenzione dell’Aia del 1970 e quella di Montreal del 1971 regolano questa materia piuttosto complicata. Il dirottamento del volo Ryanair è particolarmente grave perché avvenuto in un Paese, la Bielorussia, che è membro dell’Icao di cui, dunque, dovrebbe rispettare le relative norme. Di solito questi fatti sono esaminati dagli organismi internazionali che possono mettere in atto misure punitive.

DIVIETO DI SORVOLO

L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha chiesto a tutte le compagnie europee di evitare lo spazio aereo della Bielorussia per motivi di incolumità, affermando che il dirottamento del volo Ryanair ha messo in discussione la sicurezza dei cieli bielorussi. Le circostanze dell’episodio, dice l’Easa, gettano forti dubbi sul rispetto mostrato dalla Bielorussia nei confronti delle norme dell’aviazione civile internazionale.

Ogni Paese esercita la sua sovranità sullo spazio aereo che sovrasta il suo territorio. Per il suo sorvolo riceve un diritto di sorvolo pagato dalle compagnie aeree. Evitare di sorvolare lo spazio aereo bielorusso può rappresentare un perdita consistente di introiti per quello Stato. Si tratta comunque di un invito che uno Stato può fare alle sue compagnie aeree, o l’Unione europea, come nel caso dell’Easa, alle compagnie europee, ma i vettori non sono obbligati a seguirlo.

Più efficace è quello di fissare una no-fly zone. Si tratta di un territorio entro il quale vige il divieto di sorvolo. Questo atto di pirateria aerea avvenuto in Bielorussia dovrà essere esaminato dall’Icao, dalle Nazioni Unite, dal Consiglio d’Europa, dalla Nato, e in tale contesto potrebbe essere decisa una no-fly zone su tutto il territorio della Bielorussia.

ALTRE SANZIONI

In teoria, come emerso dalle conclusioni del Consiglio europeo di una settimana fa, l’Ue potrebbe inserire nella lista nera il vettore bielorusso Belavia vietando non soltanto di operare voli da/per l’Unione europea, ma anche di sorvolare lo spazio aereo comunitario. Essendo, come detto, la Bielorussia membro dell’Icao non è possibile semplicemente proibire il sorvolo di un altro Stato membro e l’atterraggio in un suo aeroporto in base alle cinque libertà dell’aria fissate dagli Accordi raggiunti dopo la Conferenza di Chicago del 1944. L’inserimento in una black list stabilisce l’inaffidabilità della compagnia e quindi un pericolo per la sicurezza del volo.

La Bielorussia è da tempo nel mirino dei paesi dell’Ue. A partire dall’ottobre scorso l’Ue ha imposto gradualmente misure restrittive nei confronti della Bielorussia per violazione dei diritti umani. Ma questo atto di pirateria ha anche messo in pericolo la vita di cittadini europei. Le sanzioni attuali — divieto di viaggio e il congelamento dei beni — hanno colpito sette entità e 88 persone tra cui lo stesso dittatore Aleksandr Lukashenko, suo figlio Viktor che è consigliere per la sicurezza nazionale e altre figure chiave. Già la scorsa settimana i ministri degli Esteri dell’Ue avevano cominciato a discutere di un quarto pacchetto di sanzioni per colpire circa 50 funzionari bielorussi nel mese di giugno (divieti di viaggio e il congelamento dei beni) per violazioni dei diritti umani. Proposte a cui adesso si allineano anche gli Stati Uniti.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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