Mobilità

Autostrade, che cosa c’è nel Milleproroghe sui concessionari

di

Ansfisa

Il Decreto Milleproroghe prevede fra l’altro il blocco dei rincari dei pedaggi per i gestori autostradali che non accetteranno il nuovo sistema tariffario elaborato dall’Art (Autorità di regolazione dei trasporti)

Nella complessa trattativa fra governo e concessionari autostradali si inserisce ora l’articolo 13 del decreto Milleprororoghe.

Che cosa dice l’articolo? L’articolo 13 del testo che verrà portato in Consiglio dei ministri prevede di fatto il blocco dei rincari dei pedaggi per i gestori che non accetteranno il nuovo sistema tariffario elaborato dall’Art (Autorità di regolazione dei trasporti), su cui peraltro ci sono già contestazioni e ricorsi da parte dei concessionari, in primis anche Aspi del gruppo Atlantia.

Chiosa oggi il Sole 24 Ore: “Così il Governo potrebbe presentarsi in una posizione di maggiore forza nelle rinegoziazioni delle concessioni. Ma i gestori potrebbero rispondere con ulteriori contenziosi”.

Questo mentre l governo sta valutando, invece di una revoca della concessione ad Aspi invocata da tempo dal M5S, una sorta di compensazione: ossia una riduzione volontaristica delle tariffe da parte di Aspi, se non tratti del tutto gratis in alcune tratte.

Un modo – secondo le intenzioni dell’esecutivo, ha ricostruito nei giorni scorsi Start – di non arrivare alla caducazione della concessione (con risarcimenti fino a 25 miliardi che Aspi potrebbe chiedere) e comunque di “sanzionare” economicamente la concessionaria di Atlantia-Benetton.

In effetti, esiste un tavolo tecnico al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che sta valutando tutti gli aspetti legati alle concessioni e come procedere. Al tavolo si discute pure di un’eventuale compensazione “sostenibile” per tutti, che superi la procedura di revoca.

Ma questo tavolo – secondo le indiscrezioni di Start – non è giunto ad alcuna conclusione. Anche perché finora il ministero retto da Paola De Micheli (Pd) non ha avanzato alcuna proposta formale a riguardo

Di seguito brevi estratti dell’articolo odierno del Sole 24 Ore:

Secondo la norma che sta per essere varata, le concessionarie per le quali i piani sono scaduti (cioè quasi tutte) potranno ottenere adeguamenti delle tariffe di pedaggio non dal 1° gennaio dell’anno nuovo com’è sempre stato, ma solo «alla definizione del procedimento di aggiornamento» dei piani stessi. E l’aggiornamento dovrà avvenire secondo il nuovo metodo Art. Messo a punto per tagliare i profitti dei gestori.

Prevede infatti, tra le altre cose, un recupero di efficienza (taglio dei costi riconosciuti in tariffa man mano che il costo di costruzione di un’autostrada viene ammortizzato e il progresso consente risparmi di gestione) e penalizzazioni per gli investimenti programmati e non realizzati per colpa del concessionario (riconoscendo poi in tariffa solo quelli effettivamente sostenuti). Inoltre, c’è un meccanismo per il quale il gestore dovrebbe girare allo Stato una parte degli extraprofitti di solito realizzati grazie alla sottostima dei volumi di traffico (se nel Pef si calcola che i costi siano da spalmare su un numero di utenti più basso di quello reale, si ottengono dal Governo rincari più alti).

I gestori sono subito scesi in campo contro questo metodo. Non solo dichiarando che avrebbe bloccato gli investimenti (perché le regole non vanno mai cambiate in corsa), ma anche presentando ricorso al Tar contro le delibere con cui l’Art ha applicato il metodo a ciascuno di loro. L’adozione delle nuove tariffe è bloccata anche dal fatto che le delibere non sono direttamente applicabili: occorre un accordo tra il ministero delle Infrastrutture e ogni singolo gestore.Il blocco tariffario previsto dal milleproroghe dovrebbe ora convincere i gestori a raggiungere l’accordo. Ma non si può escludere che, partano ulteriori ricorsi per far dichiarare incostituzionale l’articolo 13.

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