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Auto, il Belgio entra in fabbrica (e fa felice la cinese Geely)

Mentre Bruxelles alza il muro dei dazi nei confronti di auto elettriche e pneumatici made in China, il Belgio (lo Stato che ospita la Commissione Ue) si prepara a mettere sul piatto 120 milioni di euro per salvare lo stabilimento di Volvo, costruttore svedese nelle mani della cinese Geely (che ha licenziato 3mila persone in Svezia) per salvaguardare l'unica fabbrica automobilistica che le rimane dopo la chiusura di Audi

Il Belgio, cuore di quell’Europa che almeno su carta vieta nazionalizzazioni e aiuti di Stato, è pronto a investire circa 120 milioni di euro per evitare la chiusura del suo ultimo impianto automobilistico: quello della Volvo a Ghent.

IL BELGIO SPINGE LA SVEDESE VOLVO

Sarà dunque lo Stato europeo a sostenere attività industriali, programmi innovativi e soluzioni ecologiche, secondo quanto viene riportato nel memorandum d’intesa siglato tra il governo federale belga (con al proprio fianco quello regionale delle Fiandre) e l’azienda svedese.

L’AIUTO STATALE FINISCE NELLE TASCHE DEI CINESI?

Col paradosso che proprio lo Stato che ospita la Commissione europea (che ha elaborato vecchi e nuovi dazi contro le auto elettriche made in China) finanzierà Volvo che da ormai quasi due decadi appartiene per l’82% a Zhejiang Geely Holding Group. E l’ulteriore paradosso dato dal fatto che Geely solo lo scorso anno ha tagliato 3mila posti di lavoro (pari al 15 per cento della forza lavoro globale) proprio in Europa, in Svezia.

COSA TEME IL BELGIO

Sono due i timori che devono aver spinto il governo belga a mettere le mani al portafogli. Anzitutto la chiusura, tra la fine del 2024 e l’inizio dell’anno successivo, dell’impianto che produceva Audi elettriche, il primo considerato sacrificabile da Wolfsburg che già all’epoca iniziava a dover fare i conti con una crisi che attanaglia tutti i marchi del Gruppo Vw ancora oggi.

Il secondo però attiene proprio alle strategie di Geely per l’Europa. Nel 2022 Volvo ha speso 1,2 miliardi di euro per realizzare vicino a Kosice, nella parte orientale della Slovacchia, un terzo stabilimento che Geely ha voluto nel Vecchio continente (il primo è in Svezia e il secondo a Ghent, appunto) facendo intuire che volesse far scivolare la propria produzione verso i confini orientali dell’Europa, dove la manodopera costa meno.

Ebbene, lo scorso 3 luglio la controllata Polestar ha firmato una lettera d’intenti con Volvo Cars per produrre la propria Suv compatta premium prevista per il 2028 proprio in Slovacchia, aumentando i timori per la sopravvivenza dell’impianto belga che, se chiudesse, azzererebbe di fatto la produzione automobilistica nel piccolo Paese europeo.

Se a questo si aggiunge che finora tanto Polestar quanto Volvo hanno zavorrato parecchio i conti di Geely (che infatti nell’ultimo periodo ha imposto una seria spending review) si comprende come mai mentre Bruxelles predica in un modo, il Belgio per salvare i posti di lavoro razzoli nell’esatto opposto.

E IN COSA SPERA IL BELGIO

Inoltre, con questo piccolo ma significativo ammiccamento le autorità del Belgio sperano con ogni probabilità di ingraziarsi i favori di uno dei più grandi signori dell’auto made in China, Li Shufu – noto anche come Eric Li:  il marchio che dirige e che ha fondato, Geely, dovrà nel prossimo futuro intensificare il proprio presidio in Europa.

Al momento nel Vecchio continente ha impianti R&D a Göteborg (Svezia) e Francoforte (Germania) anche perché ha nel portafogli diversi marchi europei (non solo Volvo e Polestar ma pure Smart e Lotus), ma con l’aumento del rateo di fuoco per ciò che concerne i suoi marchi cinesi (Zeekr e Lynk & Co) è facile che cercherà a livello politico le condizioni migliori per produrre in loco.

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