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Auto elettriche, Stellantis cerca una via alternativa alle colonnine?

Anche Stellantis inizia a credere che il futuro dell'auto elettrica non sia nelle colonnine di ricarica: lente e ancora troppo poche. Il quarto gruppo automobilistico mondiale batte la strada del battery swap, abbandonata da Tesla ma perseguita in Cina

Forse in futuro guideremo davvero tutti un’auto elettrica, da caricare sotto casa o collegandola a colonnine veloci quanto una sosta oggi al benzinaio. Forse in futuro l’autonomia delle batterie sarà raddoppiata e l’infrastruttura estesa. Ma, mentre si aspetta che questo futuro si concretizzi, anche Stellantis ha iniziato a guardare oltre le colonnine: perché sono ancora troppo poche e spesso finiscono ostaggio di chi vi lascia parcheggiata l’auto anche terminata la ricarica, specie se in sharing. I problemi, insomma, sono noti a tutti (ed elencati con dovizia da Gian Luca Pellegrini, Editor in chief di Quattroruote) e le Case automobilistiche provano allora a ovviarli.

CAMBIARE PROSPETTIVA E BATTERIA

Al momento, la sola alternativa valida pare essere il cosiddetto Battery Swapping, ovvero ci si presenta alla stazione di rifornimento con una batteria a secco e una procedura automatizzata la sostituisce in cinque minuti con una appena caricata.

Il principio è lo stesso delle stazioni di posta del passato, in cui l’avventore lasciava il proprio cavallo esausto della galoppata e ne prendeva in cambio uno fresco e riposato. Di battery swap, o swapping, se ne parla dagli inizi del ‘900, prima che i motori endotermici prendessero piede. Pare che, oltre un secolo fa, la prima a ideare un sistema simile sia stata General Motors, con stazioni di posta riconvertite ad hoc.

BATTERY SWAP, L’ALLEANZA TRA STELLANTIS E LA STARTUP

In tal senso ha iniziato a muoversi anche Stellantis, che ha firmato un accordo vincolante per dare il via a una partnership con la startup californiana Ample di Khaled Hassounah, founder nonché attuale ceo.

La realtà statunitense si pone in scia a un’altra startup, ormai scaleup anche grazie ai fondi introitati dal governo di Pechino: la cinese Nio, che alcune settimane fa ha fatto sapere di aver effettuato oltre 30 milioni di sostituzioni di batteria da quando il servizio, nel maggio del 2018, è stato reso disponibile nel Paese asiatico arrivando a contare 1.937 stazioni di scambio batterie chiamate Power Swap Station destinate a salire a 2300 entro la fine di quest’anno.

Il quarto gruppo automobilistico mondiale intende sfruttare la tecnologia di Ample per la sostituzione modulare delle batterie, così da dare una alternativa alle classiche colonnine. Il mercato pilota sarà Madrid e la sperimentazione avrà inizio immediatamente, nel 2024, avendo perno non su vetture private ma sulla flotta di Fiat 500e del servizio di car sharing Free2move di Stellantis.

Naturalmente non è una sperimentazione esente da interrogativi. Al pari delle colonnine, per funzionare questo sistema ha bisogno di una infrastruttura capillare su tutto il territorio. A differenza delle colonnine, che occupano lo spazio di un posto auto, le stazioni di ricambio sarebbero simili ad autolavaggi e, dunque, abbisognano di molti più metri quadri, paragonabili a quelli degli odierni distributori di carburante. Però è chiaro il potenziale dell’investimento: chi inizierà a piazzare qua e là le stazioni avrà in mano il mercato, se la tecnologia del battery swapping dovesse imporsi sulla ricarica tradizionale.

TESLA HA PROVATO E RINUNCIATO

Negli anni passati la tecnica incuriosì anche un’altra ex startup poi diventata colosso incontrastato della mobilità: Tesla di Elon Musk, ma lasciò perdere preferendo tentare la strada delle ricariche superveloci con tecnologie proprietarie.

Proprio nell’ultimo periodo la Casa del magnate sudafricano ha introdotto un balzello, soprannominato “congestion fee” che addebita un dollaro extra per ogni minuto di sosta dopo che la batteria dell’auto ha raggiunto il 90% di carica. In questo modo Tesla prova a ridurre il rischio che lo spazio antistante le colonnine venga usato come parcheggio.

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