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Batterie Industria Auto Elettriche Cinesi Usa

Auto elettriche, Biden riuscirà a fulminare i cinesi?

Biden prosegue con i suoi piani nel tentativo di buttare fuori strada le auto elettriche cinesi ma deve fare i conti con la realtà. Intanto, costruttori e concessionari chiedono di rivedere i parametri dell'Epa perché la domanda di propulsori EV è ancora troppo bassa

Nonostante la Casa Bianca abbia passato gli ultimi mesi a promettere alle cancellerie di mezzo mondo che avrebbe rivisto i parametri protezionistici della cosiddetta Ira (Inflation Reduction Act) di Biden, il maxi piano da 369 miliardi di dollari per spingere l’industria americana, il presidente statunitense non sembra avere intenzione di pigiare il pedale del freno.

GLI USA VOGLIONO BUTTARE FUORI STRADA LE AUTO ELETTRICHE CINESI

L’intento – non è certo un mistero – di Joe Biden è favorire l’industria di casa propria bandendo, a partire dal 2024, le auto elettriche dotate di batterie cinesi. Un bando non ufficiale ma “de facto”, dal momento che l’intenzione dell’amministrazione americana è quella di escludere i marchi esteri con linee al di fuori degli Usa dagli incentivi federali (crediti d’imposta federali fino a 7.500 dollari). Incentivi che al momento rappresentano il solo modo per spingere l’utenza verso i nuovi propulsori, altrimenti ancora troppo cari per le tasche della classe media.

Con una simile mossa, la Casa Bianca spera inoltre di riuscire a mitigare il prezzo delle auto elettriche prodotte in patria, rendendole concorrenziali rispetto ai listini, assai più bassi e invitanti, dei marchi cinesi che stanno approdando nel territorio dei 50 Stati.

Una strategia oggi più che mai necessaria, per l’industria statunitense, soprattutto dopo che Joe Biden si è schierato a favore dello sciopero portato avanti da settembre al Ringraziamento dall’UAW, il principale sindacato delle tute blu, tutelando i livelli occupazionali interni: ora in cambio le Big dell’automotive chiedono infatti un trattamento di favore.

BIDEN SI SCONTRA CON LA DURA REALTA’

Peccato solo che i piani protezionistici di Biden si stiano scontrando con la dura realtà. Applicate alla lettera, infatti, le disposizioni della Casa Bianca escluderebbero la totalità delle auto made in Usa, richiedendo che i minerali critici degli accumulatori non abbiano provenienza straniera (leggi: cinese).

Ecco perché il Dipartimento del Tesoro è intervenuto ammorbidendo la normativa che esclude eventuali modelli dai crediti d’imposta federali fino a 7.500 dollari complessivi per chi acquista una vettura elettrica. Ci saranno infatti quantitativi di tolleranza e probabilmente altre deroghe.

CHI SONO GLI ESCLUSI

Ma i vincoli resteranno molto duri, bandendo tra il 2024 e l’anno successivo ogni componente delle batterie prodotto da aziende di proprietà di una “foreign entity of concern” (Feoc, ovvero “realtà straniera d’interesse”), oppure le batterie con oltre il 2% di minerali critici estratti, lavorati o riciclati da Feoc. Escluse anche le società controllate da Feoc, o comunque nell’azionariato (basta il 25% del board o dei diritti di voto).

LA MOSSA DI FORD PER CAMUFFARE LE FEOC

Ecco perché i marchi statunitensi che hanno alleanze in essere con i cinesi per l’auto elettrica stanno correndo ai ripari spingendo i partner a impiantare sul suolo Usa la propria filiera. Il caso più eclatante riguarda probabilmente Ford, che col produttore asiatico di batterie Catl intende realizzare un nuovo stabilimento del Michigan. In tal caso, dato che la partnership porterebbe valore e occupazione negli Stati Uniti, dovrebbe rientrare nelle deroghe.

CONCESSIONARI E PRODUTTORI SCAGLIANO FULMINI SULLA CASA BIANCA

Per i produttori di auto elettriche che intendono fare affari negli Usa, insomma, ci sarà da mettere mano al portafoglio e costruire lungo i 50 Stati la propria filiera. Ma intanto i colossi dell’auto e ora pure i concessionari continuano a non digerire i vincoli ambientali dell’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente, che spinge per portare a un mix di vendite composto per quasi il 70% da elettriche entro il 2032 anche grazie a un costante irrigidimento dei requisiti per le emissioni inquinanti.

Per questo circa 4mila rivenditori hanno preso carta e penna per chiedere a Biden di rallentare, ritenendo la corsa verso la mobilità elettrica troppo antieconomica. Tutto ciò senza rinunciare ad attacchi verso scelte ritenute troppo ideologiche e poco attinenti con la situazione reale: “nessuna agenzia governativa, nessun think-tank e nessuna società di sondaggi ne sa più di noi sui clienti di auto”, si legge nella missiva.

LA LETTERINA A BIDEN PER NATALE

“L’anno scorso c’erano molte speranze e aspettative sui veicoli elettrici, ma quell’entusiasmo si è fermato”, scrivono i concessionari ricalcando quanto già lamentato dai produttori di auto. “Oggi, la disponibilità di Bev invendute è in aumento, anche con profondi tagli ai prezzi di listino e con i generosi incentivi dei costruttori e del governo. Per quanto siano ammirevoli, gli obiettivi delle normative richiedono che l’accettazione da parte dei consumatori diventi realtà. Ogni giorno che passa, diventa sempre più evidente che questo tentativo di imporre i veicoli elettrici non è realistico sulla base della domanda attuale e prevista. I veicoli elettrici si stanno già accumulando nei nostri parcheggi e questo è il migliore indicatore del mercato”.

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