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Assicurazione auto: a chi non piace il risarcimento diretto e perché

Risarcimento Diretto

Il ddl Concorrenza prevede l’estensione generalizzata del risarcimento assicurativo diretto dell’assicurazione auto. Una norma introdotta nel 2007 dal Decreto Bersani ma finora poco applicata, che sta sollevando critiche. Tutti i dettagli

 

Tutti contro il risarcimento diretto dell’assicurazione auto. Sono passati pochi giorni dal licenziamento della Legge Concorrenza da parte del Consiglio dei Ministri e la bagarre sul provvedimento in essa contenuto sta già provocando forti contestazioni. Una norma che nelle intenzioni dichiarate dovrebbe velocizzare i tempi necessari alla liquidazione del danno subito da chi non ha colpa nel sinistro, che incontra però l’opposizione di chi lamenta maggiori spese per i consumatori e vantaggi indebiti per le compagnie assicurative. La legge è ora attesa all’esame di Camera e Senato e sono in molti a chiedere di rivedere l’articolo 27 che impone l’obbligo del risarcimento diretto a tutte le compagnie assicurative, comprese quelle con sede all’estero che finora potevano scegliere volontariamente se aderire o meno.

COME FUNZIONA E COS’È LA CARD

Per capire le ragioni di chi critica la norma occorre fare un passo indietro e spiegare l’ter che ha portato il Governo ad estenderne l’attuazione. L’indennizzo o risarcimento diretto nasce il 1° febbraio 2007 in seguito al Decreto Bersani e prevede che, se la compagnia assicurativa aderisce alla Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto (CARD) e in determinati casi di sinistro senza colpa, sia possibile richiedere il risarcimento del danno direttamente alla propria compagnia. Se in una polizza RCA viene aggiunta la clausola risarcimento in forma specifica, l’assicurato danneggiato, oltre al risarcimento del danno pecuniario, può chiedere alla compagnia di assicurazione di procedere al ripristino della corretta funzionalità del veicolo e quindi alla eliminazione del danno. Saranno poi le due assicurazioni e regolare i conti attraverso un rimborso forfettario

QUANDO SI APPLICA IL RISARCIMENTO DIRETTO

Il risarcimento diretto vale per i veicoli immatricolati e assicurati in Italia, Città del Vaticano e Repubblica di San Marino. Affinché possa essere richiesto dal danneggiato, deve coinvolgere non più di due veicoli, oltre tale limite bisogna procedere con il risarcimento ordinario. Il sinistro deve avvenire in Italia, Repubblica di San Marino o Città del Vaticano ed entrambe le compagnie di assicurazione (quella del danneggiato e quella del danneggiante) devono aver aderito alla CARD. Nel caso in cui il danneggiato abbia colpa, se il sinistro avviene fuori dal territorio italiano e in tutti i casi non previsti dalla convenzione, è necessario rivolgersi alla compagnia della controparte con colpa.

MOVIMENTO CONSUMATORI: “CRITICITÀ IN TERMINI DI ANTICONCORRENZIALITÀ”

Fin qui il funzionamento del risarcimento diretto, da più fronti, però, arrivano critiche e appelli al Parlamento per modificare la norma che lo generalizza. Secondo il Movimento Consumatori, l’ipotesi di estendere a tutte le imprese di assicurazione che intendono operare in Italia l’obbligo di aderire al sistema del risarcimento diretto presenta gravi criticità in termini di anticoncorrenzialità e abuso di posizione dominante. Tale procedura crea una serie di storture già segnalate in varie occasioni da MC, ma l’estensione dell’obbligo di adesione al risarcimento diretto aggraverebbe l’attuale situazione di oligopolio – si pensi che le prime cinque compagnie assicurative italiane detengono la maggior parte del mercato nazionale, quasi il 70% – rendendola ancor più stringente di quanto già non sia. Secondo Sonia Monteleone, responsabile settore Assicurazioni MC: “Il primo effetto che maggiormente graverebbe sui consumatori sarebbe l’aumento del costo del premio di polizza; per non parlare poi del proliferare incontrollato di clausole inconferenti con l’oggetto del contratto di RC Auto che prevedono decurtazioni illegittime sull’importo del risarcimento che deve sempre rimanere integrale”.

ASSOUTENTI: “BASTA REGALI ALLE COMPAGNIE ASSICURATRICI”

Altra voce contraria a levarsi è quella di Assoutenti. “Il mercato assicurativo, con la pandemia, ha giovato di una forte riduzione dei sinistri e dei costi consolidando il suo assetto non concorrenziale e oligopolistico maturando, nel solo settore RC auto, un record mondiale di utili” – dichiara Furio Truzzi, presidente nazionale di Assoutenti, aggiungendo che “il risarcimento diretto non va esteso alle compagnie cosiddette estere ma abolito del tutto restituendo agli assicurati polizze RC auto semplici, il ripristino di un sano meccanismo bonus malus, il pieno diritto alla libera scelta del riparatore di fiducia così come stabilito dalla legge sulla concorrenza approvata nel 2017 costantemente aggirata dalle assicurazioni”. “Contestualmente all’abolizione del risarcimento diretto” – sostiene Truzzi – “va subito introdotta la norma sulla portabilità dei certificati assicurativi che consentirebbe una maggiore mobilità delle polizze e la depurazione dei contratti da clausole vessatorie e complesse che comprimono i diritti degli assicurati nella loro debole veste di danneggiate.” “Assoutenti” – conclude Truzzi – “annuncia una raccolta firme per l’eliminazione del risarcimento diretto”.

ANCMA: “RISCHIO AUMENTO POLIZZE FINO AL 20%”

Decisamente contraria anche Confindustria Ancma, l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori “Apprendiamo dalla lettura delle bozze che potrebbe essere approvata una norma che estenderebbe il regime del risarcimento diretto per la gestione dei sinistri anche alle imprese assicuratrici con sede legale in uno stato estero dell’Unione Europea. La misura, se approvata, rischierebbe di produrre un aumento generalizzato delle polizze assicurative motociclistiche, stimabile attorno al 20% dei prezzi correnti”. Di, contro, l’associazione rileva che il ricorso a compagnie straniere che hanno scelto di non aderire al risarcimento diretto si è tramutato in un consistente vantaggio di costi per i motociclisti: un taglio del 16% del premio medio pagato negli ultimi cinque anni.

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