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Mobilità elettrica, cosa manca nella legge di bilancio

Anfia

Anfia e Motus-E criticano il disegno di legge di bilancio per l’assenza di una strategia sull’industria dell’auto, che deve riconvertirsi all’elettrico. Ecco lamentele e proposte

 

ANFIA, l’associazione della filiera dell’industria automobilistica italiana, e MOTUS-E, l’organizzazione degli operatori nazionali della mobilità elettrica, hanno chiesto al governo e alla commissione Bilancio del Senato di approvare la proposta di piano per la mobilità sostenibile in esame in Parlamento. Si tratta, dicono le due associazioni, di una proposta “pienamente condivisa dalle imprese della filiera produttiva nazionale e da tutti gli operatori che stanno investendo per lo sviluppo della mobilità elettrica”.

LE CRITICHE DI ANFIA E MOTUS-E ALLA LEGGE DI BILANCIO

In un comunicato, ANFIA e MOTUS-E scrivono che negli emendamenti al disegno di legge di Bilancio è “totalmente assente una strategia sul settore automotive, a dispetto delle rassicurazioni annunciate più e più volte nel corso degli ultimi mesi”. Dicono pertanto di sperare che “la volontà governativa sia quella di avallare le proposte del Parlamento sulle misure di sostegno al mercato dell’auto e dei veicoli commerciali leggeri”, ossia l’emendamento 10.0.35.

STIMOLO ALLA DOMANDA

Secondo le due associazioni, la mancanza di incentivi ai consumatori italiani per l’acquisto di veicoli elettrici sta mettendo in difficoltà la filiera automobilistica nazionale in una fase peraltro delicata, di transizione verso la mobilità a basse emissioni, che richiede programmazione negli investimenti.

LE PREVISIONI

ANFIA e MOTUS-E stimano che, senza incentivi, la quota di mercato in Italia dei veicoli a zero e basse emissioni scenderà al 5 per cento circa nel 2022, rispetto al 9,4 per cento raggiunto nel periodo gennaio-settembre del 2021. Sarebbe un’evoluzione in controtendenza rispetto al contesto europeo: nelle principali economie del continente, come Francia e Germania, i veicoli sostenibili si prevedono in crescita.

SERVE UNA RETE DI RICARICA

ANFIA e MOTUS-E avevano di recente ribadito la necessità di uno stimolo governativo alla realizzazione di una rete di ricarica per i veicoli elettrici, sia privata che pubblica, adeguata e diffusa sul territorio, in modo da incoraggiare la domanda. Avevano anche parlato di “speranza di veder approvata la proposta parlamentare che prevede un piano triennale di incentivi ai veicoli a bassissime emissioni”.

Stando a uno studio recente di MOTUS-E, attraverso una gestione accorta dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sarebbe possibile installare in Italia 21.400 punti di ricarica per i veicoli elettrici con un risparmio fino a 250 milioni di euro.

Nel testo del PNRR si legge che l’obiettivo complessivo dell’Italia, in quanto a infrastrutture di ricarica per le automobili elettriche, “è di oltre 3,4 milioni di infrastrutture di ricarica al 2030, di cui 32.000 pubblici, veloci e ultraveloci”. Il piano prevede 750 milioni di euro di finanziamenti al 2026 per la realizzazione di circa 21.400 punti di ricarica. Il focus è tutto sui punti di ricarica fast (cioè dalla potenza di 50 kilowatt) in città e nelle superstrade.

Sul totale di 21.400 punti di ricarica da realizzare, MOTUS-E propone la seguente ripartizione: 5400 punti di tipo fast (dai 50 ai 100 kW), 10.700 di tipo superfast 1 (dai 100 ai 200 kW) e 5400 di tipo superfast 2 (più di 200 kW). La tecnologia quick (meno di 44 kW) non viene presa in considerazione.

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