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Renault Sauditi

Altro che elettrico, dopo i cinesi le auto a benzina Renault prendono a bordo pure i sauditi

Dopo i cinesi di Geely le auto a benzina, Renault fanno salire anche i sauditi di Aramco. I motori a scoppio continueranno a borbottare a lungo nel traffico? Fatti e approfondimenti

Nel gergo popolare si parla di “tenere il piede in due staffe”. Nei Palazzi di “politica dei due forni”. Nel mondo dell’automotive è chiamato “principio di neutrlità tecnologica” e permette alle grandi case, quelle che non sono dunque nate sull’onda dell’entusiasmo per l’elettrificazione, di sperimentare tecnologie diverse dalle auto elettriche, applicabili ai vecchi motori endotermici. Non tutti i marchi hanno abbracciato l’elettrico senza se e senza ma. Ford e Renault, per esempio, hanno preferito scindersi in due divisioni distinte: la prima vedrà coesistere Model per le elettriche e Blue per le auto convenzionali, mentre il marchio francese ha creato Ampere e Horse. E proprio la Losanga sta approfittando del rallentamento della domanda di auto alla spina per dare corpo al suo “piano B” che già aveva avuto il supporto dei cinesi di Geely: ora in Renault Ampere arrivano anche i sauditi di Aramco.

IL PETROLIO FA ANCORA CORRERE LE AUTO

Prendere a bordo una tra le più grandi compagnie petrolifere al mondo, per di più di una economia che deve tutto alle fonti fossili, traccia ancora più il solco tra le nuove e le “vecchie” tecnologie e permette di intendere che i motori a scoppio borbotteranno nel traffico ancora per anni, prima di sparire definitivamente dalla scena.

O almeno questa è la scommessa dei francesi di Renault, dei cinesi di Geely e dei sauditi di Aramco (e non solo, se si considera che esattamente un anno fa, in barba alle belle parole spese sull’importanza delle condotte ESG, il capo di Saudi Aramco è entrato nel board del fondo dei fondi BlackRock).

LA JV FRANCO-CINESE DI RENAULT HORSE ACCOGLIE I SUDITI

Che Aramco fosse interessata al progetto franco-cinese era nell’aria da tempo. E l’operazione delle ultime ore ha confermato i rumor fin nei più piccoli dettagli. La compagnia petrolifera dei sauditi acquisirà il 10% del capitale di Horse Powertrain Limited, finora joint venture a due tra Renault e Geely che manterranno quote paritarie del 45%.lo scorso anno. Con questo nuovo ingresso, il valore dell’azienda sale a 7,4 miliardi di euro.

L’ingresso della compagnia nazionale saudita di idrocarburi – fanno sapere le parti coinvolte nell’operazione – permetterà di accelerare sullo sviluppo di “un’offerta competitiva di gruppi motopropulsori e carburanti sintetici”. Nell’accordo di Aramco è prevista anche una collaborazione con Valvoline per tecnologie, carburanti e lubrificanti.

HORSE RESTA IL CAVALLO SU CUI PUNTARE?

Sarebbe un errore considerare Horse la “sorella sfortunata” rispetto ad Ampere (che si occupa di motori elettrici) o “l’assicurazione sulla vita di Renault”: è una multinazionale a tutto tondo, che vanta 17 siti produttivi nel mondo, cinque centri di ricerca e sviluppo e 19 mila dipendenti. Geely e la Losanga stanno mettendo nel motore a scoppio della jv enormi quantità di denaro affinché raggiunga una produttività annua pari a cinque milioni di unità.

Inizialmente Horse è stata prevista per quelle zone del mondo che, al contrario della Ue, non prevedono un bando ai motori endotermici. Ma se la domanda di vetture alla spina continuerà a rallentare, anche Bruxelles potrebbe tornare sui suoi passi, specie ora che sembra essersi infine accorta che certe decisioni rischiano di tirare la volata soprattutto ai costruttori cinesi, molto più avanti di quelli autoctoni.

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