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Ecco le 3 condizioni per tentare il salvataggio di Alitalia. Parola di Rubino (ex Alitalia)

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L’impresa di salvare Alitalia è quasi impossibile, ma per provarci tre sono le condizioni essenziali. Ecco quali. L’analisi di Paolo Rubino, analista, scrittore ed ex top manager di Alitalia

(Terza e ultima parte dell’analisi: qui e qui la prima e seconda parte)

Ragioni europee

Tra il 1997 e il 2015 Ryanair è cresciuta in termini di passeggeri trasportati all’incredibile media del + 20% all’anno. In termini assoluti è passata da 4 a 91 milioni di passeggeri all’anno. E questa crescita è stata sostenuta da portentosi investimenti in flotta, passando in diciotto anni da 13 a più di 300 aerei in flotta, in termini di sedili offerti una media di crescita del + 15% per anno.

Questo è stato il motore dell’incredibile ascesa dei profitti della Compagnia, nonostante generazioni di consulenti e manager abbiano voluto individuare in fantastici bassi salari la ricetta magica.

Nei tre anni successivi, dal 2016 al 2018, Ryanair ha più che dimezzato la crescita passando dal + 20% al + 8%. La formula del successo ha perso l’abbrivo iniziale e va avanti ora per inerzia. Gli effetti sui conti sono evidenti e immediati.

Per Ryanair è iniziata la fase dei profit warning, delle campagne pubblicitarie più tradizionali, della riappacificazione con il mondo della distribuzione, della necessità di fare i conti con i sindacati, dell’introduzione di meccanismi di fidelizzazione e, via andando, la tradizionale panoplia dei vettori più anziani.

Ma la vicenda del vettore irlandese non riguarda solo quest’ultimo, piuttosto segnala che siamo di fronte alla svolta di un modello di business, come i fallimenti illustri recenti, vedi Thomas Cook ad esempio, dimostrano e anzi Ryan è certamente il soggetto più preparato a gestire il cambiamento di scenario per l’enorme fieno in cascina accumulato in oltre un ventennio.

C’è forse un modo nuovo e diverso per Alitalia di guardare allo scenario del medio raggio? La risposta è incerta, ma ciò che è certo è che il sentiero non sarà certo mostrato al vettore italiano da Lufthansa o Air France o dalla stessa Ryanair o Easy Jet che, oggi, ricercano con notevole fatica la propria soluzione vincente nel quadro che si para di fronte.

La conclusione delle considerazioni qui esposte è che l’impresa di salvare Alitalia è quasi impossibile, ma in ogni caso per provarci tre sono le condizioni essenziali: capitali coerenti con lo scopo, competenze adeguate e mani libere sul piano strategico.

Quest’ultima condizione è pregiudicata ab origine se nella proprietà e nel consiglio di amministrazione siederà una qualsiasi delle tante compagnie che dichiarano di voler ‘salvare’ quella italiana.

(Terza e ultima parte dell’analisi: qui e qui la prima e seconda parte)

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