Mobilità

Ferrovie-Alitalia, ecco sbandate e amnesie di Mazzoncini

di

Fs e Anas

Va bene tutto. Va bene dubitare delle mosse stataliste del governo su Alitalia. E va bene criticare l’ibrido Ferrovie-Alitalia (le critiche dell’economista Andrea Giuricin spiegate a Start Magazine paiono azzeccate).

Ma è un po’ bizzarro che critiche serrate vengano da chi – come l’ex amministratore delegato di Ferrovie, Renato Mazzoncini, in un’intervista ieri al quotidiano la Repubblica – stava realizzando con ardore l’altrettanto ibrido Fs-Anas, che non aveva alcun senso industriale come rimarcato da pressocché tutti gli esperti del settore, se non la “logica di sistema”.

Ora Mazzoncini mette in guardia dalla crescita del debito del gruppo Fs per l’operazione in fieri su Alitalia. Un rischio che non lo allarmava con l’acquisizione di Anas. Lì non c’era perdita di credibilità, preoccupazioni per la salute finanziaria, risorse disperse a scapito dei treni regionali…

Del resto Mazzoncini ha accusato il nuovo governo di essere stato silurato unicamente per logiche di “spoil system”, dimenticando che le stesse logiche lo avevano portato al vertice delle Fs dopo aver guidato un’azienda di corriere.

Mazzoncini, inoltre, dice che Fs sono quello che sono, in senso positivo, grazie all’autonomia manageriale (quella che obiettava a Renzi/Delrio su Fs-Anas?) e alla “capacità dei ferrovieri”, quasi a rivendicare la forza delle risorse interne, cresciute da dentro.

Beh, i nuovi vertici – al contrario di Mazzoncini – sono cresciuti in Fs. Occupandosi di treni e rotaie. E ora devono barcamenarsi tra spinte a volte opposte fra lo scalpitante vicepremier Luigi Di Maio e il più cauto ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Cercando, dunque, di non sbandare troppo. Come fa ora Mazzoncini.

(ALITALIA, I DUBBI DI FS, I DILEMMI DELLA CDP, IL NEIN DI LUFTHANSA E GLI SBUFFI DI GUZZETTI)

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