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È il momento della crisi logistica degli aeroporti?

Aeroporti

Dopo i porti, la crisi globale delle catene di approvvigionamento è passata a colpire gli aeroporti: congestione, maggiori tempi di attesa per le merci, costi di trasporto in salita. Tutti i dettagli

 

La crisi globale delle catene di approvvigionamento, dovuta agli sconvolgimenti dei ritmi di produzione, trasporto e domanda causati dalla pandemia, “è entrata in una nuova fase”, scrive Quartz. I problemi di congestione che hanno caratterizzato principalmente i porti – uno dei casi più noti è quello di Los Angeles, negli Stati Uniti – si stanno infatti spostando agli aeroporti.

È TROPPO TARDI PER NATALE

Fino allo scorso ottobre, spiega Quartz, i rivenditori erano alla ricerca di spazio sulle navi portacontainer per trasportare prodotti e riempire gli scaffali dei negozi in vista del grande periodo di acquisti prima di Natale. Ora però è troppo tardi: se si vuole che le merci dall’estero arrivino in tempo, ossia prima del 25 dicembre, è necessario farsele recapitare per via aerea, una modalità di spedizione più rapida rispetto al trasporto marittimo ma anche più costosa.

STESSI PROBLEMI

Il risultato è che la situazione di intasamento che ha caratterizzato i porti negli ultimi mesi, con tanti carichi arretrati da gestire e ritardi negli invii, sta colpendo gli aeroporti. I problemi di fondo, infatti, sono gli stessi: le infrastrutture sono spesso vecchie e inadeguate a gestire grandi volumi di ordini, e c’è carenza di personale. I container, così, finiscono per accumularsi nei magazzini – o addirittura sulla pista, come successo all’aeroporto di Heathrow, a Londra – in attesa di venire smaltiti.

Negli hub statunitensi ed europei come New York, Francoforte e Londra le aziende che importano prodotti dall’estero possono dover attendere anche due settimane prima che il loro ordine lasci l’aeroporto. Le aziende di trasporto su camion si lamentano del fatto che i loro autisti devono aspettare fino a dodici ore al giorno prima di poter ritirare le merci da consegnare.

AUMENTANO I PREZZI

I ritardi nei trasporti aerei – solitamente una garanzia di consegna in tempi rapidi – “non potrebbero arrivare in un momento peggiore per i rivenditori” che vogliono riempire le scorte in vista degli acquisti natalizi, scrive Quartz.

Assieme ai tempi di spedizione, stanno crescendo anche i prezzi (già alti) del trasporto aereo: nell’ultimo anno sono raddoppiati per via della competizione tra le importatori per il poco spazio a disposizione.

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Grafico via Quartz.

IL FATTORE OMICRON

Nelle ultime settimane si erano avvertiti dei segnali di miglioramento della crisi delle supply chain. Il Wall Strett Journal, ad esempio, aveva sì specificato che il ritorno alla “normalità” era ancora lontano, ma anche scritto che il quadro generale era migliorato: le carenze di energia che avevano penalizzato le industrie si erano alleviate, le fabbriche in Asia stavano aumentando la produzione e gli Stati Uniti – il paese che importa e consuma più merci al mondo – avevano completato il grosso degli acquisti di prodotti dall’estero per il Natale.

Gli esperti tuttavia facevano notare come l’emersione di focolai di coronavirus avrebbe potuto bloccare di nuovo i principali centri di distribuzione globali. La variante omicron, in questo senso, rappresenta un rischio.

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