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Uber vale 41 miliardi di dollari. E punta ad annientare l’auto privata

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Uber
Uber, vincono i tassisti.

Uber ha chiuso un nuovo round di finanziamenti di circa 1,2 miliardi di dollari. La start up che promette di rivoluzionare il modo di muoversi in città ha un valore attuale di 40 miliardi di dollari. La scossa finanziaria di questi giorni, con questo ulteriore rafforzamento fa sì che si respiri aria di fiducia dalle parti di Uber, che potrà vendere ulteriori 600 milioni di dollari di azioni e sta lavorando con la Banca d’Affari, Goldman Sachs a vendere un altro miliardo di dollari di debito a Wall Street.

Certo, Uber non è più la start up di cinque anni fa, vale a dire solo un’app che con uno smartphone ti consentiva di chiamare un autista privato. Di fatto una delle nuove frontiere della sharing economy.

Da quel momento Uber ha cominciato a salire rapidamente nelle classifiche delle start up più brillanti e con più valore economico, superando anche quelle che fanno parte della Silicon Valley. Ma cosa farà Uber di tutta questa montagna di quattrini si chiedono gli osservatori di Oltreoceano? In molti credono che il destino di Uber sia la quotazione in Borsa, così come hanno fatto nel passato Facebook e Alibaba, recentemente. Per altri la vera ambizione di Uber è diventare l’unico vero servizio di logistica nel mondo, che possa trasportare le persone ovunque vogliano.

Di fatto Uber punterebbe a sostituire l’uso privato dell’auto in tutto e per tutto. Poi c’è l’ambizione di essere un one-stop shop per la consegna di ogni tipo di merce, come i generi alimentari, diventando un rivale anche di Amazon, eBay e Google. Che sull’e commerce stanno scommettendo gran parte del loro destino. Nell’ultimo anno Uber ha portato il suo servizio in più di 250 città in 50 paesi nel mondo. Ma non sappiamo quanto sia il suo fatturato, anche se i vertici dell’ex start up riferiscono che il fatturato è sei volte più grande di come era un anno fa.

Oggi Uber ha un valore di 41,2 miliardi di dollari. Eppure non è tutto oro quello che luccica, Uber è al centro di una serie di scandali relativi alla privacy, che rischiano di offuscare la sua immagine: di qualche settimana fa infatti è scoppiato lo scandalo legato ad un dirigente che ha spiato i giornalisti ritenuti non graditi da Uber. Il mese scorso, poi, il senatore Al Franken, democratico del Minnesota, ha inviato una lettera ad Uber chiedendo alla società di spiegare in dettaglio come tratta i dati di viaggio private dei suoi utenti.

Travis Kalanick, numero uno di Uber, sul suo blog ha riconosciuto gli errori, dicendo che bisogna “riconoscere gli errori e imparare da loro”. Lo stesso Kalanick che recentemente ha scritto sul suo blog, a proposito del futuro di Uber che “Milioni di persone possono decidere che non hanno più bisogno di possedere una macchina, perché utilizzare Uber sarà più conveniente che possedere un’automobile”. La guerra di Uber contro i taxi si preannuncia più violenta del solito. Ne vedremo delle belle.

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