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Borsa, continuano i crolli. Cosa fa paura ai mercati?

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Borsa

La sola Cina non giustifica il crollo della Borsa mondiale. Vediamo tutte (o quasi) le motivazioni

Giorni da dimenticare per le Borse di tutto il mondo. Per Wall Street le prima settimane di Gennaio sono state descritte come il peggior inizio di sempre, mentre Francoforte e Tokyo sono crollati di percentuali a due cifre. Negative anche le borse di Londra e Milano.

Cosa è accaduto alle Borse nei primi giorni di Gennaio

Nella giornata di ieri le borse continentali sono crollate rovinosamente, perdendo 233 miliardi di euro. Si segnalano forti cali nel settore petrolifero (indice Stoxx -5,14%), con il greggio sprofondato a 26,55 dollari a New York, nel settore dei metalli (-5,17%), con tutte le quotazioni in calo ad eccezione di oro e argento, e nel settore delle banche (-4,28%). A Piazza Affari, sedute particolarmente negative per Monte dei Paschi di Siena (-22,20%), Carige (-17,79%) e Banco Popolare (-10,88%). Sotto pressione Alpha Bank (-10%) sulla piazza di Atene.

Ma cosa fa paura ai mercati? Perchè il crollo della Borsa?

I motivi di questi crolli sono molteplici. La rallentata crescita della Cina con il crollo della borsa di Shanghai nei giorni scorsi è uno di questi, ma non l’unico. A dire il vero, il mercato azionario cinese non è il problema internazionale fondamentale. Sì, è un problema serio per gli investitori cinesi che hanno acquistato azioni quando i prezzi erano alti e che ora hanno perso una grande quantità di denaro, ma non tanto da giustificare la caduta degli indici di tutto il mondo. C’è da dire, d’altro canto, che anche la moneta, lo yuan, ha perso terreno (non sulla scala del mercato azionario). Insomma, il rallentamento della Cina è causa (in parte) del declino delle borse ma anche sintomo di un rallentamento economico più ampio.

Petrolio e automotive non se la passano bene

Ad influenzare negativamente i mercati è il prezzo del petrolio. Il crollo del barile sta falcidiando le stime dei titoli del settore. La mancanza di un intervento dell’Opec, che non sceglie di tagliare la produzione e provare a far ritornare le quotazioni di greggio ai livelli del passato, fa temere il deterioramento dell’economia di Iran, Nigeria, Iraq, Venezuela, Russia, Messico e Congo, Paesi che fondano la loro fortuna sugli idrocarburi.

E ancora. Titoli del settore automobilistico giù per il terremoto che ha investito alcune case produttrici. Renault ha annunciato il ritiro di 15.000 veicoli per irregolarità sulle emissioni. Il ministro francese per l’Ambiente, Segolene Royal ha informato che altri Costruttori hanno superato i limiti di legge: sul banco degli imputati sembrano finire, secondo la stampa d’Oltralpe, anche Opel e Mercedes.

A pesare sui mercati Europei anche la pressione di Bruxelles sulle banche italiane e non e un’Europa divisa dai contrasti tra i diversi paesi, ma questa causa potrebbe essere secondaria. La paura è che il crollo dei titoli azionari poss offrire alla speculazione e ai fondi sciacallo una irripetibile occasione per lavorare al ribasso e abbattere i mercati. Servono, urgentemente, interventi coordinati a livello mondiale.

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